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Influenza e bambini: i suggerimenti della pediatra “social”

I malanni invernali dei bambini ora più che mai scatenano il panico di tante mamme. Una pediatra influencer spiega se e quando preoccuparsi davvero e come affrontare gli spaventi peggiori

«L'influenza stagionale del 2023 è un tempesta perfetta». Valentina Paolucci, pediatra romana e autrice del libro "Rinascere mamma"(Mondadori), in diretta telefonica dalla sua auto nel tragitto tra lo studio e la casa di un paziente («cerco di ottimizzare i tempi»), descrive così l’incrocio maledetto dei virus respiratori nell’aria di questo inizio d’anno.

Un via vai cominciato peraltro con ampio anticipo, capace di funestare le prime feste ufficialmente libere da mascherine e protezioni a suon di tosse, febbre alta e acciacchi vari a cui anni di isolamento e distanze sociali avevano tolto abitudine.

Influenza nei bambini, non solo malanni stagionali

Influenza australiana, virus respiratorio sinciziale, Covid sono i principali indiziati della trilplendemia dei bambini. Cecchini infallibili con la mira puntata sul fronte più esposto: la salute dei bambini e il sistema nervoso dei genitori. Ogni febbre può scatenare il panico in famiglia. Valentina lo vede tutti i giorni ed è anche per questo che, da anni, dedica una parte del lavoro a dare consigli via Instagram e Tik Tok - sotto il nome de “la dottoressa dei bambini” – a centinaia di migliaia di genitori, spiegando come affrontare i disagi e arginando paure, dubbi e insicurezze con l’unico strumento che funziona veramente: informazioni mediche corrette e comprensibili.

«L’ansia e il senso di colpa sono sempre stati presenti nella vita dei genitori, ma mai come in questa generazione» dice. «L’accesso libero e incondizionato al dottor Google fa danni enormi: dentro trovi parole grosse e spaventose: per lo più sono fuori contesto ma bastano a scatenare disastri emotivi. E quando alle tre di notte non riesci a dormire perché il bambino non sta bene, ti attacchi proprio lì, alle notizie web.

Per questo noi pediatri facciamo debunking (sfatare i falsi miti ndr), ognuno a modo suo».

Attenzione a interrogare il dottor Google sull'influenza dei bambini

La pediatra Valentina Paolucci ha scelto di sfatare i falsi miti circolanti su web attraverso i social. Perché? «Ho cominciato nella prima fase della pandemia, quando i genitori mi chiamavano in preda al panico. Si sentivano persi: mancavano i controlli, i normali servizi della pediatria di famiglia. Allora, ho cominciato a pubblicare sui social micro pillole che dessero risposte utili alle domande più comuni».

Ultimamente trovare un pediatra reperibile non è scontato. «In alcuni momenti critici può succedere. Ma capita anche l’inverso. Da me, spesso arriva gente che è passata già da due o tre medici. Sentire troppe campane non fa bene. Un pediatra che non abbia la conoscenza storica del bambino o del problema di salute che sta attraversando può dare risposte differenti e questo può generare confusione».

Quando ha senso preoccuparsi

Il Pronto soccorso è un’alternativa? «Solo se il bambino è davvero provato, altrimenti meglio l’ambulatorio pediatrico. In pronto soccorso spesso i medici, un po’ per tutelarsi un po’ perché appunto non hanno la conoscenza specifica del bambino, tendono a prescrivere più facilmente antibiotici che, il più delle volte, non sarebbero necessari».

La paura più grande? «La febbre alta e le convulsioni. Ma il bambino non è un giovane adulto, ha spesso reazioni fisiche differenti. La febbre è una reazione fisiologica e in sé non è pericolosa, nemmeno se dura sei giorni come in questa influenza.

Fino a 38,5 è bene lasciarle fare il suo mestiere, oltre si valutano gli antipiretici. È normale che un bimbo in quelle condizioni sia un po’ astenico, però, se quando si somministra l’antipiretico torna quello di sempre, si può stare sereni.

Se invece il malessere resta, va preso come un campanellino d’allarme. Ed è bene non trascurare la febbre bassa che in genere non spaventa e invece, quando non passa, può accompagnarsi a bronchiti e polmoniti».

Influenza Australiana: virus respiratori aggressivi

Tolte le mascherine che ci proteggevano dal Covid è arrivata l’influenza e ci ha messi tutti ko. Se lo aspettava?

«Sì, ma non così presto. Sapevamo che sarebbe stata tostarella perché abbiamo passato tre anni senza incontrare virus diversi dal Covid e il nostro sistema immunitario era scarico, ma ha precorso i tempi e ci ha colti impreparati, con la campagna vaccinale ancora all’inizio e l’abitudine di immunizzare solo i fragili».

Suggerimenti utili

Altri consigli? «I virus respiratori di quest’anno sono più aggressivi. Si accompagnano a tosse abbaiante che dura anche tre o quattro settimane. Può essere normale, ma se non passa è bene far controllare il bambino per escludere sovra infezioni batteriche».

Il covid è un problema superato? «È ancora molto presente. Quando c’è febbre io richiedo di prassi un tampone e non smettono di arrivare positivi. Ma nei bambini continua a essere un problema sovrapponibile all’influenza»

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