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Così lontane, così diverse. Eppure così simili. Cacilda, Aminetou e Francesca lottano per difendere i diritti delle donne: sono esempi di resilienza, quella resistenza agli urti della vita così femminile che vede tante di noi, di loro, ricostruirsi, rinascere e diventare motori di cambiamento.

Sono queste le 3 finaliste del Premio internazionale “La donna dell’anno” dedicato nella 21esima edizione alle “Donne resilienti”. Il riconoscimento, di cui Donna Moderna è media partner, è promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta. Ecco le loro storie.

Cacilda, 41 anni, dal Mozambico

Cacilda Isabel Massango vive in Mozambico ed è stata scelta dalla giuria perché dopo aver scoperto di avere l’Aids e averlo trasmesso alla sua bambina, superato lo shock, ha fondato con altre donne Eu Dreams, movimento in difesa del diritto alla salute e all’accesso gratuito alle cure che ha catalizzato 10mila persone nel suo Paese, unite contro lo stigma e la discriminazione verso la malattia. Cacilda è diventata un modello per moltissime donne: ha motivato e aiutato centinaia di donne affette da HIV a ritrovare il loro ruolo centrale nella famiglia e nella società e ha promosso per i bambini sieropositivi, spesso dimenticati e trascurati, il diritto alle cure. Per prima, ha ripreso in mano il proprio progetto di vita: ormai adulta, è tornata a studiare e si è laureata in filosofia. Tante ragazze l’hanno seguita, riprendendo gli studi e acquisendo competenze tecniche e scientifiche anche di alto livello.

Aminetou Ely, 62 anni, dalla Mauritania 

Aminetou vive in Mauritania. La sua vita è stata una continua denuncia della mancanza di emancipazione delle donne e delle minoranze. Costretta a sposarsi a 13 anni, è diventata un’attivista dei diritti umani, più volte arrestata ed esiliata. Fin da ragazzina Aminetou ha lottato contro il matrimonio precoce e forzato, per i diritti delle donne e la loro emancipazione. Dalle difficoltà ha tratto l’energia per ribellarsi alla visione feudale del ruolo della donna, alla cultura patriarcale e alle norme religiose e culturali che vedono le donne sottomesse, discriminate e trattate in modo inumano e degradante. Da sempre lotta contro la schiavitù, i matrimoni precoci e la violenza contro le donne. Ha fondato l’Associazione delle donne capi famiglia (AFCF) contro le violenze domestiche e sessuali.

Francesca Faedi, 42 anni, dalle Marche

Francesca Faedi è un’astrofisica di fama internazionale: nata nelle Marche, dedica la sua vita all’esplorazione spaziale. La sua attività di ricerca ha permesso di spingerci oltre il nostro sistema solare e allargare le nostre informazioni sullo spazio: Francesca ha scoperto diversi pianeti extrasolari (i cosiddetti esopianeti), in orbita attorno ad altre stelle rispetto al nostro sole. Fino a solo 20 anni fa, la conoscenza si basava esclusivamente sulle osservazioni del nostro sistema solare, unico punto di riferimento; grazie alla sua ricerca, nuove scoperte hanno mostrato una varietà di sistemi totalmente sconosciuta e inaspettata. Ma la sua vita testimonia anche, in modo molto terreno, come lo studio delle STEM tra le ragazze possa diventare oggi un potente agente di cambiamento, riequilibrando la distribuzione del potere nelle società.

Il voto online e la targa di Donna Moderna

Fra le 3 finaliste, il 31 maggio ad Aosta la giuria proclamerà la vincitrice, che riceverà 20.000 euro. E fino al quel giorno anche voi potete partecipare, scegliendo la vostra candidata sul sito del Consiglio regionale della Valle d’Aosta. La più votata dal pubblico online vincerà il Premio Popolarità di 15.000 euro. Alla terza classificata andranno 10.000 euro.

Elisabetta Iannelli

Durante la cerimonia di premiazione, Donna Moderna assegnerà una targa speciale a una delle 3 finaliste.

Il Premio Soroptimist Valle d’Aosta

Una quarta donna, Elisabetta Iannelli, ha già vinto il Premio Soroptimist Valle d’Aosta: avvocato, colpita da un cancro, lotta da anni per cambiare la qualità di vita dei malati oncologici e delle loro famiglie. A 25 anni la diagnosi di tumore al seno ha sconvolto la sua esistenza, con una prognosi che lasciava poca speranze. Eppure, grazie a una terapia inizialmente sperimentale, la malattia si è cronicizzata. Ha sostenuto tre interventi chirurgici, chemio, radio, terapie mirate e ormonali, continui controlli, ma si è sposata ed è diventata un avvocato civilista. Il suo impegno è nella tutela dei diritti del malato. Grazie al suo contributo, si è arrivati alla norma sul part-time per i malati oncologici e all’estensione a tutti i comparti del pubblico impiego della possibilità di assentarsi dal lavoro nei giorni di ricovero per chemioterapia, o per altre terapie salvavita, senza perdere retribuzione e senza dover usufruire dei giorni di malattia. Ha collaborato anche alla stesura della norma che riduce a 15 giorni il tempo per l’accertamento dell’invalidità civile e della disabilità per i malati di cancro.

È tra i fondatori della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), di cui è segretario generale dal 2004 ed è tra i promotori dell’istituzione della Giornata nazionale del malato oncologico.

Elisabetta Iannelli

Elisabetta Iannelli


Le madrine

Madrine della premiazione saranno altre due donne speciali, simbolo della resilienza estrema, alla malattia e al trauma di un grave incidente: Barbara Biasia e Milena Bethaz. Barbara, 55 anni, vive in Valgrisenche e rappresenta la rinascita e la lotta dopo la diagnosi di tumore al seno metastatico. La sua vita, sconvolta 10anni fa dal primo intervento, ha svoltato una seconda volta grazie alla scoperta di uno sport nuovo e affascinante: il bungypump, di cui racconta nel libro Due motori per la vita e nel suo blog. Milena, guardaparco, è sopravvissuta a un fulmine che l’ha colpita a 28 anni. Ha subito interventi chirurgici, una lunghissima riabilitazione e dopo 15 anni è tornata a lavorare nelle sue montagne.

Barbara Biasia (a sinistra nella foto) e Milena Berthaz, ospiti ad Aosta di Massimiliano Ossini.

Barbara Biasia (a sinistra nella foto) e Milena Berthaz, ospiti ad Aosta di Massimiliano Ossini.