Siamo abituati a considerare il potere come qualcosa di maschile e muscolare. Un privilegio che a volte sconfina nell’insolenza e nell’arroganza, talvolta persino nella coercizione. È così che spesso immaginiamo gli “uomini di potere”. Ed è così, in effetti, che sono alcuni di quelli che, in questo momento storico, hanno in mano le sorti del mondo. Ma, se proviamo a considerare la parola non come un sostantivo ma come un verbo, ovvero come l’infinito di “posso”, ecco che questo termine acquista nuove sfumature. E il potere si trasforma, da semplice e sterile esercizio di autorità, in facoltà di “poter fare” le cose. Nell’opportunità, cioè, di usare il proprio ruolo per intervenire sullo status quo, cambiandolo, migliorandolo, ponendosi come obiettivo il bene comune. È questo ciò che distingue i grandi leader da quelli pessimi oppure irrilevanti. Il fatto che impiegano lo strumento del potere per portare benefici non a se stessi, ma a tutti, alla collettività.

La preside su Rai 1 racconta una donna sola in una terra di frontiera

Quando nel 2007 Eugenia Carfora approdò a Caivano, Comune italiano in provincia di Napoli con 35.000 anime e una pessima fama di spaccio e malaffare, aveva 47 anni. Aveva appena vinto il concorso da dirigente scolastica, dopo una lunga esperienza sull’educazione interculturale e la dispersione scolastica nell’area Domiziana, e aveva una gran voglia di mettere a frutto le competenze acquisite, godendo di piena facoltà decisionale. Fu lei a scegliere quella “zona di frontiera”, un tempo feudo nobiliare e luogo strategico per il presidio militare, poi diventato negli anni ’70 il regno dell’edilizia popolare, il Bronx campano. Il primo incarico fu in un istituto comprensivo del primo ciclo.

La scuola diventa una possibilità di riscatto

Ci sono voluti pochi mesi per capire che non era lì a scaldare la sedia e che non era una preside normale. Era “quella matta della Carfora”. Una che si sognava di riportare i suoi studenti in classe andandoseli a riacciuffare uno a uno, strappandoli alla strada, tirandoli fuori dalle case. Essendo la scuola, nella sua visione, non tanto e non solo il luogo dove si apprendono le cose, ma lo spazio in cui si impara a vivere insieme, a praticare il “noi”. Per questo, la prima cosa che ha fatto è stata renderla più bella. In modo che andarci, e starci, fosse un piacere, non una tortura.

La forza di resistere e di non mollare

È stata lì 6 anni, facendosi molti nemici. Ché, se ti metti di buzzo buono a cambiare le cose, svegliando dal sonno un intero rione, rione malfamato, ParcoVerde, simbolo di una rinascita venuta male dopo il terremoto dell’Irpinia, è un attimo che chi fa di tutto per mantenerlo addormentato, traendone vantaggio, poi si arrabbia. E fa di tutto per mandarti via. Infatti, a un certo punto, Eugenia ci ha anche pensato di mollare il colpo, ma quando uno studente le ha detto «Se te ne vai, io vengo con te», ha capito che lì doveva restare. E che doveva fare di più.

Una battaglia vinta grazie alla volontà di tanti

Così nel 2013 è passata all’Istituto Francesco Morano, pure quello una scatola di degrado e diserzione. La carcassa di un fallimento educativo. Per riportarlo a essere una scuola come si deve, ha chiamato a raccolta una ciurma di volenterosi – docenti, studenti, genitori e comuni cittadini – che con secchio e ramazza l’hanno rimesso in piedi. Oggi è la metafora di un riscatto, un fiore all’occhiello per la comunità. L’antidoto più efficace all’altro Stato, quello che fino a ieri rubava il futuro a tanti giovani di qua. Insomma, una battaglia vinta.

L’istruzione come porta verso un futuro diverso

A dare voce e volto a questa eroina dei nostri tempi ci ha pensato Luisa Ranieri protagonista della nuova serie La preside in onda su Rai 1, che, dopo aver incontrato di persona Eugenia Carfora, ha deciso insieme al marito Luca Zingaretti di realizzare la serie sulla sua storia di coraggio e resilienza. Spiegando bene cosa succede quando uno si mette in testa di far funzionare le cose, andando contro tutti, mettendo a rischio persino la propria vita e i propri affetti. Perché le sfide impossibili richiedono tenacia e sacrificio. Ma i risultati ripagano di tutto. Ridare il futuro a potenziali ragazzi perduti, mediante l’istruzione, è il regalo più grande. Qualcosa di cui essere orgogliosi. E noi lo siamo di loro: Eugenia e Luisa, due donne mosse dalla stessa ambizione: usare la propria voce – il proprio “potere” – per rendere il mondo un posto migliore. Non c’era modo più proattivo e risoluto per iniziare, con ottimismo, l’anno nuovo.