Cosa c’è nella mente di uno stupratore


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Dopo i casi dell'estate di Rimini e Firenze, non si fermano gli episodi di violenza sessuale: le aggressioni sono 11 al giorno. Quali ragioni spingono alcuni uomini a pensare di poter abusare delle donne? Rispondono gli esperti

Prima la cronaca, crudissima, dello stupro di gruppo di Rimini; poi quella dei 2 carabinieri di Firenze che hanno abusato di 2 studentesse americane. Dopo questi gravi casi dell'estate il tema della violenza sessuale sulle donne è tornato di attualità. Altre 2 donne sono state brutalmente stuprate: una dottoressa della guardia medica di Catania e una operatrice sociale di Bergamo. I dati del Viminale dicono che le aggressioni non accennano a diminuire significativamente in Italia: tra gennaio e luglio del 2017 gli episodi sono stati 2.333, contro i 2.345 del 2016. Al di là del dibattito politico che si è scatenato ci siamo chiesti: cosa si muove nella mente di un uomo che commette violenza sessuale? Perché lo fa? Lo spiegano qui gli esperti.

Chi sono i sex offender

«È difficile disegnare l’identikit di uno stupratore» spiega Angelo Zappalà, psicologo e criminologo, autore di Stupratori. Profili psicologici e investigazione (Centro scientifico editore). «Al pari degli assassini, i sex offender, cioè gli autori di violenza sessuale, sono persone molto diverse tra loro, a volte insospettabili». Come i carabinieri che il 7 settembre scorso hanno stuprato 2 studentesse americane ubriache all’uscita da una discoteca a Firenze: cosa li ha portati a pensare di poter abusare di queste ragazze? «Alcuni uomini sentono il sesso come un diritto: un “no” da parte di una donna può creare in loro una profonda frustrazione. Per questo cercano prede facili che non oppongono resistenza: possono essere donne che, solo in apparenza, lanciano segnali di disponibilità oppure che hanno abbassato le difese e si fidano» precisa Zappalà.

Non tutti gli uomini sono, ovviamente, potenziali stupratori. «L’abuso è un impulso che le persone stabili controllano in modo automatico, con la razionalità. Altre, meno equilibrate, non sono invece in grado di tenerlo a bada». Per la criminologa Francesca Garbarino, vicepresidente del Cipm, il Centro italiano per la promozione della mediazione, «i motivi per cui uno stupratore non sa contenere la propria istintività sessuale sono da cercare soprattutto nella sua storia personale: spesso chi commette violenza l’ha subita, e usa il sesso in modo aggressivo per dar voce al disagio che ha dentro» afferma. «Numerosi studi rivelano che la maggior parte dei sex offender ha subito traumi infantili o abusi sessuali, è cresciuto in un contesto in cui i conflitti si risolvono con violenza e soprusi. Dalla mia esperienza con i gruppi d’ascolto confermo che i carnefici sono stati vittime a loro volta».

Perché non provano pentimento

Nella mente di uno stupratore, spesso, ci sono anche l’incapacità di capire la gravità della violenza e l’assenza di pentimento. «Raramente l’autore di un abuso sessuale ammette di aver commesso un atto tanto indegno» afferma Francesca Romana Capaldo, vicequestore del Servizio centrale operativo che, il 25 agosto scorso a Rimini, ha arrestato i 4 responsabili del duplice stupro di una turista polacca e una trans peruviana. «Questi ragazzi hanno tirato fuori una spietatezza inaudita, con violenze prolungate e ripetute in due momenti diversi della nottata. Eppure, malgrado i segni evidenti dell’abuso sulle vittime, al momento della cattura Butungu, il capo del branco, negava quello che era successo; mentre i 3 complici minorenni erano confusi, sembravano non comprendere la gravità dell’accaduto». Come mai? «I sex offender fanno fatica a mettere a fuoco la propria violenza, perché è difficile confrontarsi con un aspetto tanto perverso di sé» interviene Francesca Garbarino del Cipm. «Quindi o la si sminuisce addossando la responsabilità alla vittima: “Sono state loro a invitarci” hanno detto i carabinieri di Firenze. O si dà la colpa ai complici».


In branco si sentono più forti

Un film dell’orrore: così il vicequestore di Rimini descrive i fatti crudeli di quella notte d’agosto. Cosa ha amplificato la ferocia del branco? «Si sono associate aggressività e sessualità» dice il criminologo Zappalà. «Quando sono in gruppo, tra uomini si innesca una forma di concorrenza quasi animalesca che porta a volersi superare e che ha origine nei tempi antichi, quando i maschi dovevano lottare per con i loro pari per conquistare la femmina. Ecco allora che quella notte lo stupro è divenuto un gioco al massacro: una gara a chi la faceva più grossa» spiega Angelo Zappalà.

Oltre al branco, esiste un tipo di sex offender più solitario ma non meno pericoloso: lo sconosciuto che aggredisce in un posto isolato. È successo a una ragazza di 11 anni che portava a spasso il cane in un parco di Bologna, è accaduto  a Milano a una bambina cinese nell’androne di casa, è ancora nei ricordi della signora 80enne aggredita in un parco dell’hinterland milanese. «Tra pubblicità allusive e il boom del porno online, il bombardamento di immagini dal contenuto erotico in cui viviamo crea un’assuefazione che genera una bulimia di sesso. E allora o lo si compra, pagando una prostituta, o si ruba alla prima sconosciuta. Ecco perché gli stupri non accennano a diminuire» sostiene il criminologo Zappalà.

Il luogo più a rischio è la casa

Se a intimorire una donna sola sono le strade buie o l’incrocio con gli sconosciuti, i dati raccontano che il luogo più a rischio di aggressione rimane, però, la famiglia: è qui che avvengono gli stupri più frequenti, quasi il 70% è opera del partner, il 17% di un conoscente. Sono violenze che fanno poco notizia perché spesso non vengono denunciate, come è accaduto pochi giorni fa a una donna marocchina di Torino che solo dopo essere fuggita di casa con i figli è risucita a rivolgersi alle forze dell’ordine.

«L’abuso in famiglia deriva da una cultura patriarcale, da un’idea di possesso secondo cui una moglie, figlia o nipote appartengono all’uomo di casa» spiega Angelo Zappalà. «Non è un caso che nel 2017 accadano ancora fatti simili: oggi le donne occupano ruoli tradizionalmente maschili, sono più forti ed emancipate. Alcuni uomini sono incapaci di accettare questi cambiamenti. Con la violenza tentano di riappriopriarsi di ciò che pensano sia loro».

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