Non tutti possono accompagnare i figli a scuola

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Annalisa Monfreda

Gli adolescenti perderebbero così un'importante occasione di autonomia, così come i loro genitori: che il ministro Fedeli non riconosca queste semplici dinamiche del quotidiano di tante famiglie è un segnale allarmante

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

Un caso successo 14 anni fa: un ragazzo investito da uno scuolabus. La condanna in Cassazione dell’istituto scolastico, arrivata oggi: il ragazzo non era stato consegnato nelle mani dei genitori all’uscita di scuola. Ed eccoci balzare indietro nel tempo. O forse no, dovremmo dire in avanti. Perché per quanto si torni con la memoria alle generazioni passate, si fatica a trovare un’epoca in cui gli studenti delle scuole medie siano stati ritirati da scuola dai genitori. Invece, secondo il ministro Valeria Fedeli, questa sarà la regola in Italia, finché non cambia la legge che attribuisce alla scuola la responsabilità di ciò che succede nel tragitto fino a casa, se il ragazzo non viene consegnato nelle mani di mamma e papà. E conoscendo i tempi legislativi del nostro Paese, potrebbero volerci anni. 

Alla principale obiezione sollevata dai genitori, che gli adolescenti perdono un’importante occasione di autonomia, la ministra risponde che l’autonomia si può sperimentare in altri momenti. Sono parzialmente d’accordo: non sarà certo questa pantomima di prelevare il figlio da scuola a segnare il destino da inetti di nostri ragazzi. L’autonomia è una condizione mentale che si educa prima delle medie, se il genitore è conscio della sua importanza.

A mio avviso, la pretesa di mettere in pratica letteralmente questa legge dimostra piuttosto lo scollamento della politica dal cosiddetto “Paese reale”. L’inizio delle medie è il momento in cui i genitori smettono di pagare baby sitter che colmino il gap tra l’uscita da scuola e il proprio rientro a casa; smettono di scapicollarsi da un capo all’altro della città per essere puntuali davanti al portone; smettono di organizzare fin dal mattino complessi scambi di favori tra mamme, in interminabili chat. È il momento in cui, da una parte devono essere più presenti con i figli che entrano nell’adolescenza, ma dall’altra possono organizzare più liberamente la giornata. Sempre che non siano tra gli sfortunati che passano dalla cura dei figli alla cura dei genitori anziani. E invece no. Cosa propone il ministro Fedeli? Di delegare i nonni. Sottintendendo che siano vivi, vicini e in buona salute. Questa è la cosa che preoccupa di più, la lontananza di chi ci governa dalla vita vera della gente.

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