A scuola solo se vaccinati?

Si inizia a pensare alle norme per il ritorno in classe a settembre, che potrebbero prevedere il vaccino obbligatorio per ragazzi e insegnanti

Gli esperti hanno pochi dubbi: a settembre la variante Delta potrebbe essere la causa del 90% dei contagi, che ci si aspetta in rialzo, complici l’abbassamento delle temperature e il ritorno all’affollamento sui mezzi pubblici. Proprio in vista della ripresa dell’anno scolastico si spinge per accelerare la campagna vaccinale tra i giovani: oggi tra i ragazzi nella fascia d'età 12-16 anni che si sono vaccinati, appena 136mila (il 2,94%) hanno completato il ciclo, mentre in 746.702 hanno ricevuto la prima dose, cioè il 16,14%. Numeri maggiori si sono registrati tra i 18 e 19enni, cioè tra i maturandi, che però sono usciti dalle superiori. A rallentare le somministrazioni ha contribuito lo stop ad AstraZeneca e Johnson&Johnson per gli under 60, ma il timore è che, se non si aumenteranno i numeri degli immunizzati tra gli studenti, si dovrà fare nuovamente ricorso alla DAD. Non va meglio tra gli insegnanti, per i quali Agostino Miozzo, ex coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico e già consulente del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, auspica l’obbligo di vaccinazione o l’idea che quelli non vaccinati non entrino in classe.

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«Se finora si poteva accettare un atteggiamento di prudenza riguardo al vaccino, per vedere l’evoluzione con la variante Delta, ora consiglio di affrettarsi a fare la vaccinazione prima dell’inizio della scuola». L’appello è arrivato dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, all’Ansa. «Con l’immunizzazione dei ragazzi ci guadagna la loro salute, quella dei nonni e dell’intera comunità» ha confermato Paolo Biasci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, spiegando: «Uno dei motivi per cui è importante che i giovani si vaccinino è così si riduce la circolazione del virus e quindi anche la possibilità che compaiano nuove varianti, che a loro volta possono causare situazioni non previste e nuove, come aumenti di contagi o maggiore virulenza del virus stesso. Includere il 20% dei soggetti che possono immunizzarsi, come gli adolescenti, potrebbe quindi contribuire a contenere i rischi» spiega Biasci.

Chi e come si tornerà in classe?

La possibilità di tornare in DAD, in caso di nuovo rialzo nei contagi, è già stata ventilata dal Cts, riunitosi nei giorni scorsi, così come i doppi turni con ingressi e uscite scaglionate. La Regione Piemonte, invece, ha appena annunciato di aver messo a punto i test salivari, molto meno invasivi e più pratici (non necessitano di personale sanitario per la somministrazione), ma che in prima battuta saranno riservati a pazienti fragili delle Rsa. In queste strutture saranno somministrati con cadenza mensile, ma l’idea sarebbe di estenderli quanto prima alle scuole. In Puglia, invece, l’assessore alla Sanità, Pierluigi Lopalco, ha fatto sapere che «la vaccinazione a tutti gli studenti» si potrà svolgere solo a partire dal 23 agosto, mentre nel Lazio slitta la campagna per i ragazzi tra i 12 e i 16 anni, a causa della mancanza di circa 100 mila dosi di Pfizer, che ha spinto a sospendere le prenotazioni.
Fa poi discutere l’idea dell’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, che a La Stampa ha dichiarato di valutare l’ipotesi di far tornare in classe solo gli studenti vaccinati. Può essere un’ipotesi, per ridurre il rischio di contagi? «Non so quanto sia realistica, ma credo che qualcosa si possa fare già oggi per un ritorno a scuola in sicurezza. Anzi, si poteva fare già da metà marzo quando è stato siglato un protocollo d’intesa tra medici di famiglia, pediatri, ministero della Salute e Regioni: prevede la cosiddetta Terapia di famiglia, cioè il ricorso a medici di medicina generale e pediatri per le somministrazioni dei vaccini. Nessuno meglio del pediatra, infatti, conosce i soggetti fragili a cui dare priorità, per patologie e condizioni di salute: è lui che ha la cartella clinica, può fare un’anamnesi completa e una vaccinazione in sicurezza» aggiunge il Presidente della FIMP.

Basta hub: i vaccini dal pediatra

«La stagione degli hub vaccinali si sta per chiudere, è molto costosa e impegnativa: andava bene per le campagne di massa ma adesso occorre coinvolgere i medici di famiglia e i pediatri, come lasciato intendere anche dal Commissario alla crisi sanitaria, il generale Figliuolo. Tra l’altro occorre andare a vaccinare chi è rimasto escluso finora, cioè proprio gli over 60 e gli under 16» spiega Biasci. Anche l’iniziale problema di conservazione del vaccino è stato superato: «Si è visto che anche i sieri a Rna possono essere scongelati e conservati per un mese in un normale frigorifero, presente in ogni studio medico. Dobbiamo passare a una nuova normalità, avvicinando i ragazzi, senza arrivare all’obbligo di vaccinazione per andare a scuola» aggiunge l’esperto.

I 10 motivi perché i giovani dovrebbero vaccinarsi

Nonostante le difficoltà logistiche, il vero nodo è convincere i giovani (e le famiglie) a vaccinarsi. La Federazione Italiana dei Medici Pediatri ha stilato il decalogo dei 10 buoni motivi per farlo:

1) per evitare una malattia potenzialmente pericolosa per sé e per gli altri;
2) per evitare i rari decessi
3) per evitare i ricoveri per complicazioni
4) per evitare le conseguenze a distanza (Long COVID)
5) per evitare che interrompa la frequenza della scuola
6) per evitare che interrompa le sue attività sociali
7) per evitare che contagi parenti anziani o fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione
8) per evitare che contagi compagni di scuola o amici fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione
9) per contribuire al controllo della pandemia contenendo la circolazione del SARS-CoV-2 e il rischio di sviluppo di nuove varianti
10) perché se ben spiegato, con il contributo del suo pediatra, lo accetterà con consapevolezza

«Molti dimenticano anche i casi di complicanze o persino di decessi, che sono stati poco meno di 30: se fossero stati causati dalla meningite, per esempio, sarebbe partita una campagna ben più ampia» osserva Biasci.

Le perplessità della Germania

Eppure in Germania si frena: «I bambini hanno meno probabilità di essere infettati e meno probabilità di infettare gli altri. Questo è stato dimostrato per le varianti più recenti in diversi paesi» ha spiegato Jörg Dötsch, presidente della Società tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza (DGKJ) a Il Fatto Quotidiano, aggiungendo: «Per i bambini e gli adolescenti, l’immunità di gregge non dovrebbe essere il criterio per la vaccinazione. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti da una malattia che fortunatamente li colpisce solo in modo lieve nella maggior parte dei casi». Ma Biasci commenta: «È giusto dare la precedenza ai soggetti fragili, ma successivamente si deve estendere la vaccinazione a tutti i giovani per avere meno “suscettibili”, cioè persone che possono veicolare il virus in quanto non ammalate né vaccinate. Quanto alla paura di effetti collaterali a lungo termine, il vaccino è sicuro in quanto autorizzato da agenzie regolatorie come l’FDA americana, l’Ema europea e l’Aifa italiana. Il fatto che sia stato messo a punto in sei mesi è un miracolo della scienza mondiale e dovremmo tenercelo stretto. Il pensiero a lungo termine vale per qualsiasi azione della vita quotidiana, certo non prevedibile per moltissime cose».

Obbligo di vaccinazione per gli insegnanti?

Intanto, se per i giovani esistono difficoltà nel ricevere il vaccino, gli insegnanti sono stati invece tra i primi a essere immunizzati, insieme ai sanitari e alle forze dell’ordine. Da qui l’idea di prevedere l’obbligo di vaccinazione, proprio come per medici e infermieri a contatto con i pazienti, da parte di Agostino Miozzo: «Premetto che io sarei per un obbligo generalizzato, ma mi rendo conto che ora non è applicabile, per una questione di disponibilità dei vaccini e di problemi creati, in tema di vaccinazioni, soprattutto a livello comunicativo. Credo che in questa fase serva una forte persuasione verso i reticenti, ma che in prospettiva si debba andare verso l’obbligo di vaccinazione per chi sta a contatto con gli studenti. Se hai la possibilità di vaccinarti e ti rifiuti, non puoi andare in classe» ha detto l'ex coordinatore del Cts.

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