Dal 10 settembre arriva nelle sale italiane Un giorno senza donne, il documentario diretto dalla regista statunitense Pamela Hogan che ricostruisce una delle pagine più importanti della storia dell’emancipazione femminile.

La pellicola racconta quello che successe il 24 ottobre 1975, quando il 90% delle donne islandesi decise di smettere di lavorare, cucinare e occuparsi dei figli. Di fatto un intero Paese si ritrovò paralizzato: in questo modo fu visibile agli occhi di tutti il peso del lavoro femminile, retribuito e non.

A rendere ancora più significativo il progetto è il coinvolgimento di Björk, che firma un brano inedito per i titoli di coda: la prima colonna sonora scritta dall’artista islandese per un film dopo 25 anni.

La giornata che fermò l’Islanda

Fabbriche, scuole, negozi, uffici: quel 24 ottobre 1975 tutti dovettero fare i conti con l’assenza delle donne, e lo fecero in tempo reale, senza preavviso di quanto sarebbe durato.

Pamela Hogan ricompone quella giornata attraverso testimonianze dirette, materiali d’archivio e i ricordi di chi l’ha vissuta, e il quadro che ne esce non è quello di una protesta isolata, ma di un’organizzazione capillare, costruita da donne con storie e lavori molto diversi tra loro, tenute insieme da un solo obiettivo: rendere impossibile continuare a ignorare quanto valesse il loro contributo.

La mobilitazione contribuì a rafforzare il movimento per i diritti delle donne in Islanda e viene considerata uno dei momenti che hanno contribuito al percorso del Paese verso una maggiore uguaglianza di genere. Il documentario guarda però a quella giornata senza trasformarla in una celebrazione astratta, lasciando spazio ai ricordi, all’ironia e alle contraddizioni delle protagoniste.

Il racconto arriva inoltre fino al presente. Nel 2023, a 48 anni dallo sciopero, circa 100mila persone parteciparono a una nuova grande mobilitazione in Islanda contro il divario salariale e la violenza di genere. Le immagini di quella manifestazione sono entrate nel film, a conferma del fatto che le questioni affrontate nel 1975 non appartengono soltanto al passato.

Anche oggi il gender gap è un problema concreto e non solo in Islanda: in Italia ad esempio si stima che il 22% delle donne non sia finanziariamente indipendente.

Il contributo di Björk alla colonna sonora

A quella pagina di storia islandese si affianca ora la musica di Björk. La cantante islandese ha contribuito alla colonna sonora con un brano per i titoli di coda (la colonna sonora originale del film è firmata da Margrét Rán), che segna un ritorno alla musica per un film che arriva a 25 anni di distanza dal suo precedente lavoro di questo tipo.

La partecipazione di Björk aggiunge così un elemento contemporaneo a una storia profondamente legata all’identità islandese e alla condizione femminile. L’artista non esita a partecipare a progetti con cui può dare forza agli ideali in cui crede, come la canzone contro l’allevamento intensivo di pesci in collaborazione con Rosalìa.

Vigdís Finnbogadóttir e il percorso verso la parità

Tra le protagoniste della storia c’è anche Vigdís Finnbogadóttir, una delle figure più importanti della politica islandese. Nel 1980 fu eletta presidente dell’Islanda, diventando la prima donna al mondo a essere eletta democraticamente capo di Stato.

La folla durante lo sciopero raccontato in un giorno senza donne

La sua vicenda si inserisce nel percorso di emancipazione raccontato dal documentario, mostrando come la mobilitazione collettiva delle donne abbia avuto conseguenze che sono andate oltre la singola giornata di protesta. L’Islanda è diventata negli anni un punto di riferimento internazionale per la parità di genere, anche se il film ricorda che il percorso verso l’uguaglianza non può considerarsi concluso.

Un documentario sulla forza della mobilitazione femminile

Un giorno senza donne non racconta soltanto una giornata di protesta, ma mostra come un’azione collettiva possa modificare la percezione del ruolo delle donne all’interno della società. La scelta di fermarsi insieme rese evidente il peso di attività che, proprio perché svolte quotidianamente, rischiavano di essere considerate naturali e quindi invisibili.

Il film di Pamela Hogan, che in Italia arriverà al cinema dal 10 settembre, con il lancio accompagnato dall’uscita del trailer e del poster, nasce da una storia scoperta dalla regista durante un viaggio in Islanda e sviluppata insieme alla filmmaker islandese Hrafnhildur Gunnarsdóttir. Il risultato è un racconto che alterna testimonianze, immagini d’archivio e animazioni, mantenendo anche una componente ironica nel ricostruire una protesta che ebbe conseguenze profonde.

Il documentario è stato presentato e premiato in diversi festival internazionali, tra cui il Mill Valley Film Festival, dove ha ricevuto l’Audience Favorite Award, e i Nordic Film Days di Lubecca, dove ha ottenuto il premio per il miglior documentario. Ma il cuore del progetto resta la storia delle donne che nel 1975 decisero di fermarsi e mostrare quanto fosse indispensabile il loro lavoro.