«Chi si ferma fa le uova», «Chi non si ferma fa la Storia», «Chi si ferma sta in dogana». Le descrizioni dei post di @tonycocazero, il nuovo profilo di Tony Effe, sono tra genio e ridicolo come le strofe delle sue canzoni. Da quando ha aperto una pagina per condividere il suo percorso di disintossicazione (qui il gioco di parole con la Coca Zero per cui non serve una laurea), il trapper ha conquistato un pubblico sempre più ampio. Io e le mie amiche ci mandiamo le sue massime delle 07 tutte le mattine, e svegliarsi con lui ormai è diventato un rito.

Ho visto nuovi profili di coetanei e ragazzi più piccoli apparire con obiettivi simili – da chi condivide il percorso verso il dimagrimento, chi la dieta – e anche lui spesso reposta giovani che lo taggano mostrandogli di essersi ispirati ai suoi consigli. In pochissimo tempo, la pagina è diventata una community aperta a tutti, con una velocità e un’affezione che fanno pensare a un piccolo movimento.

Il corpo nel rap, outfit prima dell’outfit

Michele “Wad” Caporosso, giornalista e autore di Say Waaad a Radio Deejay parla di un fenomeno che è partito generazioni fa negli Stati Uniti. Il mondo della musica underground ha da sempre come obiettivo quello della rivalsa sociale, e una volta raggiunti gli obiettivi economici, il lusso successivo è prendersi cura di sé.

Ma c’è di più: come racconta Caporosso, nel rap il fisico è parte dell’outfit, contribuisce a conferire la cosiddetta street credibility, la credibilità di chi si è guadagnato il rispetto della strada (ad oggi soprattutto in senso figurato). Negli Stati Uniti, LL Cool J, 50 Cent e Notorious B.I.G. hanno fatto da pionieri, e ora seguono a ruota personaggi come Guè e Tony Effe. Caporosso cita Tony Boy, promessa della scena che vanta tre dischi di platino, come esempio di una sorta di contro-movimento, in cui si rifiuta di indossare il fisico da rivista per farsi giudicare solo per le barre.

La disciplina è il nuovo lusso

Ma nella ricerca del corpo perfetto oggi sembra esserci altro: «Se negli anni Ottanta il fisico serviva per dimostrare di essere forti», spiega, «oggi il vero lusso è la disciplina». In un mondo in cui si può avere tutto, fare delle rinunce e concentrarsi su ciò che è sano è un modo per dimostrarsi superiori.

E l’aspirazione a potersi dire completi, sani dentro e fuori, è sicuramente gasolio per ragazzi che arrivano dal niente, che hanno sempre pensato di poter diventare solo dei poco di buono. Lo ha raccontato più volte Marracash, che della terapia e di problemi come insonnia e dipendenze non ha fatto mistero. E allora perché è Tony Effe a catturare così tanta attenzione?

Sicuramente, come ha raccontato Giulia De Lellis – influencer, compagna di Tony e madre della figlia, Priscilla – c’è il magnetismo dell’esagerazione. La sua auto-narrazione eroica è qualcosa a cui ci ha abituato sin dai tempi della Dark Polo Gang, e vederlo «sostituire le sue dipendenze con altre più sane» è irresistibile.

Selvaggia Lucarelli, intervistandola, lo paragona a Forrest Gump, perché non è raro vederlo fare mini-maratone anche più volte al giorno. Ma io credo che a fare la differenza sia quella volontà, seppur nascosta sotto a mille retoriche e trovate di marketing, di mostrarsi fragili e lasciarsi “abbracciare” dai follower.

Il viaggio dell’eroe di Tony è la nostra epica preferita

Non seguiamo Tony per prenderlo in giro, ma perché sotto sotto siamo felici che abbia smesso di farsi del male e stia tentando di vivere una vita sana. Vogliamo vederlo riuscire a spaccare i mattoni nella scuola del maestro Shifu, pur consapevoli che non diventerà mai un vero ninja (scusa Tony).

Mentre finisco di scrivere, lui ha pubblicato su entrambi i suoi profili il messaggio «OGGI SONO TRISTE MI MANCA LA MIA FAMIGLIA NON STO DORMENDO STO A PEZZI». Proprio così, in grassetto e senza punteggiatura. Poteva continuare a postare reel di allenamenti e abbracci coi bambini cinesi, ma invece ancora una volta ha condiviso la fatica, anche psicologica, del suo percorso. Coi suoi modi, perché sicuramente sarà seguita da uno dei suoi «Chi si ferma…», ma è importante anche così.

@tonycocazero, «MATTONI SU MATTONI»

Un compagno di Università di mio fratello, quando gli chiedo che ne pensa del fenomeno Coca Zero, risponde: «Dà il buon esempio senza tradirsi, rispetto». E credo che stia tutto qua: nessuno, guardando Tony, ci vede un guru, l’idolo che ha cercato di fingersi dai tempi di Sportswear. @tonycocazero è un padre che vuole essere un uomo migliore, un ragazzo che mostra la fatica di cambiare, che si presta alla terapia tradizionale (ne parla tra una flessione e l’altra in un reel) e a quella orientale delle scuole cinesi.

Se i trapper sono stati il simbolo del patriarcato ignorante e indifferente a tutto, oggi Tony torna a farsi pioniere, ma di un movimento che stavamo aspettando raggiungesse la manosphere da tempo. Una prima sorta di decostruzione – forse, speranzosamente – che passa per il corpo, la mente, lo spirito. E che, se mostrata senza sconti, può fare aprire gli occhi a molti.

Se Tony rende cool la sofferenza, senza limitarsi a fare la lezione una volta raggiunto lo stato di benessere, forse in molti cominceranno a vederla sotto una luce diversa. Un concetto che esprime al meglio lui, nell’ultimo reel (in cui si colpisce il petto con un mattone): «MATTONI SU MATTONI COSTRUISCONO SOLIDE REALTÀ».