Venerdì 5 giugno alle 21.15 Rai 3 trasmette Albatross, il film diretto da Giulio Base che racconta la vita di Almerigo Grilz, reporter di guerra morto in Mozambico nel 1987 a soli 34 anni.
Interpretato da Francesco Centorame, il lungometraggio ripercorre il percorso umano e professionale di un giornalista attivo su vari scenari di guerra, ma che negli Anni Settanta e primi Ottante fu dirigente del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano, protagonista di una stagione segnata da scontri ideologici e violenze politiche.
Albatross: trama, cast e regia del film in onda su Rai 3
Albatross è un film drammatico diretto da Giulio Base e prodotto nel 2025.

La storia si sviluppa su due piani temporali. Da una parte racconta gli anni della giovinezza di Almerigo Grilz nella Trieste degli anni Settanta, una città attraversata da forti tensioni politiche. Dall’altra segue il dibattito sulla sua memoria attraverso il personaggio fittizio di Vito Ferrari, giornalista chiamato a esprimersi sulla proposta di dedicare una targa commemorativa al reporter triestino.
Nel cast troviamo Francesco Centorame nel ruolo di Almerigo Grilz, Michele Favaro, Linda Pani, Tommaso Santini, Luca Predonzani e Gianna Paola Scaffidi. Un ruolo centrale è affidato a Giancarlo Giannini, che interpreta Vito Ferrari, personaggio costruito per rappresentare i dubbi e le contraddizioni che ancora accompagnano il ricordo di Grilz.
Chi era Almerigo Grilz: gli anni della militanza politica nell’estrema destra
Nato a Trieste l’11 aprile 1953, Almerigo Grilz cresce in una città di confine profondamente segnata dalle vicende del secondo dopoguerra. Fin da giovane si avvicina agli ambienti della destra radicale italiana e diventa una figura di rilievo del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.

Negli anni Settanta il suo nome compare più volte nelle cronache locali e nelle relazioni delle forze dell’ordine. Nel 1972 viene denunciato per aver disturbato una manifestazione antimilitarista. Negli anni successivi viene identificato in episodi di aggressione politica e in scontri che riflettono il clima particolarmente teso dell’epoca.
Tra gli episodi più controversi, ricordati da wikipedia, figura una fotografia scattata nel 1977 a Trieste che lo ritrae armato insieme ad altri militanti. Diverse relazioni di polizia dell’epoca lo descrivono inoltre come una presenza nota negli ambienti dell’estrema destra cittadina. Nel 1983 partecipa a una manifestazione politica a Basovizza che in seguito degenera in violenze a Longera (Lonjer) – quartiere di Trieste a maggioranza slovenofona – contro alcuni abitanti della zona, episodio che contribuisce ad alimentare le polemiche attorno alla sua figura.
La sua attività politica non si limita alla militanza. Grilz diventa infatti vicesegretario nazionale del Fronte della Gioventù per volontà dell’allora segretario Gianfranco Fini e viene eletto consigliere comunale a Trieste. Parallelamente si iscrive all’albo dei giornalisti pubblicisti e inizia a collaborare con alcune pubblicazioni vicine all’area missina.
La svolta nel giornalismo e la nascita di Albatross Press Agency
All’inizio degli anni Ottanta la vita di Almerigo Grilz prende una direzione diversa. Pur mantenendo legami con il Movimento Sociale Italiano, decide di dedicarsi sempre più al giornalismo e alla documentazione dei conflitti internazionali.
Nel 1983 fonda insieme a Gian Micalessin e Fausto Biloslavo l’agenzia Albatross Press Agency. I tre condividono non solo l’esperienza politica giovanile nel Fronte della Gioventù, ma anche l’interesse per il giornalismo internazionale. L’obiettivo dell’agenzia è documentare guerre, rivoluzioni e crisi che spesso ricevono poca attenzione dai media italiani.
Negli anni successivi Grilz viaggia in alcune delle aree più instabili del pianeta. Segue l’Afghanistan durante l’intervento sovietico, documenta il conflitto in Libano, racconta gli scontri tra drusi e maroniti a Beirut e realizza reportage in Etiopia, Cambogia, Birmania e Filippine. Con il passare del tempo alle corrispondenze scritte affianca fotografie e servizi video.
Le immagini girate da Grilz vengono acquistate da importanti emittenti internazionali come CBS, NBC e France 3. I suoi reportage trovano spazio anche su testate europee di rilievo, tra cui The Sunday Times e Der Spiegel. In Italia collabora con diverse pubblicazioni e alcuni suoi servizi vengono trasmessi dal TG1.
La morte in Mozambico e il dibattito che continua ancora oggi
L’ultimo capitolo della vita di Almerigo Grilz si svolge in Mozambico. Nel 1987 raggiunge il Paese africano per seguire la guerra civile tra il governo del FRELIMO e i guerriglieri della RENAMO. Si tratta di un conflitto particolarmente duro, inserito nel più ampio contesto delle tensioni della Guerra Fredda nell’Africa australe.
Il 19 maggio 1987, nella provincia di Sofala, Grilz sta filmando uno scontro armato quando viene colpito da un proiettile. Muore sul posto a soli 34 anni. Secondo le ricostruzioni disponibili, stava riprendendo le operazioni militari con la sua telecamera quando il fuoco incrociato lo raggiunge. Viene sepolto nei pressi dell’area in cui ha perso la vita.
Alcuni lo ricordano come il primo reporter italiano caduto su un campo di battaglia dopo la Seconda guerra mondiale.
Parallelamente non si sono mai spente le polemiche. Da una parte c’è chi ritiene che il suo lavoro da reporter debba essere riconosciuto indipendentemente dalle sue idee politiche. Dall’altra c’è chi considera impossibile separare la carriera giornalistica dalla lunga esperienza nell’estrema destra neofascista.