Le sigarette elettroniche sono dannose, dice l’Oms

02 08 2019 di Eleonora Lorusso
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Per l’Organizzazione mondiale della Sanità le e-cig non aiutano a smettere. Altri studi parlano degli effetti sul Dna di alcuni tessuti e dei danni cerebrali negli adolescenti

“Le e-cig non sono innocue e i governi che non le hanno vietate dovrebbero prendere in considerazione la loro regolamentazione come prodotti dannosi, inserendole nell’elenco dei prodotti del tabacco, prodotti che imitano il tabacco oppure in una categoria ancora più specifica”.

È l’opinione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, contenuta nel rapporto Epidemia globale di tabacco 2019, pubblicato nei giorni scorsi, con cui l’Oms interviene per la prima volta in modo chiaro sul fumo delle sigarette elettroniche: “Sebbene il livello di rischio non sia ancora stato stimato in modo definitivo, le sigarette elettroniche sono senza dubbio dannose per la nostra salute e dovrebbero pertanto essere soggette a regolamentazione”. Il documento dell’Oms prende dunque posizione, senza sgombrare del tutto il campo dai dubbi.

Le sigarette elettroniche e il fumo

Nel mondo ci sono 1,4 miliardi di fumatori, all’incirca 8 milioni sono le vittime del fumo, sia attivo che passivo. Solo in Italia si stima che le sigarette causino ogni anno la morte di 80mila persone, tanti quanti gli abitanti di una città come Varese, come ricordato in occasione della Giornata mondiale senza tabacco lo scorso 31 maggio. Ma ai fumatori “tradizionali” (12,2 milioni di italiani, il 27,7% del totale, in aumento del 3,8% negli ultimi anni) si sono aggiunti da tempo anche gli “svapatori”, che usano sigarette elettroniche convinti che facciano meno male e che aiutino a smettere di fumare. Ma secondo l’Oms non sarebbe così. “A oggi, in parte a causa della diversità dei prodotti relativi alle e-cig e delle scarse prove disponibili, il potenziale delle sigarette elettroniche di svolgere un ruolo come intervento di cessazione del tabacco nella popolazione non è ancora chiaro”.

Insomma, non ci sono prove che aiuti a dire addio alle sigarette tradizionali. Al contrario: oltre il 75% di utilizzatori di sigarette elettroniche fuma anche quelle tradizionali. Secondo il Rapporto sul fumo in Italia (2012) solo il 5% dichiara di aver diminuito drasticamente il consumo di “bionde”, mentre oltre il 30% non ha smesso, il 14% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali e il 7% ha iniziato a fumare. “È verissimo che molti, oltre il 50%, diventa di fatto un doppio utilizzatore, sia di sigarette tradizionali che di elettroniche. È esattamente quello che accade anche con i prodotti farmaceutici come i cerotti. Diverso è il caso di chi viene in ospedale per una terapia di disassuefazione da fumo, che ha una forte motivazione a smettere, che invece gli utilizzatori di e-cig in genere non hanno” spiega Riccardo Polosa, medico e professore Ordinario di Medicina Interna presso l'Università di Catania, direttore del Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo presso la stessa Università.

A preoccupare, però, è anche un aumento nel consumo di sigarette elettroniche soprattutto tra i giovani, con possibili conseguenze dannose.

Gli effetti dannosi sugli adolescenti

“I giovani che fumano le sigarette elettroniche sono esposti alla nicotina, che può avere effetti a lungo termine sul cervello in via di sviluppo”, si legge nel documento dell’Oms. Negli Usa i giovani che ricorrono alle e-cig sono cresciuti tra il 2011 e il 2018, passando dall’1,5% al 20,8%, mentre in Italia è difficile quantificare il numero di adolescenti che si avvicina alle sigarette elettroniche, utilizzate da circa 1 milione di persone, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Il timore è che, specie tra i ragazzi, si crei una forma di dipendenza sia nei confronti del gesto e della ritualità di fumare, sia da nicotina, con la conseguenza che nel corso del tempo porti a passare alle sigarette tradizionali. “Se consideriamo il contesto americano, va tenuto presente che le sigarette elettroniche sono usate sempre più spesso dai giovani per inalare la cannabis, sfruttando il sistema di vaporizzazione delle e-cig” precisa il professor Polosa. 

Gli effetti collaterali sul Dna

Le sigarette elettroniche hanno il vantaggio di permettere l’assunzione di nicotina tramite inalazione (come per le sigarette tradizionali) ma senza l’inalazione di quel mix di sostanze generate dalla combustione del tabacco, di cui è nota la pericolosità, così come da tutti i sottoprodotti cancerogeni della combustione stessa. Ma potrebbe avere effetti collaterali anche più gravi a livello di Dna nei tessuti del cuore, dei polmoni e della vescica, come dimostrato da uno studio della New York University, pubblicato dalla National Academies of Sciences a gennaio. Secondo la NAS, che lo scorso anno ha revisionato oltre 800 studi sulle e-cig, riscaldando i liquidi che servono a produrre l’aerosol gassoso tipico delle sigarette elettroniche, sono emesse numerose sostanze potenzialmente tossiche, di cui si è dimostrato l’effetto mutagenico, dunque potenzialmente cancerogeno. È però difficile specificare ulteriormente i possibili danni, a causa della varietà di questi “ingredienti” tra un prodotto e l’altro, e nelle modalità di consumo.

Le possibili malattie cardiovascolari

Un altro rischio è rappresentato dagli aromi utilizzati che, secondo uno studio della della Stanford University of Medicine pubblicato a metà giugno sul Journal of the American College of Cardiology, fanno aumentare la probabilità di malattie cardiovascolari. In particolare i liquidi alla cannella e al mentolo sono risultati i più pericolosi. Invita però alla cautela il professor Polosa: “Sugli studi americani sono stati evidenziati problemi metodologici. Ad esempio, un consumatore abituale di e-cig fa in media 3/4 svapate, massimo 10. Nei protocolli sperimentali, invece, vanno eseguite anche 20/30 svapate, che portano a surriscaldamento e alla generazione di quei carbonili ritenuti pericolosi ed evidenziati nelle ricerche. Se invece si seguono procedure più aderenti alla realtà, i livelli si abbattono di 10, 20 o 30 volte” spiega l’esperto, hce è anche consulente scientifico della LIAF, la Lega Italiana Anti Fumo.

Le sostanze tossiche sono inferiori alle sigarette tradizionali

“Il documento dell’Oms avverte che va tenuta presente la potenziale tossicità, ma il rischio va anche rapportato agli enormi danni del fumo tradizionale, di cui questi nuovi dispositivi rappresentano un’alternativa. Rispetto a un cocktail di oltre 7.000 sostanze contenute nelle sigarette tradizionali, le e-cig ne contengono 370 e col passare del tempo è prevedibile che, proprio trattandosi si dispositivi tecnologici, possano migliorare riducendo ulteriormente i rischi. Va anche detto che le conclusioni dell’Oms sono frutto di studi datati al 2009, 2010 o 2011, mentre oggi le e-cig sono cambiate rispetto ad allora e il rischio di contaminazioni tra le sostanze utilizzate si è ridotto. L’obiettivo è quello farlo diminuire ancora in un prossimo futuro” conclude Polosa.

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