Martedì 1° settembre, Riccardo Cocciante torna protagonista in tv. Rai 3 trasmette alle 21.15 Il mio nome è Riccardo Cocciante. Un’occasione per ripercorrere la carriera dell’artista, ma anche per conoscere meglio la donna che da oltre mezzo secolo è al suo fianco.
Catherine Boutet è rimasta quasi sempre lontana dai riflettori, nonostante il suo percorso sia profondamente intrecciato a quello del cantautore. Il loro incontro avvenne quasi per caso a Roma, all’inizio degli anni Settanta. Da quel momento nacquero un sodalizio professionale, una lunga storia d’amore e una famiglia.
Chi è Catherine Boutet, la moglie di Riccardo Cocciante
Francese, Catherine Boutet lavorava come attrice e in una casa discografica prima di conoscere Riccardo Cocciante. All’inizio degli anni Settanta aveva in mente di trasferirsi negli Stati Uniti, per lavoro.
Prima di partire, però, Catherine fece tappa a Roma per andare a trovare la sorella, che viveva in Italia. Fu proprio nella Capitale che, nel 1971, incontrò Cocciante. Quella conoscenza finì per cambiare i suoi programmi e il suo futuro.
Boutet rinunciò alla partenza per gli Stati Uniti e iniziò a collaborare professionalmente con il cantante. Il rapporto tra i due, quindi, non nacque soltanto sul terreno sentimentale. Prima dell’amore ci fu un’intesa legata alla musica e al lavoro.
Cocciante ha riconosciuto negli anni l’importanza che Catherine ebbe anche all’inizio del suo percorso professionale. «È stato grazie a lei se ho firmato il mio primo contratto discografico», ha raccontato.
È un dettaglio che restituisce a Catherine un ruolo diverso da quello della semplice compagna di un artista famoso. Il suo nome accompagna la storia di Cocciante fin dai primi passi della sua carriera.
Una manager insomma, ruolo che non era affatto frequente per una donna in quel periodo storico, al contrario di oggi dove la leadership al femminile, anche a livelli apicali, è invece un punto di forza.
Catherine Boutet e Riccardo Cocciante, dall’incontro alle nozze
Dalla collaborazione professionale nacque una relazione destinata a durare nel tempo. Catherine Boutet e Riccardo Cocciante sono insieme da oltre cinquant’anni, ma hanno sempre protetto con attenzione la loro vita privata.
Uno dei momenti pubblici più romantici del loro rapporto risale al 1979. Durante un concerto in Cile, Cocciante dedicò a Catherine Margherita, una delle sue canzoni più conosciute. «Dedico questa canzone a mia moglie», disse al pubblico. In realtà, le nozze sarebbero arrivate quattro anni più tardi.

Catherine e Riccardo si sposarono infatti nel 1983, dopo oltre un decennio trascorso insieme. Da allora hanno continuato a condividere vita privata e percorso professionale, mantenendo però una grande discrezione. È forse anche questa riservatezza a spiegare perché Catherine sia rimasta una figura poco conosciuta dal grande pubblico, nonostante la lunghissima vita condivisa con l’artista.
Anche quando parla della moglie, Cocciante tende a farlo senza concedere troppo alla curiosità pubblica. In un’intervista al Corriere della Sera, ricordando Margherita, ha però accostato quella canzone alla loro relazione: «Quella canzone è un ideale di vita, forse perché con mia moglie c’era anche allora lo stesso rapporto intenso».
Catherine Boutet e il figlio David
Dal matrimonio tra Catherine Boutet e Riccardo Cocciante è nato un figlio, David. Lavora negli Stati Uniti, proprio il Paese verso il quale Catherine avrebbe dovuto partire prima dell’incontro con Cocciante a Roma. Un curioso filo geografico che, molti anni dopo, è così tornato nella storia della famiglia.
La vicenda fiscale che coinvolse Catherine Boutet e Riccardo Cocciante
Nella storia della coppia c’è stata anche una vicenda giudiziaria legata al fisco francese. Nel 2007 la Corte d’appello di Parigi condannò Riccardo Cocciante a tre anni di reclusione con la condizionale e a una multa di 37.500 euro per frode fiscale. La stessa pena venne indicata anche per Catherine Boutet.
La vicenda riguardava il pagamento dell’imposta sul reddito relativa al 2000: l’amministrazione francese contestava a Cocciante di aver dichiarato un reddito inferiore rispetto a quello risultante al fisco.
Il cantautore aveva sostenuto invece la propria buona fede. Dopo la condanna di primo grado si era detto «sereno» e aveva affermato di poter dimostrare di aver regolarmente versato le tasse al fisco irlandese. All’epoca Cocciante risiedeva infatti in Irlanda.
Nazione non solo appetibile per le sue agevolazioni fiscali, ma anche perché il governo ha previsto finanziamenti per i nuovi residenti che desiderano stabilirsi nei territori più remoti del Paese.