Prima degli attentati che terrorizzarono gli Stati Uniti per quasi vent’anni, Ted Kaczynski era un giovanissimo talento della matematica entrato ad Harvard a 16 anni. Il film Unabomber, diretto da Janus Metz e disponibile su Netflix dal 25 settembre, torna alle origini di una delle più lunghe cacce all’uomo dell’FBI. E mette al centro anche un capitolo controverso della sua giovinezza: gli esperimenti psicologici ai quali partecipò all’università.

La storia vera di Unabomber, però, è complessa e per alcuni versi davvero inspiegabile. Kaczynski passò dalle aule di Harvard a una vita quasi completamente isolata nei boschi del Montana. Poi, nel 1978, iniziò una campagna di attentati destinata a durare 17 anni. L’FBI avrebbe impiegato fino al 1996 per dare finalmente un volto all’uomo che cercava.

Unabomber su Netflix: la storia vera di Ted Kaczynski

Il film di Janus Metz, tra le nuove uscite di film e serie tv di questo settembre, sceglie di raccontare Kaczynski attraverso due momenti molto lontani della sua vita. Da una parte c’è il giovane studente di Harvard, interpretato da Jacob Tremblay. Dall’altra c’è l’indagine che, molti anni dopo, cerca di individuare l’uomo conosciuto come Unabomber. Nel cast ci sono anche Russell Crowe, Shailene Woodley e Annabelle Wallis.

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Theodore John Kaczynski arrivò ad Harvard nell’autunno del 1958. Aveva appena 16 anni ed era considerato un talento precoce della matematica. Chi lo ricordava all’università lo descrisse in seguito come un ragazzo molto riservato e poco incline a socializzare.

Si laureò nel 1962 e proseguì gli studi all’Università del Michigan, dove conseguì un dottorato in matematica. Nel 1967 diventò assistant professor alla University of California, a Berkeley. Due anni dopo lasciò improvvisamente l’incarico.

Nel 1971 cambio vita radicalmente. Si trasferì in una piccola baita vicino a Lincoln, in Montana, cercando un’esistenza lontana dalla società industriale. Quel rifugio spartano sarebbe diventato, molti anni più tardi, il luogo decisivo dell’indagine dell’FBI.

Gli esperimenti psicologici ad Harvard

È uno degli elementi sui quali Unabomber concentra maggiormente l’attenzione. Durante gli anni ad Harvard, Kaczynski partecipò infatti a un lungo studio psicologico diretto dal professor Henry Murray, interpretato nel film da Russell Crowe.

Lo studio, denominato Multiform Assessments of Personality Development Among Gifted College Men, coinvolgeva studenti universitari e durò per Kaczynski circa tre anni. I partecipanti affrontavano anche sessioni concepite per sottoporli a forte pressione psicologica. Luci intense, telecamere ed elettrodi accompagnavano confronti nei quali le loro convinzioni venivano messe duramente in discussione.

una scena del film Unabomber, con Jacob Tremblay e Russell Crowe

È un dettaglio importante, ma anche uno dei più delicati dell’intera storia. Negli anni sono state avanzate ipotesi sull’influenza che quell’esperienza potrebbe avere avuto sul giovane Kaczynski: tracciare una linea diretta tra quegli esperimenti e la violenza che sarebbe arrivata anni dopo.

C’è anche un particolare che aiuta a separare i fatti dalle suggestioni nate intorno alla vicenda. Non ci sono prove che Kaczynski sia stato sottoposto a LSD durante lo studio di Murray. Lo stesso Kaczynski non ricordava di aver assunto quella sostanza nell’ambito dell’esperimento. Netflix non a caso definisce Unabomber un dramma «ispirato a eventi reali», ma non un documentario.

Dalla baita nel Montana agli attentati di Unabomber

Il primo attentato attribuito a Kaczynski risale al 1978. Un pacco venne trovato in un parcheggio dell’University of Illinois Chicago Circle Campus e successivamente esplose, ferendo una persona. Da quel momento cominciò l’incubo per cittadini ed investigatori.

Nell’arco di 17 anni Kaczynski collocò o spedì 16 ordigni. Gli attacchi provocarono tre morti e quasi due dozzine di feriti. Tra gli obiettivi comparivano università, persone legate al mondo accademico, compagnie aeree e figure connesse alla tecnologia e all’industria.

Anche il nome con cui sarebbe diventato famoso nacque dall’indagine. L’FBI chiamò il caso UNABOM, abbreviazione legata agli obiettivi universitari e aerei, UNiversity and Airline BOMbing. Da quella sigla derivò poi il soprannome “Unabomber”.

Per anni, tuttavia, gli investigatori non conoscevano l’identità dell’uomo che stavano cercando. Kaczynski riusciva a lasciare pochissime tracce utili. Era un fantasma. La svolta sarebbe arrivata non da una scena del crimine, ma dalle sue parole.

Il manifesto e l’errore che portò l’FBI a Ted Kaczynski

Nel 1995 Unabomber inviò alle autorità un lungo testo, nel quale esponeva le proprie idee contro la società industriale e tecnologica. Chiese che questa sorta di manifesto venisse pubblicato, promettendo in cambio di interrompere gli attentati.

La decisione pose le autorità davanti a un dilemma. Alla fine il direttore dell’FBI Louis Freeh e l’Attorney General Janet Reno approvarono la pubblicazione. La speranza era semplice: qualcuno avrebbe potuto riconoscere l’autore attraverso le sue idee e, soprattutto, attraverso il suo modo di scrivere.

Fu proprio quello che accadde. Linda Patrik, moglie di David Kaczynski, fratello di Ted, notò delle somiglianze. David iniziò così a considerare la possibilità che dietro Unabomber potesse esserci suo fratello.

Attraverso un avvocato arrivarono all’FBI alcuni vecchi scritti di Kaczynski. Gli investigatori confrontarono quei testi con il manifesto e individuarono corrispondenze linguistiche significative. Le somiglianze, unite agli altri elementi raccolti durante l’indagine, contribuirono a ottenere un mandato per perquisire la baita nel Montana.

È uno degli aspetti più singolari del caso. Dopo anni di indagini, furono anche le parole scelte da Kaczynski a stringere il cerchio intorno a lui.

Come finì la storia vera di Unabomber

Il 3 aprile 1996 gli agenti arrivarono alla piccola baita vicino a Lincoln, nel Montana, e arrestarono Ted Kaczynski.

La perquisizione fornì agli investigatori una quantità enorme di prove. L’FBI riferisce di avere trovato componenti per ordigni, migliaia di pagine manoscritte e annotazioni relative agli attentati. Nella baita c’era anche un ordigno pronto per essere spedito.

Nel gennaio 1998 Kaczynski si dichiarò colpevole e ricevette una condanna all’ergastolo. Si chiudeva così una caccia durata quasi due decenni.

L’FBI tra cinema e serie tv

La lunga caccia a Unabomber conferma quanto le grandi indagini dell’FBI abbiano materiale da racconto. Non sorprende che l’agenzia federale sia diventata una presenza ricorrente anche sullo schermo, tra casi reali e pura fiction. Netflix le ha riservato un ruolo centrale anche in The Night Agent 3, tra agenti federali, cospirazioni e nuovi equilibri.

Nel caso di Unabomber, però, dietro la tensione cinematografica resta un’indagine realmente durata quasi vent’anni: una ricerca che parte con un sedicenne brillante che entra ad Harvard molto prima dei suoi coetanei, e termina con l’uomo cui il Federal Bureau diede la caccia per anni.