Secondo una recente indagine condotta da Gipd, associazione che riunisce oltre 4.500 direttori delle risorse umane di aziende, l’aspirazione numero uno espressa dai giovani nel corso dei colloqui di selezione è lo smart working. Che, insieme all’orario flessibile, batte qualsiasi altro desiderio e sta più a cuore della retribuzione. Bravi ragazzi, più interessati alla qualità della vita che ai soldi e alla carriera, ho pensato di getto non appena letta la notizia. Poi mi sono fermata un attimo a riflettere e una domanda ha preso corpo all’improvviso nella mia mente, trascinandosi dietro ricordi a raffica: ma saranno consapevoli, questi giovani, che così perdono l’occasione di scoprire cosa significa avere dei colleghi con cui lavorare gomito a gomito?

Colleghi a portata di scrivania: gli scambi come motore creativo

Chiacchiere alla macchinetta del caffè, confidenze in sala mensa. E tantissimi momenti di confronto, che a volte durano un po’ troppo, ma sono terreno fertile per far fiorire, con la collaborazione di tutti, idee precise e articolate. «Il lavoro di gruppo in presenza è un motore creativo: il confronto continuo con i colleghi porta spunti che altrimenti difficilmente prendono corpo» conferma Eleonora Sellitto, psicologa e sessuologa a Roma. «Ogni scambio diventa occasione di crescita, non solo professionale ma anche emotiva. Esperienze, consigli e competenze diverse si intrecciano, arricchendo il progetto e le persone che se ne occupano».

Affrontare le tensioni (in diretta) aiuta a rafforzarsi

Te ne accorgi col senno di poi, ma anche i litigi possono finire per arricchire il tuo bagaglio personale. E coi colleghi in presenza, non puoi disattivare la telecamera o interrompere la videocall: sei costretta ad affrontare, in diretta, i conflitti. «La gestione di tensioni e divergenze all’interno di un gruppo è una palestra preziosa: obbliga a confrontarsi con prospettive differenti e ad allenare la tolleranza alla frustrazione» spiega la dottoressa Sellitto. «Se evitiamo costantemente lo scontro, il cervello finisce per convincersi che non siamo in grado di fronteggiarlo e rafforza un meccanismo di evitamento. Al contrario, discutere in modo costruttivo stimola aree cognitive e logiche, favorisce la concentrazione, aiuta a sviluppare intelligenza emotiva e capacità di problem solving. In questo senso, anche uno scambio acceso – ovviamente se non degenera e resta all’insegna del rispetto reciproco – rappresenta un’occasione di crescita e di rafforzamento delle nostre risorse».

Colleghi a portata di scrivania, balsamo antistress

Specie nelle giornate più stressanti, quando ci aspettano riunioni impegnative e scadenze da rispettare, la colleganza può essere di grande supporto, mentre la solitudine lavorativa tende a peggiorare l’ansia. «Quando lavoriamo in presenza, il gruppo diventa una sorta di cuscinetto contro lo stress» conferma l’esperta. «La condivisione in tempo reale delle preoccupazioni con chi sta vivendo la stessa situazione abbassa immediatamente la loro intensità: non è più un peso individuale, ma qualcosa che si affronta insieme. Anche le regole che negli ambienti di lavoro vanno rispettate (incluse le norme non scritte, di buona educazione, come non monopolizzare le riunioni, evitare di parlare a voce troppo alta, ricordarsi di salutare quando si entra in ufficio), in realtà hanno un ruolo di contenimento: forniscono argini entro cui muoverci e rendono più semplice concentrarsi e raggiungere l’obiettivo, senza la sensazione di smarrimento che nasce dall’assenza di riferimenti. In solitudine lo stress tende ad amplificarsi, in compagnia trova uno spazio per sciogliersi».

Le due facce della competizione

E cosa dire della sensazione che affiora quando si è parte di un gruppo che punta a un risultato comune? «Il senso di appartenenza che nasce in questi contesti è potente, capace di far emergere risorse che da soli non avremmo nemmeno immaginato di possedere» osserva Sellitto. «Qui la competizione gioca un ruolo delicato: può essere uno stimolo prezioso o trasformarsi in un veleno che logora rapporti e motivazione. Una competizione sana nasce da autostima, rispetto e capacità di apprendere dagli altri. Significa guardare a chi riesce meglio non con invidia, ma con curiosità, trasformando i successi altrui in un esempio da seguire. La cultura aziendale è decisiva: un ambiente che valorizza la collaborazione rende la competizione un motore di crescita, non un freno».

Colleghi a portata di scrivania: una rete per il futuro

Avere colleghi a portata di scrivania spesso rappresenta anche una porta aperta verso il domani. «Il contatto quotidiano crea legami che possono trasformarsi in collaborazioni future e occasioni lavorative inaspettate» aggiunge la dottoressa Sellitto. «Lavorare insieme consente di costruire una solida rete di contatti, che potrebbero tornarci molto utili qualora volessimo scrivere un nuovo capitolo professionale della nostra vita, o anche metterci in proprio».

Quando la colleganza fa l’upgrade e diventa amicizia

Per concludere, c’è l’aspetto più bello e appagante: tra colleghi, a volte, nascono vere amicizie. «Non capita sempre, ma quando succede è un regalo» dice la dottoressa Sellitto. «I pranzi assieme, le piccole celebrazioni, gli sfoghi e le risate tra le scrivanie diventano mattoni di un legame che talvolta dura ben oltre l’orario d’ufficio. Ritrovarsi fianco a fianco, ogni giorno, crea complicità e confidenza, e può trasformare una semplice collega in una persona davvero importante. Un valore aggiunto che chi lavora in solitudine si perde. Ed è un peccato perché, alla fine, l’amicizia nata in ufficio è il benefit più prezioso che ci sia».