Comandante, il film diretto da Edoardo De Angelis e interpretato da Pierfrancesco Favino, torna in tv in prima serata su Rai 1 mercoledì 20 maggio. Presentato come film d’apertura all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, racconta una delle storie più sorprendenti e dimenticate della Seconda guerra mondiale: quella di Salvatore Todaro, ufficiale della Regia Marina che nel 1940 decise di salvare i marinai nemici dopo aver affondato la loro nave.
Un gesto che andava contro gli ordini ricevuti, ma che ancora oggi continua a colpire per la sua forza umana. Il film mette infatti al centro il valore della compassione e della responsabilità verso gli altri, anche dentro uno dei periodi più drammatici del Novecento.
Quando va in onda Comandante e perché il film ha fatto parlare di sé
Comandante viene trasmesso da Rai 1 mercoledì 20 maggio in prima serata. Il film, uscito nelle sale nel 2023, è diretto da Edoardo De Angelis, regista già apprezzato per Indivisibili e Il vizio della speranza.
La pellicola è ambientata quasi interamente all’interno del sommergibile Cappellini, in spazi stretti e claustrofobici che amplificano la tensione emotiva della storia. Pierfrancesco Favino interpreta Salvatore Todaro con un tono asciutto e intenso, lontano dalla retorica dell’eroe tradizionale. Il film evita infatti il racconto celebrativo e punta soprattutto sul conflitto morale del protagonista.
Per realizzare Comandante è stato utilizzato un budget importante per il cinema italiano, circa 14 milioni di euro. La Marina Militare ha collaborato alla produzione aprendo gli archivi storici e permettendo al regista di consultare anche il diario di bordo del Cappellini.
La trama di Comandante: il salvataggio che cambiò la storia di Salvatore Todaro
La vicenda si svolge nell’autunno del 1940, nel pieno della Seconda guerra mondiale. Il sommergibile Cappellini attraversa l’Atlantico sotto il comando di Salvatore Todaro. Durante una missione notturna, l’equipaggio intercetta il Kabalo, un mercantile belga che trasporta materiale destinato agli inglesi.

Dopo uno scontro a fuoco, la nave viene colpita e affonda nell’oceano. È a quel punto che Todaro prende una decisione difficile: invece di abbandonare i superstiti al loro destino, ordina di recuperarli e portarli in salvo. Ventisei uomini vengono accolti a bordo del sommergibile italiano, costringendo il Cappellini a navigare in superficie per giorni interi.
La scelta espone il sottomarino al rischio di essere attaccato dagli inglesi. Lo spazio a bordo è pochissimo, il cibo scarseggia e la convivenza tra italiani e belgi si fa difficile. Eppure Todaro non cambia idea. Per lui esiste una legge che viene prima della guerra: chi rischia di morire in mare deve essere salvato.
Il film segue proprio questa lenta traversata verso le Azzorre, mostrando come il contatto forzato tra nemici trasformi gradualmente diffidenza e paura in rispetto reciproco.
Chi era Salvatore Todaro, il comandante che sfidò gli ordini militari
Salvatore Todaro nacque a Messina nel 1908 e si trasferì da bambino a Chioggia insieme alla famiglia. Entrò all’Accademia Navale di Livorno nel 1923 e iniziò molto giovane la carriera militare.
Nel 1933 rimase vittima di un grave incidente aereo mentre si trovava a La Spezia come osservatore su un idrovolante. L’incidente gli provocò una seria lesione alla colonna vertebrale. Da quel momento fu costretto a indossare un busto di ferro che gli causava dolori continui. Nonostante questo, chiese di restare in servizio attivo.
Passò poi ai sommergibili e nel 1940 ottenne il comando del Cappellini, uno dei migliori battelli oceanici della Regia Marina. Durante la sua prima missione nell’Atlantico intercettò il Kabalo. Anche se il Belgio non era ancora formalmente in guerra con l’Italia, Todaro decise di attaccare la nave perché navigava oscurata e armata in zona di conflitto.
Dopo l’affondamento recuperò prima alcuni uomini in mare e poi una scialuppa con altri superstiti. Contro ogni protocollo militare, decise di trainare l’imbarcazione verso un porto sicuro nelle Azzorre, distante centinaia di miglia. Per accelerare la navigazione accolse tutti i naufraghi a bordo, rinunciando alla possibilità di immergersi e mettendo così a rischio l’intero equipaggio.
Todaro continuò poi la sua carriera nella Xª MAS e combatté anche durante l’assedio di Sebastopoli. Morì nel dicembre 1942 in Tunisia durante un attacco aereo britannico. Dopo la morte gli venne conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare.
Il cast del film: da Pierfrancesco Favino agli attori internazionali
Accanto a Pierfrancesco Favino, il cast di Comandante riunisce diversi volti del cinema italiano. Silvia D’Amico interpreta Rina Anichini, moglie di Salvatore Todaro, mentre Arturo Muselli, conosciuto dal grande pubblico per il ruolo di Sangue Blu in Gomorra, fa parte dell’equipaggio del sommergibile.
Nel film compaiono anche Andrea Ferrara, Giorgio Cantarini e gli attori internazionali Johan Heldenbergh e Johannes Wirix, che interpretano alcuni dei marinai belgi salvati dal Cappellini.
Perché Comandante commuove ancora e fa riflettere sulla guerra
Comandante continua a colpire il pubblico oltre la ricostruzione storica. La storia di Salvatore Todaro mette infatti al centro una domanda attuale: cosa resta dell’umanità e della morale quando i conflitti a cui oggi stiamo assistendo sembrano spingere verso la totale disumanizzazione del “nemico”?
Todaro sceglie di salvare uomini che fino a pochi minuti prima gli stavano sparando contro. Lo fa sapendo di violare gli ordini militari e di esporre il proprio equipaggio a un rischio enorme. Eppure considera quella decisione inevitabile, perché prima ancora che soldati, quei naufraghi sono esseri umani.
Una prospettiva oggi spiazzante, se guardiamo alle guerre contemporanee, da Gaza all’Ucraina fino al Sudan dove la compassione sembra scomparire persino nei confronti della stessa popolazione civile, che troppo spesso diventa bersaglio diretto di bombardamenti, assedi, fame e massacri indiscriminati.
Proprio per questo Comandante riesce a commuovere. Non perché racconti una guerra “più umana”, ma perché ricorda che anche nei momenti più estremi può esistere una scelta diversa. La scelta di riconoscere nell’altro una vita da salvare e non soltanto un nemico da abbattere.