Il carico mentale delle donne

10 01 2020 di Annalisa Monfreda
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Per condividere il carico della famiglia con il partner non basta spartirsi i compiti. Bisognerebbe anche farlo partecipe del costante pensiero di "tutto quello che c'è da fare"

La scena si svolge più o meno così. Ora di cena, Lui si siede a tavola e chiede alle figlie: «Raccontatemi, cosa avete fatto oggi?». «Io sono andata a lezione di inglese» dice la grande. «E io a danza» dice la piccola. «Davvero?» risponde Lui, sinceramente stupito e inspiegabilmente ignaro che, da 4 mesi a questa parte, tutti i mercoledì che dio manda in terra le sue figlie svolgano quelle attività.
Ecco, questo è il “carico mentale” che Lui non ha. Ovvero una serie (infinita) di dati riguardanti la gestione del team famiglia da processare quotidianamente, una molteplicità di incastri da mettere a punto, di problemi logistici da risolvere. Di cui spesso Lui rappresenta la soluzione: «Andresti a prendere S. ad arrampicata?», «Faresti la spesa online?», «Ti fai trovare alle 17 a scuola per il colloquio con la prof?». E Lui lo fa. Tanto da essere convinto (e avermi convinta) della nostra totale parità nella divisione dei compiti domestici.
Fino a che Emma non mi ha aperto gli occhi.
Emma è una francese, 36enne, ingegnere informatica di giorno, disegnatrice di notte. L’ultimo suo libro verrà pubblicato a febbraio da Laterza con il titolo Bastava chiedere! e parla proprio del carico mentale femminile, ovvero
«il dover sempre pensare a cosa c’è da fare: che bisogna comprare le verdure per la settimana, aggiungere i cotton fioc alla lista della spesa, che siamo in ritardo con il pagamento del portiere, che il bambino deve fare il richiamo del vaccino, che è cresciuto di 3 cm e non ha più pantaloni della sua taglia… Il carico mentale ricade quasi esclusivamente sulle donne. È un lavoro continuo, sfiancante. Ed è un lavoro invisibile» per usare le sue parole.
Colpa dell’uomo? Non esattamente.
In un team di lavoro, sta al manager far sì che i collaboratori non siano meri esecutori dei suoi ordini ma consapevoli e responsabili del processo dall’inizio alla fine. Così nel team famiglia, se vogliamo tenerci stretta la leadership, sta a noi renderla partecipata. Ovvero delegare al partner non solo singole mansioni ma la piena responsabilità di interi processi. Superando uno stereotipo in cui cadiamo spesso noi donne e che Emma riassume in una frase che tutte noi almeno una volta abbiamo pronunciato: «Sono uomini, non ci arrivano».

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