Il marchese del Grillo torna in tv sabato 16 maggio 2026 alle 21:35 su Rete 4, riportando sul piccolo schermo uno dei film più amati del cinema italiano. Diretto da Mario Monicelli e interpretato da un magistrale Alberto Sordi, il film del 1981 è entrato nell’immaginario collettivo grazie a battute diventate iconiche e scene rimaste nella memoria di generazioni.

Ma dietro la comicità irresistibile del Marchese Onofrio del Grillo si nascondono anche molti retroscena: ecco le curiosità che forse non conoscevi.

Il marchese del Grillo era ispirato a un personaggio realmente esistito

Non tutti sanno che Onofrio del Grillo è esistito davvero. Il personaggio storico nacque a Fabriano nel 1714 e trascorse gran parte della sua vita nella Roma papalina. Era noto per il carattere eccentrico, gli scherzi ai danni di nobili e popolani e uno stile di vita sopra le righe che contribuì a trasformarlo quasi in una figura leggendaria.

Mario Monicelli, però, non ha mai confermato di essersi ispirato direttamente a lui per il personaggio interpretato da Alberto Sordi. Molti episodi raccontati nel film, infatti, sembrano derivare più dalla tradizione popolare romana che da fatti storicamente documentati.

La celebre battuta “Io so’ io…” viene da un sonetto del Belli

«Io so’ io e voi non siete un ca**o» è una delle frasi più celebri della storia del cinema italiano. Ancora oggi viene citata continuamente, spesso anche fuori dal contesto cinematografico.

In realtà la battuta non fu inventata dagli sceneggiatori del film. La frase deriva infatti da un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli intitolato Li soprani der monno vecchio, pubblicato nel 1832 nei celebri Sonetti romaneschi. Monicelli e Sordi decisero di inserirla nel film perché rappresentava perfettamente l’arroganza e il privilegio del personaggio.

La frase “Sor Marchese, è l’ora” è sulla tomba di Alberto Sordi

Tra le scene più intense del film c’è quella in cui il carbonaio Gasperino viene portato al patibolo. In quel momento il frate gli dice: «Sor Marchese, è l’ora».

Quella battuta è rimasta talmente legata ad Alberto Sordi che l’attore volle farla incidere anche sulla propria lapide al cimitero del Verano, a Roma. Una scelta che dimostra quanto fosse legato al film e al personaggio del Marchese del Grillo.

Il film non fu girato davvero nel palazzo romano del Marchese

Molti pensano che il palazzo del Marchese mostrato nel film si trovi davvero nella celebre Salita del Grillo, vicino ai Fori Imperiali. In realtà non è così.

Per motivi logistici la produzione decise di utilizzare come residenza del Marchese Palazzo Pfanner, una splendida dimora seicentesca che si trova a Lucca. Ancora oggi il palazzo è visitabile ed è stato usato come set cinematografico anche da altri grandi registi, tra cui Jane Campion.

La scena della ghigliottina fu censurata in tv

Quando Il marchese del Grillo venne trasmesso per la prima volta in televisione, una scena fece molto discutere. Durante la decapitazione di Don Bastiano, interpretato da Flavio Bucci, si vedeva infatti la testa mozzata in primo piano.

Nei passaggi televisivi successivi quella sequenza fu modificata. La testa venne mostrata soltanto da dietro, eliminando il dettaglio più crudo della scena.

Mario Monicelli non era la prima scelta per la regia

Oggi è impossibile immaginare questo film, fra i più popolari e amati del cinema italiano, senza la regia di Mario Monicelli. Eppure il primo nome contattato dalla produzione fu quello di Luigi Magni, grande autore della Roma papalina.

Magni rifiutò il progetto perché non amava il personaggio del Marchese e non condivideva alcuni episodi del film, soprattutto quelli legati agli scherzi contro gli ebrei. Solo dopo il suo rifiuto il progetto passò nelle mani di Monicelli.

La storia del carbonaio Gasperino viene da un antico racconto

La sequenza dello scambio di persona tra il Marchese e il carbonaio Gasperino non nacque dal nulla. Il tema del sosia e dello scherzo ai danni di un uomo comune ha radici letterarie lontanissime.

Gli sceneggiatori si ispirarono presumibilmente a racconti precedenti, anche se su questo non ci sono certezze. Tra le fonti citate ci sono Le mille e una notte, la Bisbetica domata di Shakespeare e perfino una novella rinascimentale attribuita all’ambiente di Filippo Brunelleschi.

Alcune location del film esistono ancora

Molte scene esterne del film furono girate fuori Roma. Tra le location utilizzate ci sono Manziana, Ronciglione, Tarquinia, Grottaferrata e il Parco di Veio. La scena dell’incontro con Fra’ Bastiano venne girata nell’ex convento di San Bonaventura a Canale Monterano. Ancora oggi queste location attirano appassionati e cinefili, curiosi di ritrovare le atmosfere del film.

Il film vinse premi importanti già all’epoca della sua uscita

Oggi Il marchese del Grillo viene considerato un classico assoluto del cinema italiano, ma il successo arrivò già nei primi anni Ottanta.

Nel 1982 Mario Monicelli vinse l’Orso d’Argento per la miglior regia al Festival di Berlino. Nello stesso anno il film conquistò anche due David di Donatello, grazie ai costumi e alla scenografia che ricrearono con grande cura la Roma papalina dell’Ottocento.