Nilde Iotti

I grandi amori di Nilde Iotti

A 101 anni dalla nascita, un documentario ripercorre la vita di questa politica eccezionale. Tra la passione discussa per un uomo potente come Palmiro Togliatti e la dedizione assoluta per l’Italia e per il Parlamento. No, Nilde Iotti non era una femminista, ma tutte le donne le debbono veramente tanto

Se fosse qui, Nilde Iotti festeggerebbe i suoi 101 anni con i tortelli alla zucca e la torta sbrisolona perché, anche dopo mezzo secolo in Parlamento, non ha mai rinunciato alle tradizioni semplici. Nilde Iotti, una delle più grandi politiche italiane, è nata a Reggio Emilia il 10 aprile 1920: un anniversario che viene celebrato su Sky Arte con il film documentario Nilde - Il tempo delle donne, e la cui eco risuona ancora più forte oggi, mentre le donne lottano per ottenere ruoli forti nei partiti.

Il destino di combattente è già scritto nel nome, Leonilde. Papà Egidio e mamma Alberta la chiamano così perché hanno perso 3 figli in fasce e anche lei sembra così gracile che nemmeno i parenti scommettono sul fatto che possa arrivare al battesimo. Ma la piccola Leonilde, proprio come una leonessa, ce la fa, eccome se ce la fa. E quella è solo la prima di una lunghissima lista di battaglie che si prepara ad affrontare nella vita.

Sul Paese spirano i venti del fascismo, papà è ferroviere, socialista e sindacalista e le ultime 2 caratteristiche gli fanno perdere il lavoro. Mamma, invece, fa la casalinga e ama così tanto Alessandro Manzoni da leggerlo ogni sera alla figlia. Si fatica a portare la cena in tavola e la situazione peggiora con la morte di Egidio, quando Nilde ha solo 14 anni. Ma lei non si abbatte e studia, perché proprio il padre le ha insegnato che “cultura fa rima con potere”.

Nilde Iotti staffetta partigiana

All’universita, la Cattolica di Milano, ci arriva con una borsa di studio. Fa su e giù tra Emilia e Lombardia e nelle interminabili ore di treno, stretta nel largo cappotto del padre, prepara gli esami e diventa maestra. Ma non insegna per molto.

La guerra sconvolge l’Italia e Nilde è staffetta partigiana: quelle sue mani così belle ed eleganti che vedremo tante volte, anni dopo, impugnare il campanello per riportare l’ordine alla Camera dei deputati, confezionano guanti per gli uomini della Resistenza. Le gambe, invece, macinano chilometri per portare munizioni, volantini e medicine. È in questi anni che nasce la passione per la politica: diventa la prima presidente dell’Unione donne italiane e poi consigliera comunale per i rossi nella sua città.

All’Assemblea Costituente per scrivere le leggi che faranno l’Italia

Nilde non è certo un tipo timido, che resta nell’ombra: sempre decisa, non fa sconti a nessuno, nemmeno alle sue compagne. Le sprona, le rimprovera «perché» dice «non agiscono in modo risoluto e si fanno calpestare dai colleghi uomini». Ha già chiaro il significato della sua missione, una politica pratica, che spinga la vita vera. Tanto che la chiamano a Roma all’Assemblea Costituente, proprio per scrivere le leggi che faranno l’Italia.

Dal 1946 il Parlamento diventa la sua casa, insieme alla sede del Pci. Ogni giorno ha un rito: salutare i commessi di Montecitorio. Non sono gesti di circostanza, Nilde si ricorda i loro nomi e sa se il figlio di uno ha la febbre o magari problemi a scuola. Sa che bisogna prendersi cura delle persone per farsi rispettare. «Dobbiamo far entrare nella politica l’esperienza quotidiana, le piccole cose dell’esistenza, costringendo tutti a fare finalmente i conti con la vita concreta dalle donne» dice in uno dei suoi discorsi.

Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

In quel primo periodo in Parlamento tutti la riconoscono anche per i suoi abiti scuri e l’immancabile colletto bianco, perché le donne devono essere serie, irreprensibili. Ma quando Nilde acquista sicurezza, lascia emergere anche la sua femminilità e i suoi vestiti si colorano di fiori. Saranno proprio delle rose vivaci a colpire Palmiro Togliatti. Lui è il Migliore, il leader del Pci, e ha 27 anni più di lei. I loro sguardi s’incrociano in ascensore e da allora non si staccheranno più l’uno dall’altra. Peccato che lui sia già sposato con Rita Montagnana, una delle anime rosa del partito, e abbia anche un figlio.

Palmiro Togliatti e Nilde Iotti 1961
Nilde Iotti con Palmiro Togliatti nel 1961.

Amarsi alla luce del sole nell’Italia del ’46 sarebbe uno scandalo così i due si nascondono proprio là, nella soffitta di Botteghe Oscure, la sede del Pci. Vivono in clandestinità. E fino all’estremo, tanto che lui la costringe ad abortire il bimbo che ha in grembo. Sembra una storia scritta in un passato antico eppure su questa vicenda è calato un silenzio così pesante che ancora oggi chi le era vicino evita di parlarne.

La vita, però, squarcia il velo. Quando un attivista cerca di uccidere Togliatti, è proprio Nilde a proteggerlo, facendogli scudo con il suo corpo. E urlando al mondo il loro amore, che viene quasi accettato e suggellato con l’adozione di una bimba, Marisa. Certo, lei rimane sempre la compagna di Togliatti, la “protetta”, come se la sua carriera fosse dovuta a lui. Fino alla morte del leader nel ’64. Ai funerali accompagna il feretro composta, con il viso scavato dal dolore e quei segni che le rimarranno per sempre sul volto.


DOPO LA MORTE DI TOGLIATTI NILDE IOTTI NON SI INNAMORERÀ PIÙ, FORSE PERCHÉ HA GIÀ AMATO TROPPO. È STATA LA PRIMA IN PARLAMENTO A MISCHIARE PASSIONI E IDEALI


Nilde Iotti e la riforma del diritto di famiglia

Ma da quel giorno, Nilde Iotti riesce a brillare di luce propria. Parlamentare europea, è la mente della riforma del diritto di famiglia, quello che equipara i coniugi e i figli legittimi e illegittimi. Ed è lei, sempre lei, a promuovere la norma sul divorzio e quella sull’aborto. Femminista? Non nel senso classico perché Nilde non scende in piazza, non protesta, ma cambia le leggi. «Nella vita potrei accettare di tutto» scrive. «Tranne che di non lavorare e di non essere me stessa».

La prima donna presidente della Camera

Nel 1979 diventa la prima donna presidente della Camera. Sulla poltrona siede per 13 anni, sempre impeccabile, mai esagerata. Neanche quando, durante una votazione, un parlamentare radicale le lancia il tomo della Costituzione, sfiorandola. Lei non cede: il suo rispetto per le istituzioni è sacro, più forte di tutto, anche dei sentimenti. Già, le emozioni rimangono nascoste, una signora in politica non può mostrarsi troppo umana.

Eppure Nilde è anche quella che adora la figlia Marisa e gioca con i nipotini, torna a Reggio Emilia appena può per passeggiare in centro con le amiche o si ritaglia il tempo per una mostra. È quella che non si innamorerà più perché forse ha già amato troppo, la prima politica che ha mischiato passione e ideali.

Nilde Iotti Camera Deputati Parlamento
Nilde Iotti il giorno dell’elezione come presidente della Camera,
nel 1979.

Il documentario Nilde - Il tempo delle donne

«Ho ricostruito la sua vita e ho scoperto una donna dall’eccezionale normalità» racconta Peter Marcias, regista del doc Nilde - Il tempo delle donne e autore del libro La Reggitora (Solferino). «Era attenta ed empatica. I modi erano forse severi, come volevano il ruolo e i tempi, ma sapeva capire le persone. Perciò ho scelto come titolo del saggio la parola reggitora, un’espressione emiliana che usò per lei il grande Federico Fellini: è colei che regge, che ha in mano il destino suo e degli altri e per questo ha grande amore e sicurezza. Basta riascoltare i suoi discorsi sulle donne: già condannava il multitasking con ragionamenti di cuore, non con slogan vuoti come i politici moderni».

Sandro Pertini Nilde Iotti
Nilde Iotti insieme al Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Nilde Iotti e il rispetto per le istituzioni

Non c’è mai retorica in Nilde, solo un grande rispetto per le istituzioni. Infatti, compie un passo raro in Parlamento. Nel 1999, quando sente che un tumore ai polmoni le sta togliendo le forze, rassegna le dimissioni. Esce tra gli applausi, i capelli legati in uno chignon come sempre e gli occhi lucidi. Muore poche settimane dopo e viene sepolta proprio vicino al suo amore, Palmiro Togliatti. Ma prima di andarsene vuole scrivere alle vecchie amiche emiliane «perché purtroppo i diritti delle donne non sono del tutto acquisiti. Vanno difesi e tutelati, ancora e sempre».

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