Arriva nelle sale italiane Enzo, il film di Laurent Cantet realizzato da Robin Campillo dopo la morte prematura del regista della Classe che ha aperto quest’anno la Quinzaine (la selezione parallela alla selezione ufficiale del Festival di Cannes). Opera delicata e intensa, lucido ritratto di un adolescente che cerca di percorrere una sua strada diversa, vede tra i protagonisti Pierfrancesco Favino, Élodie Bouchez, Malou Khebizi, Nathan Japy, Maksym Slivinskyi e il giovane Eloy Pohu.
Enzo, la trama
Enzo (Eloy Pohu, al suo primo ruolo sul grande schermo) ha 16 anni e ha abbandonato gli studi per imparare a fare il muratore. I genitori altoborghesi non si capacitano della scelta del figlio, tanto più che suo fratello maggiore Victor (Nathan Japy) è invece uno studente modello che aspira a entrare in una delle università più prestigiose di Parigi. Sul luogo di lavoro Enzo incontra Vlad (Maksym Slivinskyj) e Miroslav (Vladyslav Holyk), due ucraini che presto verranno chiamati ad arruolarsi nel conflitto con la Russia.
Enzo preferisce di gran lunga la loro compagnia a quella degli amici secchioni di Victor, per non parlare di quella dei suoi genitori totalmente avulsi alla realtà che li circonda, in particolare il padre italiano Paolo (Favino) che gli fa continuamente il terzo grado sulle sue intenzioni future. L’attrazione per Vlad è anche sessuale e sentimentale: per Enzo è necessaria, per Vlad pericolosa.

Regia, sceneggiatura e produzione
Il film nasce da un progetto di Laurent Cantet, scomparso nel 2024, che ne ha firmato la sceneggiatura. In seguito alla sua scomparsa, è stato diretto, completato e montato da Robin Campillo, suo storico collaboratore. Una coproduzione franco-italiana realizzata da Les Films de Pierre e Lucky Red, con il contributo di France 3 Cinéma e Canal+. Enzo ha fatto il suo debutto mondiale come film d’apertura alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2025 il 14 maggio.
Il cast: esordienti e grandi interpreti
Enzo è interpretato da un giovane esordiente, Eloy Pohu, che porta sullo schermo una naturalezza disarmante. Anche Maksym Slivinskyj, nei panni di Vlad, non ha esperienze pregresse davanti alla macchina da presa. Il loro rapporto, fatto di esitazioni e piccoli gesti, è il cuore pulsante della pellicola. Accanto a loro, in un ruolo di grande peso simbolico, troviamo Pierfrancesco Favino, che interpreta Paolo, il padre di Enzo. Favino incarna la figura di un padre che vorrebbe comprendere ma non sa come e che finisce col rappresentare tutto ciò da cui Enzo vuole allontanarsi. Al suo fianco, nel ruolo della madre, c’è Élodie Bouchez, attrice molto amata in Francia.
«La bellezza di questo film – dice Favino all’ANSA – è proprio la delicatezza con cui racconta l’adolescenza e il rapporto padre figlio senza mettersi in cattedra. Del resto nessuno ha ricette se non forse quella di ascoltare, ascoltare qualcuno che è anche tuo sangue è limitato dall’amore che provi, dall’appartenenza, ma bisogna provarci. Questo film mi ha posto domande o meglio le avevo già di mio, genitore di figlie che vuoi felici (Favino è padre con l’attrice Anna Ferzetti di Greta, 2006, e Lea 2013, ndr). Oggi viviamo in un mondo aggressivo e che ti chiede performance, ai giovani e a tutti, non puoi fallire e questa pressione è spaventosa. Quello che resta sempre uguale è la sofferenza dell’adolescenza come fase biochimica della vita. Ecco lì sono disarmato: vorrei prendermi io un po’ della sofferenza delle figlie, farmene carico perchè spaventa anche me questa fase della vita».

Un viaggio visivo tra i paesaggi della Costa Azzurra
Girato tra Tolone e La Ciotat nell’estate del 2024, il film si nutre dei colori e della luce della Costa Azzurra. Il mare, le case modeste, i cantieri polverosi: tutto contribuisce a raccontare il mondo interiore di Enzo, fatto di incertezze, desiderio di concretezza e bisogno di libertà.
Accoglienza della critica
La critica ha accolto Enzo con grande favore. A Cannes The Guardian l’ha definito come opera «tenera e potente», mentre Variety ha lodato Campillo per aver rispettato la visione di Cantet, senza trasformare il film in un manifesto. In Italia, MYmovies ha parlato di «una narrazione sobria e toccante sui turbamenti generazionali», mentre Cinematografo ha elogiato la sensibilità con cui viene raccontato il confronto tra genitori e figli.