Il successo televisivo non basta a mettere tutti d’accordo. La Preside, la fiction di Rai Uno ispirata alla storia di Eugenia Carfora e interpretata da Luisa Ranieri, continua a dividere. Dopo le parole del sindaco di Caivano, che ha parlato di una città ormai diversa da quella mostrata sullo schermo, arriva ora una presa di posizione netta anche da parte degli studenti.
Il collettivo del Liceo «Niccolò Braucci» ha diffuso un comunicato che ha il tono di una lettera aperta, sentita e meditata. Un testo in cui i ragazzi raccontano cosa significa vivere ogni giorno in un territorio spesso raccontato solo attraverso le lenti del disagio e della cronaca nera, e perché quella narrazione televisiva li fa sentire ridotti a una caricatura.
La lettera degli studenti di Caivano contro La Preside
Nel comunicato, gli studenti spiegano perché sentono il bisogno di intervenire. Una fiction che parla di scuola e che è ambientata nel loro stesso territorio non può lasciarli indifferenti.
«Caivano è una collettività tristemente martoriata dal pregiudizio generato da diversi casi di cronaca nera», scrivono. Un marchio che, spiegano, pesa ogni volta che parlano della loro scuola o semplicemente dicono da dove vengono.

Il testo è il racconto di chi vive quotidianamente quel luogo e si sente stanco di vedersi rappresentato sempre nello stesso modo. Gli studenti rivendicano il diritto a una narrazione più complessa, meno semplificata, soprattutto quando si tratta di un progetto sostenuto da fondi pubblici e destinato a un pubblico nazionale.
«Siamo stanchi dei pregiudizi»: il peso degli stereotipi sul territorio
Uno dei passaggi più forti della lettera riguarda il tema dello stigma. Vivere a Caivano, scrivono gli studenti, significa spesso dover dimostrare di non essere ciò che gli altri si aspettano.
«Vivere qui significa battersi ogni giorno contro lo stereotipo che dipinge questo paese come quello della criminalità organizzata», spiegano, ricordando però anche l’altra faccia della realtà.
C’è una parte di Caivano che lavora, studia, si impegna per la legalità e per un futuro diverso. Una maggioranza silenziosa che, secondo i ragazzi, raramente trova spazio nel racconto mediatico. «Gli sforzi della stragrande maggioranza dei cittadini non fanno audience», osservano con lucidità. Ed è proprio questo, secondo loro, il nodo del problema.
Una Caivano «che non esiste»: le critiche alla fiction Rai
Entrando nel merito della serie, gli studenti parlano apertamente di una narrazione che non riconoscono come vera.
«Il racconto Rai mostra all’Italia una Caivano che non corrisponde minimamente alla realtà», scrivono, accusando la fiction di stereotipare concetti complessi e di trasformare la loro comunità in una «buffa caricatura».
Nel comunicato non viene negata l’esistenza dei problemi. Al contrario, i ragazzi riconoscono che le difficoltà ci sono. Ma sottolineano anche che non sono diverse da quelle di tante altre periferie italiane, spesso raccontate con la stessa superficialità. Una semplificazione che finisce per oscurare la presenza di residenti onesti e di esperienze positive.
La Preside tra fiction e realtà: il rischio dell’eroe solitario
Un altro punto delicato riguarda la figura centrale della serie, la preside. Nella fiction viene presentata come una sorta di eroina solitaria, capace di combattere il crimine quasi da sola.
Gli studenti non mettono in discussione il lavoro reale di Eugenia Carfora, che definiscono «insindacabile». Ma pongono una questione di prospettiva.
Secondo loro, una rappresentazione così glorificata rischia di sminuire il lavoro collettivo. Quello di insegnanti, famiglie, associazioni e cittadini che ogni giorno contribuiscono al cambiamento del territorio. Una battaglia che, nella realtà, non è mai il frutto dell’azione di una sola persona.