Chiara Ferragni Act: basta pubblicità occulta per le influencer

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Oscar Puntel

Nel disegno di legge sulla concorrenza il Parlamento inserirà una specifica norma che riguarda gli influencer e i blogger, come Chiara Ferragni. L'obiettivo è chiarire se ciò che consigliano è frutto di un accordo commerciale o no 

Tempi duri per Chiara Ferragni e gli influencer che tra post e selfie decantano le virtù di capi d’abbigliamento, accessori o altro. Il Parlamento inserirà una specifica norma che li riguarda nel disegno di legge sulla concorrenza (non a caso soprannominato Chiara Ferragni Act), in quarta lettura alla Camera. Ne parliamo con Maurizio Mensi, docente di diritto dell’informazione all’università Luiss di Roma​ e al Servizio giuridico della Commissione europea di Bruxelles.

La nuova legge regolamenterà i web influencer: chi sono?

«Persone popolari sui social che, grazie alla loro attività, orientano i follower all’acquisto di certi prodotti o servizi, per lo più in virtù di accordi commerciali stipulati con le aziende. Il nodo della questione è individuare chi sono​ e quali obblighi devono rispettare: occorre avere un certo numero di seguaci per essere considerati web influencer o basta un contratto con un​a società ? Dovrà deciderlo il legislatore».

Perché servono delle regole?

«Occorre essere trasparenti verso gli utenti, che devono essere avvertiti che il video e la foto che stanno vedendo online non sono il risultato di un consiglio disinteressato della propria webstar, ma di una promozione commerciale, oggetto di un contratto con un’azienda. L’influencer parla bene di un prodotto perché è pagato per farlo. Il principio sacrosanto, evidenziato nel Codice del consum​o del 2005 rivisto nel 2015​, è che il consumatore non deve essere tratto in inganno».

Quali limitazioni ci saranno?

«A loro saranno applicate le regole in vigore per i messaggi promozionali o le sponsorizzazioni nei programmi tv o nelle fiction. Potrebbe essere una apposita dicitura nel video o nella didascalia della foto o una scritta su di essa, per chiarire che non si tratta di un consiglio disinteressato, ma di pubblicità».

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