La grande timidezza di Luisa Ranieri è insospettabile, guardandola sullo schermo, eppure lei ne parla come se fosse una compagna di vita. Un’amica-nemica invisibile all’origine delle sue scelte. «Non è mai stata schiacciante, ma tuttora la combatto per non subirla come quand’ero ragazzina» racconta. «Questo mestiere è stato la cura. È salvifico comunicare attraverso le vite degli altri».

La 52enne attrice napoletana ne ha interpretate molte, e memorabili: dalla sensuale zia Patrizia di È stata la mano di Dio alla diva Greta Cool di Parthenope, entrambi di Paolo Sorrentino, fino ad Alberta, la fondatrice della sartoria teatrale al centro di Diamanti di Ferzan Özpetek.

Luisa Ranieri torna in tv con La Preside

Il 12 gennaio arriva la più vulcanica di tutte. La Preside, in prima serata su Rai 1 con la regia di Luca Miniero , è la serie ispirata alla storia di Eugenia Carfora, responsabile dell’Istituto Francesco Morano di Caivano, che si è battuta contro l’abbandono scolastico nella periferia napoletana segnata da spaccio e malavita, strappando tanti ragazzi ai cattivi maestri della strada.

Ha ridato vita alle aule deserte, sfrattando chi le aveva perfino trasformate in magazzini o appartamenti abusivi. «Oggi è una scuola modello, dove il pomeriggio si fa musica e teatro; dalle finestre vedi alberi di limoni: non avremmo potuto usarla per raccontare com’era» continua l’attrice, insolitamente bionda nella fiction che ha anche prodotto.

Insieme al marito Luca Zingaretti ha infatti creato la società Zocotoco, dal nome di un gatto di famiglia, per realizzare spettacoli teatrali, televisivi e cinematografici. Oltre a Le indagini di Lolita Lobosco, attese su Rai 1 con la quarta stagione nel 2027, la coppia ha dato vita al cartone animato Food Wizards, su Rai Yoyo, e a un libro di ricette e giochi per divertire ed educare i bambini, A tavola con i Food Wizards di Sara Farnetti e Luisa Ranieri (Mondadori).

Luisa Ranieri racconta l’origine di La Preside: un incontro che ha cambiato tutto

Com’è nato il desiderio di raccontare l’esperienza alla base della serie La Preside?
«Anni fa ho visto un documentario di Domenico Iannaccone su Eugenia Carfora che mi ha fatto piangere (Come figli miei, ora su RaiPlay, ndr). Se ognuno quotidianamente facesse la sua parte, come lei, vivremmo in un posto migliore.

Era il 2019 e con Luca abbiamo subito pensato di realizzare un film o una serie tv. Abbiamo conosciuto Eugenia e ci siamo innamorati della sua energia mostruosa. Per aiutare i ragazzi che avevano lasciato gli studi, e non è una gioventù bruciata come si pensa, ha strappato tempo alla sua stessa famiglia. Dove lo Stato e la politica non ci sono, solo i singoli possono fare qualcosa».

Luisa Ranieri nella serie tv La Preside
Luisa Ranieri in una scena della serie La Preside: dal 12 gennaio su Rai 1 per la regia di Luca Miniero, è ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, dirigente dell’Istituto Francesco Morano di Caivano, in provincia di Napoli.

Non l’avete girata a Caivano.
«No, in altre periferie napoletane dove si intravede il mare: nella fiction rappresenta la bellezza della natura, dà speranza. Gli interni sono di una scuola dismessa di Roma, visto che quella di Caivano è completamente trasformata. Migliorarne l’aspetto era importante per Eugenia».

Nella serie la si vede tenere testa anche a un bidello strafottente che ha aperto una lavanderia nell’atrio. La considera un’eroina?
«Alcune cose sono raccontate con occhio divertito, per far arrivare la storia al pubblico, anche se non sono divertenti per niente. Non è stato facile trovare una chiave lieve, che rispecchiasse la vicenda senza tradirla. Eugenia Carfora è stata eroica – eccome! – in quel contesto: si è messa contro tutti, era considerata una persona faticosa, addirittura una nemica da chi si adagiava nello status quo. Penso che siano eroi, seppure sconosciuti, tutti quelli che si impegnano nel loro lavoro per il bene della comunità. Nella scuola sono tanti».

E spesso solitari.
«Per questo mi interessa raccontarli. Dovremmo valorizzarli anziché sottopagarli, hanno un ruolo importantissimo. Fanno la differenza anche se intorno hanno famiglie sgangherate oppure genitori non sempre all’altezza del compito».

Luisa Ranieri fotografata da Oskar Cecere
Maglia Sa Su Phi e pantaloni The Attico. Foto di Oskar Cecere

«Sono una madre bacchettona»: regole, figli e social network

A questo proposito, lei che madre è?
«Bacchettona. I compagni delle mie figlie (Emma e Bianca, di 15 e 10 anni, ndr) usavano TikTok già a 9 anni. A casa nostra ci sono regole che anche gli altri bambini devono rispettare: niente telefonini, per dire. Alcuni, venendo da noi, mi considerano troppo rigida.

So che non è facile per i genitori andare contro certe mode o attrattive del mondo. Io cerco di spiegare la mia posizione alle mie figlie in modo che non sentano solo la frustrazione, ma anche un senso di appartenenza. Dico loro: “Noi siamo una famiglia diversa, che considera alcune cose sbagliate e, quindi, non le fa”».

Pensa sia utile vietare i social?
«Almeno fino a una certa età, sì. Mostrano solo ciò che è bello e desiderabile, come se i problemi non facessero parte della vita. Il risultato è un’invidia sociale molto più diffusa di prima. Sono preoccupata, perché mi pare una strada senza ritorno, un segno di povertà culturale, oltre che di grande solitudine, anche degli adulti. Dovremmo favorire quei rapporti personali che tutte queste app sembrano aver sostituito».

E riesce a convincere le sue figlie?
«Opporsi ai genitori fa parte dell’adolescenza, ma tengo duro sperando che un giorno capiscano. Come, in fondo, è successo a me. Mi sono ritrovata a somigliare a mia madre, anche se da ragazza la contestavo».

È stata severa?
«Sarà per via della separazione da mio padre, ma prendeva posizioni forti. Mi diceva cose tipo: “Gli altri rientrano tardi la sera? A te è andata male. Non si fa qualcosa solo perché la fanno gli altri. Hai 15 anni e siamo a Napoli”. Perciò uscivo solo con mio fratello. Avevo pochi soldi da spendere, e anche questo penso sia educativo: le libertà si devono conquistare poco alla volta».

Luisa Ranieri fotografata da Oskar Cecere
Giacca e scarpe, tutto The Attico. Foto di Oskar Cecere

Timidezza, cliché e scelte controcorrente: il percorso di un’attrice fuori dagli stereotipi

È strano immaginarla timida: contrasta con l’idea che i napoletani siano spontanei ed estroversi.
«Per molti anni non ho recitato in napoletano proprio per sfuggire a questo cliché. Sono sempre stata un passo indietro, sono così per carattere: la riservatezza è un tratto della mia famiglia che non mi dispiace. Mica devo devo fare ’o pupazzo perché sono napoletana, non siamo tutti tarantella e Pulcinella (ride, ndr)».

Quando si era iscritta a Giurisprudenza che cosa pensava di fare?
«Volevo entrare in magistratura, forse perché ero attratta dalla dinamica dei processi in cui ognuno racconta una verità diversa.

Lo dico anche alle mie figlie: per capire chi sei e cosa vuoi devi andare avanti per tentativi ed errori, uscire dal tuo guscio e fare esperienze che non pensavi ti piacessero».

Come è successo a lei? Ha iniziato con una pubblicità diventata un tormentone, quella dello slogan “Anto’ fa caldo”, e il film Il principe e il pirata di Leonardo Pieraccioni.
«Ho deciso di recitare solo a 24 anni perché una parte di me non se lo concedeva, a proposito di timidezza. Lo spot era un lavoro per mantenermi mentre cercavo ruoli da attrice, il mio vero obiettivo, ma quel clamore mi aveva spaventato, temevo di diventare una meteora. Il debutto al cinema lo ricordo come una bella esperienza».

Sorrentino, Özpetek e i ruoli che hanno cambiato tutto

Ha una carriera trasversale: teatro, cinema, televisione. Quali sono stati i punti di svolta?
«I registi che mi hanno valorizzata di più sono Paolo Sorrentino e Ferzan Özpetek. I personaggi di Sorrentino sono arrivati come un regalo, mi hanno permesso di andare a festival importanti e agli Oscar. Özpetek è il regista che mi ha diretta in più film (Allacciate le cinture, Napoli velata, Nuovo Olimpo e Diamanti, ndr)».

Con suo marito Luca Zingaretti è stato facile trovare l’equilibro tra vita professionale e familiare?
«Ridiamo o ci arrabbiamo per le stesse cose. Condividiamo una passione, collaborare ci è venuto naturale e nella produzione abbiamo ruoli diversi, senza sforzo. Luca è una persona speciale e un uomo molto intelligente. Non è facile tra gli attori trovare tanta generosità, e lo dico da collega. Poi ha una stima infinita per le donne, sostiene che sono più lungimiranti».

Quest’anno lei è anche volto del Calendario Pirelli. Che rapporto ha con la bellezza e l’età?
«Chi se l’aspettava… Non sono brava a posare, perché la fotografia è statica e io mi vedo meglio in movimento. Nei film non mi disturba ritrovarmi diversa o invecchiata. Poi magari mi prende un colpo a rivedermi bionda con le movenze di un’altra, ma fa parte del gioco. Per il resto sono come tutte, a volte mi vedo bene e a volte no. Mi preoccupa la ruga in più, ma non ne sono ossessionata. E allo specchio mi guardo il giusto».

Luisa Ranieri in uno scatto del Calendario Pirelli 2026
Luisa Ranieri ritratta dal fotografo norvegese Sølve Sundsbø nel nuovo Calendario Pirelli, dedicato agli elementi della natura. L’attrice napoletana interpreta il vento. Accanto a lei, tra le 11 protagoniste di The Cal 2026, Isabella Rossellini, Venus Williams, Tilda Swinton, Eva Herzigova.