Due fiction e un gossip. Da qualche settimana Matteo Martari è tornato tra noi e non solo con la seconda stagione di Maschi veri, la serie di Netflix su quattro amici 40enni alle prese, negli affetti e nel lavoro, con un modello di mascolinità in crisi. Lo vediamo anche su Rai1 in: Libera – Il caso Elena Palma, con Lunetta Savino nel ruolo di un’integerrima giudice, Libera Orlando, e lui in quelli di un ex detenuto, Pietro Zanon, che collabora a varie indagini e ha scoperto a sorpresa di essere il padre della nipote 16enne di lei. La serie, in onda la domenica sera fino all’8 novembre, ha una trama complessa. Libera cerca da anni la verità sulla morte di sua figlia Bianca, che aveva avuto una storia proprio con Pietro che, quando risulta essere il padre della ragazzina, inizia a cambiare vita e a costruire quella relazione inaspettata con lei.

Mentre vanno in onda le due fiction, il 42enne attore riappare anche nelle cronache rosa per un presunto amore con Emma Marrone di cui si era già parlato l’anno scorso. Galeotto delle chiacchiere, se non della liaison visto che non ci sono foto né commenti dei due protagonisti, fu il videoclip della canzone Apnea in cui lui appare con la cantante. Solo lavoro? Lui non ne parla.

Chi è Matteo Martari: dalla moda alla recitazione

Nato e cresciuto a Verona, Martari si trasferisce 21enne a Milano e, visto il physique du rôle, fa il fotomodello per i più importanti marchi di moda. Il suo vero desiderio è però diventare attore, così frequenta la scuola di Quelli di Grock e, tra il 2012 e il 2013, va in scena con i primi spettacoli teatrali. Poi si trasferisce a Roma alla conquista di ruoli al cinema (La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi, La dea fortuna di Ferzan Özpetek) e soprattutto in tv (tra i titoli di maggiore successo, Un passo dal cielo nel 2017 e Bella da morire nel 2020).

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Libera e Pietro Zanon: cosa ha imparato Matteo Martari sulla paternità

Come si è calato nel ruolo di Pietro che, all’improvviso, si scopre padre?

«Non ho figli ma ho capito quanto debba essere complessa la paternità proprio vedendo il mio personaggio. Se nella prima stagione della serie si è misurato con la scoperta di avere una figlia già adolescente, nella seconda lo vediamo approfondire quel rapporto e mettere in atto dei cambiamenti per se stesso e per la ragazza: frequenta un centro studi per diplomarsi, lavora con il padre nel ristorante. Riesce a farlo senza perdere la sua natura spontanea e, in questa seconda stagione, ha una nuova storia d’amore. Quello che più mi ha fatto riflettere è quanto gli errori di un genitore, anche i più grandi, siano fatti con l’intento di aiutare e proteggere i figli».

Ha pensato anche ai suoi, di genitori?

«In generale penso che si debba imparare a perdonarli perché, a parte rari casi finiti in cronaca, madri e padri sbagliano nella convinzione di fare qualcosa di buono. E poi sbagliare è inevitabile».

Dalla panetteria a Milano: i primi lavori di Matteo Martari

Lei ha lavorato fin da adolescente in una panetteria, prima di trasferirsi a Milano per fare il modello e poi l’attore. I suoi come hanno reagito alle sue scelte?

«Sono figlio unico ma non di quelli che i genitori caricano di attenzioni: mi hanno sempre lasciato libero di scegliere e quindi non posso che ringraziarli. Mi sento molto fortunato in questo senso».

Non è stato faticoso, da adolescente, lavorare in una panetteria con i turni di notte?

«Se è per questo ho fatto il cameriere già a 14 anni, sul lago di Garda. Poi un mio amico aveva un panificio a gestione famigliare e sono andato lì ma devo dire che, a parte gli orari notturni, mi ha sempre affascinato fare il pane».

Lo fa ancora qualche volta?

«Da quando mi sono tolto il grembiule e ho lasciato il panificio l’ho fatto solo una volta, per cercare di conquistare una ragazza. Perché avendo frequentato la scuola alberghiera me la cavo bene ai fornelli, pur non facendolo più così spesso».

E com’è andata?

«Con la ragazza bene, direi. Con il pane meno, perché poi ho smesso di farlo (ride, ndr)».

Recitare è un sogno d’infanzia

Ha fatto mille lavori prima di recitare. Quando è nato il desiderio di diventare attore?

«Forse l’ho sempre desiderato. Mia madre diceva che da piccolo, in vacanza, ideavo spettacolini con un amico e insieme costringevamo genitori e amici ad assistere. Poi la vita mi ha portato altrove, perché per studiare e intraprendere il percorso di attore devi avere tempo e risorse economiche. Io me lo sono potuto permettere solo a 30 anni, con già oltre 15 anni di lavoro alle spalle».

L’esperienza nella moda l’ha aiutata?

«È stata una fortuna perché venivo scelto facilmente, non per meriti ma perché funzionavo, però quello del fotomodello è stato letteralmente solo un lavoro per me. Mi ha dato l’occasione di viaggiare molto, per 4 o 5 anni, e di imparare tre lingue. Poi intorno ai 22-23 anni ho iniziato a sentire che mi mancava qualcosa ed è emersa la consapevolezza di voler recitare. Perfino posando per le foto mi inventavo delle back stories che tenevo per me».

Massimo in Maschi veri: «Per interpretare non devi giudicare»

È stato difficile interpretare Maschi veri con un personaggio come Massimo, con la sua idea datata dei rapporti tra i sessi e le battute politicamente scorrette?

«Confesso che quando mi hanno fatto leggere il copione delle prime puntate ho chiamato in produzione un po’ allarmato, pensando che non sarei stato capace di dire certe battute. Nella nuova stagione, per esempio, Massimo trova un nuovo lavoro e dice agli amici: “Il mio capo è una donna”, cosa che evidentemente non gli va giù… Poi ho capito che, per interpretare un personaggio, devi imparare a non giudicarlo. Ho anche riflettuto su me stesso, su quale fosse la mia posizione su questi argomenti. Per fortuna sono cresciuto con un senso del rispetto e del dialogo, oltre che dell’ascolto».

Maschi veri anche fuori dal set: la chat con Lastrico, Montanari e Sermonti

A quanto pare è diventato molto amico dei suoi co-protagonisti Maurizio Lastrico, Francesco Montanari e Pietro Sermonti. Succede spesso?

«No, anzi è raro, perché noi attori siamo come dei circensi, ci spostiamo da un set all’altro. Durante le riprese siamo tutti come una grande famiglia ma poi ognuno va per la sua strada, forse è inevitabile nel nostro ambito. Invece noi abbiamo continuato a frequentarci, un po’ perché siamo stati in sintonia, un po’ perché abbiamo passioni in comune. E abbiamo una chat che si chiama proprio “Maschi veri”».