No wash: perché ci si dovrebbe lavare meno

21 10 2019 di Eleonora Lorusso
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Il "No Wash movement" si sta diffondendo sempre più. Il suo credo: lavarsi il meno possibile. Troppa pulizia favorirebbe irritazioni, funghi e allergie. Inoltre, ridurre i lavaggi fa bene anche all'ambiente. Che fare? Abbiamo interrogato l'esperto

Si chiama “No Wash Movement” ed è una tendenza in crescita, anche tra i vip. Sono sempre di più le celebrities che decidono di ridurre il numero di docce e l’uso di sapone per motivi di salute e ambientali: dagli attori Brad Pitt, Johnny Depp, Russel Crowe e Colin Farrell alla stilista Vivienne Westwood, senza dimenticare l’attivista australiano e cofondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

In Italia l’alpinista Mauro Corona e l’ex presidente del WWF, Fulcro Pratesi, sono sostenitori della necessità di diminuire il numero di docce e lunghi bagni, per contenere il consumo di acqua.

Ma la riduzione dell’uso di shampoo, saponi e doccia-schiuma profumati avrebbe anche un vantaggio per la pelle. Lavarsi “troppo”, come accade nella nostra società, causerebbe una maggiore irritazione dermatologica, soprattutto se si usano acqua calda e detergenti con numerosi ingredienti e additivi.

Perché lavarsi meno

La scrittrice canadese Khaterine Ashemburg, famosa per il suo libro Clean: an Unsanitized History of Washing ha tentato di convincere anche il mondo femminile a lavarsi di meno e a ridurre il numero di bucati. Dal mondo sanitario, invece, il dottor Joshua Zeichner, assistente di Dermatologia presso il Mount Sinai Hospital di New York, ha spiegato come i lavaggi frequenti, specie con acqua calda, portano a una maggiore secchezza della pelle, irritandola ed eliminando i “batteri buoni”. Favorirebbero anche la comparsa di piccole escoriazioni causa di infezioni, funghi e allergie. Negli Usa la Food and Drug Administration già nel 2016 aveva messo in dubbio i benefici dei saponi antibatterici, affermando anzi che il loro uso porterebbe a un eccesso di disinfezione con conseguente aumento del rischio di malattie dermatologiche.

Quanto ci si deve lavare?

“È vero, lavarsi troppo fa male. Ma il 'No Wash' non va preso come un dogma: non bisogna cadere nell’eccesso opposto. Lavarsi è molto salutare perché rinfresca la pelle e rimuove i detriti cellulari. Effettivamente questo comporta una secchezza cutanea che deve essere compensata, specie nei bambini piccoli e nei soggetti sensibili, con creme idratanti ed emollienti. Questo permette di ricreare la giusta idratazione riformando la barriera lipidica naturale della pelle che ostacola l’ingresso e la crescita di stafilococchi e germi cattivi nel corpo” spiega Marzia Duse, docente di immunologia e allergologia pediatrica all’Università La Sapienza di Roma.

Ma allora quanto bisognerebbe lavarsi? “Dipende dall’attività che si è svolta, ma anche dalla temperatura esterna: se si suda molto, specie in estate, o ci si espone ad agenti atmosferici inquinanti, la doccia fa solo bene, anche tutti i giorni. Porta via tutto ciò che si è depositato sulla pelle. Bisognerebbe invece evitare lo strofinio della cute, con un sapone o altro, perché rimuove lo strato protettivo e superficiale del derma. Via libera, dunque, a un risciacquo sotto la doccia, ma senza esagerare” spiega l’esperta, che aggiunge: “Se invece un soggetto conduce una vita più sedentaria, lavora in ufficio tutto il giorno ed è meno esposto a sostanze inquinanti, ci si può limitare a lavaggi meno frequenti”.

Niente scrub per la pelle?

“La pratica dello scrubbing può essere fatta, ma una tantum. Ha il vantaggio di donare freschezza alla pelle, toglie le cellule vecchie, ma dopo va sempre messa una crema idratante altrimenti diventa una pratica nociva. Occorre ricreare una protezione artificiale per le cellule giovani” spiega l’esperta.

Quali prodotti usare?

“Tutte le linee cosmetiche e dermatologiche ultimamente tendono a usare pochissimi ingredienti profumati e si limitano a una lieve aromatizzazione. Se compare un’irritazione, occorre evitare l’applicazione di prodotti sulla pelle. È per questo che nei soggetti più sensibili si usano creme prive di qualunque aromatizzazione o persino la vaselina, che rappresenta la miglior protezione (anche se ha lo svantaggio di ungere)” spiega l’allergologa.

Meno bucati

Il movimento “No Wash” esorta inoltre a ridurre il lavaggio di indumenti. Ad esempio secondo il Ceo di Levi’s, Chip Bergh, i jeans non dovrebbero neppure finire in lavatrice, se non saltuariamente e dopo averli indossati almeno una decina di volte, per preservarne la qualità dei tessuti e per non sprecare acqua: secondo uno studio del 2007, 501 paia di jeans consumano 3.800 litri di acqua ad ogni lavaggio. Lo stesso varrebbe per i capi in lana, un tessuto che già di per sé lascia evaporare più facilmente il sudore e, insieme ad esso, anche gli eventuali batteri contenuti nelle fibre.

Un’altra paladina del “No Wash” in fatto di abbigliamento è la stilista Stella McCartney. Che, però, esorta a non esagerare. “Indossare biancheria pulita è piacevole: si evita che sia maleodorante e il rischio di possibili irritazioni è minore. L’unico accorgimento sta nel ridurre l’uso di detersivi o quantomeno seguire un doppio risciacquo, specie nei soggetti portati a dermatiti, per essere sicuri che non rimangano residui di prodotto detergente. Per la biancheria intima, poi, è assolutamente consigliabile un cambio quotidiano” conclude la professoressa Duse.

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