Quando una serie italiana conquista la vetta di Netflix in 45 Paesi, qualcosa di potente è successo per forza. Il Mostro di Stefano Sollima non ha sbancato solo da noi, dov’era quasi scontato: ha infilato la Top 10 in 85 nazioni, totalizzando nel primo weekend di fine ottobre 9,6 milioni di visualizzazioni. Un trionfo che conferma un dato di fatto: al pubblico le storie sugli assassini seriali piacciono parecchio. Forse perché permettono di osservare, da una distanza protetta, zone d’ombra da cui, nella vita vera, scapperemmo a gambe levate. Sullo schermo possiamo seguire gli indizi con lucidità, immedesimarci nel percorso delle vittime, a volte persino provare a decifrare cosa muove i carnefici. E allora, forti del successo de Il Mostro – e anche dell’ultimo capitolo della saga Monster, La storia di Ed Gein, entrambi su Netflix – tuffiamoci in una carrellata dei serial killer in tv più visti (e più inquietanti).
Serial killer in tv: l’ultimo è Il Mostro

Quello del mostro di Firenze è uno dei casi di cronaca più terrificanti: tra il 1968 e il 1985 otto duplici omicidi di coppie appartate nelle campagne toscane hanno portato terrore e sospetti rimescolati all’infinito. È su questo terreno che Il Mostro di Stefano Sollima decide di muoversi con rispetto e un approccio rigoroso: «L’orrore per essere davvero raccontato va attraversato, e la storia per arrivare con chiarezza, senza sposare una tesi, deve cominciare dall’inizio» spiega il regista. Ed è sull’inizio della vicenda – la pista sarda – che si concentrano i 4 episodi, trascinando lo spettatore nella confusione delle inchieste, tra piste che si aprono e crollano a ogni puntata. Un racconto che rifiuta la morbosità e sposta lo sguardo dal mostro al Paese che l’ha generato. È questo il potere della serie: non spinge tanto a chiedersi “chi è stato?”, quanto “perché una cosa così terribile è accaduta qui?”.
La storia di Ed Gein: una mente fragile che scivola nell’abisso

La sua vicenda ha ispirato Psycho e Il silenzio degli innocenti. La storia di Ed Gein, terzo capitolo della saga Monster, si concentra sul macellaio di Plainfield, che negli anni ’50 uccise due donne e profanò innumerevoli tombe. Interpretato da Charlie Hunnam, Ed vive in una fattoria isolata del Wisconsin, intrappolato nel legame soffocante con la madre, una donna rigida, religiosissima e ossessionata dal peccato. Quando lei muore, lui ha quasi quarant’anni: la perdita dell’unico punto di riferimento fa precipitare la mente già fragile nell’abisso psicotico, tra allucinazioni, cadaveri riesumati, maschere e utensili realizzati con pelle umana. La forza della serie sta nel mettere in luce come un ambiente distorto e un legame familiare malsano possano contribuire a una deriva così estrema: calàti in una realtà tanto angosciante, saremmo diventati Ed Gein anche noi?
The Serpent: un lucido predatore tra i serial killer in tv

In The Serpent Tahar Rahim interpreta Charles Sobhraj, criminale che negli anni ’70 adescava giovani viaggiatori lungo l’Hippie Trail, la rotta asiatica dei ragazzi in cerca di avventura. Elegante, colto e sempre misurato, si presentava come mercante di pietre preziose e offriva ai viaggiatori zaino in spalla un rifugio sicuro che presto diventava una trappola. Tra Thailandia, Nepal e India, vediamo lui e la compagna (Jenna Coleman) allestire un’impressionante rete di inganni, furti e omicidi. Episodio dopo episodio, emerge la vera arma di Sobhraj: sapeva capire al volo chi aveva davanti e sfruttare le sue fragilità. The Serpent turba proprio per questo: mostra un predatore che non ha nulla dell’assassino folle, che agisce con precisione e lucidità. Il vero volto del male.
Ted Bundy – Fascino criminale: l’orrore dietro il sorriso

Negli anni ’70 Ted Bundy era il classico bravo ragazzo: educato, dolce, premuroso. Nessuno avrebbe immaginato che dietro quell’aria rassicurante si nascondesse uno dei serial killer più spaventosi di sempre. Ted Bundy – Fascino criminale racconta la sua vicenda attraverso lo sguardo di Liz Kendall (Lily Collins), la fidanzata che per anni lo ha amato e difeso, convinta di avere accanto un uomo incapace di fare del male. Zac Efron lo interpreta restituendo l’immagine di una persona di una normalità disarmante: lo studente brillante, il collega cortese, il vicino disponibile. Il film di Joe Berlinger attraversa processi, fughe e condanna, mostrando come proprio quell’aspetto carino e ordinario fosse il suo vantaggio più insidioso. Ricorda che l’orrore, a volte, non arriva con la brutalità, ma con un volto che sembra del tutto innocuo.
La storia di Lyle ed Erik Menendez: due fratelli tra i serial killer in tv

Dal luccichio di Beverly Hills alla cronaca nera: uscita nel 2024, la seconda stagione della saga Monster affronta il caso dei fratelli Menendez, che nel 1989 uccisero i genitori, qui interpretati da Javier Bardem e Chloë Sevigny. Una coppia apparentemente perfetta dietro la quale, secondo la versione dei figli, si nascondevano un padre autoritario e manipolatore, colpevole di violenze e abusi, e una madre troppo fragile per aiutare i ragazzi e spezzare il silenzio. Dopo il duplice omicidio, i due assassini non scappano: si precipitano a spendere soldi, comprare auto e orologi preziosi. La polizia li arresta nel 1990, e il caso si allarga tre anni dopo, quando i processi vengono trasmessi in tv. La serie non punta a giudicare: mette in luce il contesto che ha segnato i due fratelli e suggerisce che, come accade spesso, la tragedia fosse iniziata molto prima del delitto.
Monster: con Charlize Theron, la storia vera di Aileen Wuornos

Il film che valse a Charlize Theron l’Oscar nel 2004 racconta la storia vera di Aileen Wuornos. Prima di diventare la serial killer condannata a morte per l’uccisione di sette uomini in Florida tra il 1989 e il 1990, era una ragazza cresciuta tra violenza domestica, abbandono e prostituzione. Quando inizia a sparare ai suoi clienti, parla di autodifesa e di paura. Per i tribunali è omicidio seriale, per lei l’ennesimo tentativo maldestro di restare viva. Theron la interpreta con una trasformazione fisica ed emotiva incredibile, che fa convivere rabbia e fragilità, squilibrio e bisogno d’amore. Monster resta impresso perché mostra l’umanità ferita che precede il crimine: evita l’assoluzione ma, al tempo stesso, suggerisce che certe vicende si capiscono solo se si ha il coraggio di guardarle da vicino.
Serial killer in tv: i pregiudizi in La storia di Jeffrey Dahmer

La storia di Jeffrey Dahmer è una discesa negli inferi lenta e angosciante. La serie – prima stagione della saga Monster, uscita nel 2022 – affida il ruolo del protagonista a Evan Peters e ricostruisce il percorso che porta un ragazzo timido e solitario a diventare uno dei serial killer più spietati d’America. Sotto la lente, non ci sono solo i 17 omicidi compiuti dal mostro di Milwaukee tra il 1978 e il 1991, le torture, gli atti di cannibalismo e di necrofilia, ma anche il modo in cui la società dell’epoca non è riuscita a fermarlo: più volte, vicini e polizia si sono fidati della sua aria tranquilla da “bravo ragazzo bianco”. E il racconto resta impresso anche per questo: non è solo il ritratto di un assassino, è l’autopsia di un sistema dominato dai pregiudizi.
Mindhunter: dentro la mente dei serial killer in tv

Prima che il true crime diventasse una macchina da streaming, Mindhunter aveva già capito tutto: per entrare nella mente di un assassino seriale, bisogna avere il coraggio di sedersi davanti a lui e ascoltarlo. La serie uscita tra il 2017 e il 2019 descrive la nascita della prima squadra dell’FBI specializzata nella profilazione dei serial killer. I protagonisti (Jonathan Groff e Holt McCallany) girano le prigioni con l’obiettivo di capire meglio chi uccide, cosa lo spinge, cosa teme. È così che arrivano a parlare con criminali come Charles Manson e David Berkowitz. In quelle stanze spoglie, l’FBI scopre – talvolta in ritardo, talvolta per la prima volta – che certi crimini non esplodono all’improvviso, ma seguono schemi che si ripetono.