Bastano 36 ore per fare il giro del mondo in aereo: lo ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea anche come questo periodo di tempo sia molto più basso di quello di incubazione della maggior parte delle malattie infettive. Significa che potrebbe capitare di ammalarsi mentre si è in viaggio verso la meta tanto desiderata, senza neppure accorgersi. Per evitare spiacevoli sorprese e rovinarsi le vacanze, dunque, è bene prestare attenzione ad alcune norme di igiene e ai consigli degli esperti.

Più globalizzazione, più rischi

La quota di viaggiatori nel mondo è in continuo aumento: basti pensare che ogni anno 1 miliardi di persone si sposta per piacere o per lavoro. Se il miglioramento delle rotte aeree (o ferroviarie o stradali) sono un aspetto positivo della globalizzazione, d’altro canto aumentano anche i rischi «di ammalarsi e di diventare un veicolo di infezione per altre persone una volta tornati a casa», come spiega ancora l’ISS, ricordando che, secondo il ministero della Salute, 18 milioni di italiani «partono ogni anno per località estere, spesso tropicali». Luoghi meravigliosi, ma per i quali occorrono più accortezze sanitarie.

I rischi delle mete tropicali

«La patologia più comune, specie se si soggiorna in aree tropicali, è la diarrea del viaggiatore, che colpisce nel 30-40% dei casi», premette Marco Falcone, segretario della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali. «Si tratta di zone in cui le norme igieniche di preparazione dei cibi e, in alcuni casi, di trattamento anche delle bevande, sono differenti rispetto a quelle dei paesi occidentali. Ma si tratta comunque di una patologia comune e semplice da curare, ricorrendo ad antibiotici e antidiarroici. È importante ricordare, però, che a seconda del Paese in cui si viaggia possono esserci raccomandazioni specifiche, fornite dal proprio medico, dalle Asl o dagli uffici di igiene nel proprio territorio», aggiunge Falcone.

Acqua e cibo, a cosa stare attenti

Il primo consiglio elementare è dunque di non bere acqua che non sia imbottigliata – conferma Falcone – Lo stesso vale per il consumo di cibi non ben cotti o addirittura crudi, che andrebbe assolutamente evitato. Purtroppo in certe aree questa raccomandazione vale anche per la frutta e la verdura cruda: il rischio che non sia ben lavata o che sia stata lavata con acqua che contiene potenzialmente batteri la rende sconsigliata. Una conseguenza, infatti, potrebbe essere la possibilità di gastroenteriti batteriche. In alcuni Paesi, poi, esiste anche il rischio di colera, per cui si raccomanda una profilassi specifica».

Le conseguenze sul microbiota

Anche il solo cambio di abitudini, inoltre, potrebbe portare a squilibri a livello del microbiota, anche senza imbattersi in batteri o virus specifici. A cambiare è semplicemente la flora intestinale: «Spesso si tende a dormire di meno e a mangiare e bere di più: è molto frequente, per esempio, soffrire di stipsi anche solo per il cambio di abitudini alimentari. Oppure può capitare di mangiare fuori più spesso o di assaggiare piatti inusuali: in soggetti più a rischio questo può portare a gastriti o disturbi analoghi, che però si possono controllare o risolvere con prodotti anti-reflusso e anti-acidi in generale», conferma Falcone.

Le malattie da insetti

Un altro fronte riguarda poi le malattie trasmesse da insetti. «Quando si viaggia in zone tropicali, per esempio, è raccomandata la profilassi antimalarica, specie se si è diretti in Africa o in aree dove la malaria è presente, perché si tratta di una patologia potenzialmente mortale – sottolinea l’esperto – Ma è sufficiente seguire la terapia, assumendo il farmaco indicato il giorno prima della partenza, che protegge anche in caso di puntura. Poi esistono vaccinazioni consigliate a seconda della meta, come contro l’epatite A, oppure in certi casi obbligatorie, come per esempio contro la febbre gialla».

Le zecche: come proteggersi, anche in Italia

Se alcune malattie come Zika e Dengue sono presenti soprattutto in determinare zone (Sud America, Medioriente, ma anche nord Africa come per la West Nile), le zecche sono ormai molto diffuse anche in Italia, in particolare nel nord-est: «Il ciclo di vita inizia proprio nel periodo primaverile per culminare in estate: si trovano soprattutto in ambienti agricoli e montani, quindi per le escursioni è bene indossare pantaloni lunghi e scarpe chiuse, per proteggere le gambe. Possono dare la malattia di Lyme, curabile con antibiotici, ma anche encefaliti molto severe, che colpiscono il sistema nervoso centrale. Per questo è consigliata la vaccinazione se si è diretti in zone come quelle del Trentino e delle Dolomiti», ricorda il segretario SIMIT.

L’umidità, le donne e il rischio cistite

Con il caldo estivo e la maggior sudorazione, ma soprattutto l’aumento dell’umidità, è possibile incappare anche in infezioni delle vie urinarie, come le cistiti, «con una maggior incidenza tra le donne, in particolare giovani, e in soggetti predisposti – ricorda Falcone – Il rischio non è legato, in questo caso, alla vacanza in sé, quanto dalla maggior umidità, specie in soggetti più sessualmente attivi. È un fattore di rischio che non è legato alla geografia, ma alle condizioni. Comunque si risolve facilmente con antibiotici specifici».

Proteggere mani e piedi dai funghi

Fondamentale ovunque e per chiunque, inoltre, prestare attenzione a dove si mettono mani e piedi: il lavaggio delle mani è raccomandato dappertutto, ma soprattutto in zone dove l’igiene dovesse essere minore; quanto ai piedi, «è più facile andare incontro a micosi cutanee, quindi a funghi, in estate e soprattutto in ambienti come piscine, bagni turchi, ecc. dove l’umidità è maggiore», sottolinea l’esperto della SIMIT. Tra i consigli ci sono anche di non condividere asciugamani o indumenti come scarpe e calze, mentre tra rimedi si va da creme per il trattamento topico a terapie farmacologiche, laddove indicato dal medico.

Proteggere anche i muscoli

Sembra scontato, ma quando si è in vacanza si è portati ad alternare periodi di relax a momenti di maggior attività fisica, con nuotate, passeggiate ed escursioni, a volte anche più impegnative o su terreni irregolari. Per questo il rischio di infortuni può aumentare, con contratture, stiramenti o persino infortuni di maggiore entità. Il passaggio dalla vita sedentaria a quella più intensa, infatti, può portare a indolenzimenti (lievi e transitori, quindi che non destano preoccupazione), ma anche dolori maggiori che rischiano di rovinare le vacanze: meglio, quindi, procedere con gradualità e attenzione.

Farmacia da viaggio

Il consiglio degli esperti, quindi, è di partire con voglia di divertirsi e godersi la meritata pausa, ma magari mettendo in valigia la “piccola farmacia da viaggio”: «Il kit minimo dovrebbe prevedere un antiemetico, per esempio intramuscolo o orale, in caso di vomito; un antidiarroico e un paio di antibiotici (per una eventuale gastroenterite e per problemi come tonsilliti); è possibile includere un antipiretico o paracetamolo, ma non aggiungerei altro: in caso di sintomi più gravi, è bene rivolgersi a una struttura sanitaria. Sconsiglio, comunque, di portarsi dietro un “ospedale mobile” altrimenti invece di una vacanza si rischia di vivere un incubo».