In fatto di make up, negli ultimi anni abbiamo visto alternarsi due estremi: da un lato il trucco completo scolpito e definito, dall’altro il minimalismo della clean girl. Nel mezzo si è affermato un terzo linguaggio estetico: il trucco coreano.

Non è solo un trend beauty TikTok o un’eredità K-pop, ma è un modo diverso di pensare il volto. Meno costruzione, più diffusione. Meno stacco netto, più armonia. Il risultato? Un effetto “soft-focus” che non stravolge i lineamenti ma li rende più morbidi, più contemporanei, spesso anche più giovani.

Prima di copiare labbra sfumate o blush sotto gli occhi, però, vale la pena capire qual è la differenza tra il trucco occidentale e quello coreano.

Sandy Liang – Launchmetrics/Spotlight

Differenza tra trucco coreano e occidentale

Il make up occidentale tradizionalmente lavora per definizione. Contouring per scavare, illuminante per alzare, blush verso le tempie per liftare. È una logica quasi architettonica: si “costruisce” la struttura del volto.

Il trucco coreano segue un principio opposto. Non punta a rimodellare il viso, ma a renderlo più coeso. Le ombre sono leggere, i contorni mai troppo grafici, il colore è sfumato come se emergesse dalla pelle. Anche la luce non è glitter o metallica, ma diffusa.

In sintesi: il trucco occidentale scolpisce, quello coreano armonizza.

Un’altra differenza evidente è il baricentro del viso. Se in Occidente l’attenzione si sposta verso l’esterno (zigomi, arcate, coda dell’occhio), nello stile coreano tutto converge leggermente verso l’interno: guance, sotto-occhio, labbra. È questo che crea quell’effetto più dolce e meno “duro” che stiamo iniziando a vedere anche sulle passerelle.

E adesso, scopri i 5 tip del trucco coreano da inserire nella make up routine quotidiana per un’immagine al passo coi tempi.

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1. Labbra sfumate, ovvero niente contorno definito

Se dovessimo individuare un simbolo del trucco coreano, probabilmente sarebbero le labbra sfumate.

Non perfettamente delineate, non riempite con precisione chirurgica. Il colore è più intenso al centro e si attenua verso l’esterno, come dopo aver morso una fragola. L’effetto non è disordinato: è volutamente morbido.

Perché funziona?
Perché elimina uno degli elementi che induriscono di più il volto: il bordo netto. Il contorno marcato, tipico del trucco occidentale, definisce, ma nello stesso tempo irrigidisce un po’. Una sfumatura di colore, invece, ammorbidisce l’espressione e rende il viso più fresco nell’insieme (anche se riguarda solo le labbra).

Nota bene: per labbra sfumate alla coreana non ci riferiamo all’effetto ombré evidente di qualche anno fa. Oggi la sfumatura è quasi impercettibile: si intravede, ma non si delimita con gli stacchi di colore. È un dettaglio che si nota solo guardando bene, e proprio per questo risulta contemporaneo.

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Altuzzarra – Launchmetrics/Spotlight

2. Aegyo sal: la tecnica di trucco coreano del “grasso” sotto gli occhi

Da qualche tempo cominciano a circolare espressioni come “aegyo sal” e “trucco coreano grasso sotto gli occhi”: ebbene, si tratta di una delle differenze principali tra make up made in Korea e in Occidente.

“Aegyo sal” in coreano significa letteralmente “grasso carino”, ma va adattato al contesto culturale occidentale. In particale, aegyo sal indica la piccola rotondità naturale appena sotto la rima ciliare inferiore, quella che si evidenzia quando sorridiamo. Precisiamo: non sono le borse sotto gli occhi, che tendono a essere più basse e associate a stanchezza o ritenzione: l’aegyo sal è una micro-area più compatta e alta, quasi un cuscinetto luminoso che incornicia lo sguardo.

In Occidente abbiamo sempre cercato di appiattire quella zona con correttori opachi e cipria (quando non usiamo matite nere). In Corea succede il contrario: si valorizza. Un leggero gioco di ombra e luce rende quella rotondità più visibile, con l’effetto ottico di occhi più grandi e più dolci.

Perché funziona?
Perché aggiunge tridimensionalità al viso senza ricorrere a eyeliner marcati o ciglia esagerate. È un modo più sottile di aprire lo sguardo.

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3. Il blush si sposta verso il centro del viso

Un altro dettaglio che racconta molto dello stile coreano è la posizione del blush.

Negli ultimi anni siamo state abituate a stenderlo verso l’alto, quasi a disegnare una diagonale che accompagna lo zigomo e solleva l’ovale del viso. Il cosiddetto blush lift è diventato uno standard social.

Nel trucco coreano il movimento è diverso: il colore del fard si concentra più vicino al centro del viso, spesso sotto gli occhi e sopra la parte più piena della guancia. Non scolpisce, non allunga. Ammorbidisce.

Questo posizionamento crea un effetto più giovane e meno strutturato. Il viso appare leggermente più pieno, più “vivo”, quasi come se il rossore fosse naturale. Non è un caso che venga spesso definito under-eye flushed blush.

Inoltre, dal punto di vista ottico applicare il blush al centro del volto riequilibra lineamenti molto marcati, poiché smussa zigomi troppo netti o visi molto affilati.

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4. Sopracciglia più dritte e meno arcuate

Il modo in cui portare le sopracciglia è un altro elemento che differenzia il trucco coreano da quello occidentale. Se ci pensi, in tutte le epoche, in Occidente, a prescindere dalla forma hanno dominato sopracciglia iperdefinite, con arco accentuato e coda allungata.

Lo stile coreano propone una forma più lineare: sopracciglia più dritte, meno arcuate, spesso leggermente più morbide anche nel colore. L’effetto che si ricerca è meno teatrale, da non confondere con quello volutamente trascurato stile anni ’80.

Perché questa scelta?
Un arco molto marcato tende a rendere l’espressione più intensa, talvolta più severa. Una linea più orizzontale, invece, distende i tratti e contribuisce a quell’insieme “soft” che caratterizza il make up coreano.

Anche solo ammorbidire l’arco e ridurre la definizione della coda può cambiare radicalmente l’espressione complessiva del volto.

Etro – Launchmetrics/Spotlight

5. Pelle “visibile”, non effetto porcellana

Alla base di tutto il trucco c’è la pelle. Ma non nel senso di copertura impeccabile effetto filtro, bensì di texture visibile, luminosa, viva.

Il trucco coreano parte sempre da una logica di stratificazione leggera: fondotinta sottile (non a caso il cushion è nato in Corea), correttore solo dove serve e talvolta usato al posto del fondotinta, pochissima cipria, niente countorina aggressivo. L’obiettivo non è mascherare, ma uniformare mantenendo trasparenza

È qui che si capisce davvero la differenza culturale: mentre il make up occidentale spesso mira a un effetto “perfetto”, quasi levigato, lo stile coreano accetta – e in parte valorizza – la dimensione naturale della pelle. Piccole lentiggini, lievi discromie, micro-lucentezze non vengono necessariamente cancellate.

Il risultato è un glow controllato, mai metallico, più simile a una luce diffusa che a un riflesso specchiato. Una pelle che sembra curata, non coperta.

Patrick McDowell – Launchmetrics/Spotlight

Perché il trucco coreano ci sembra così contemporaneo

Dopo anni di iper-definizione, probabilmente sentiamo il bisogno di morbidezza. Forse perché lo smartphone e le fotocamere frontali premiano i finish diffusi più dei contrasti netti. O forse perché l’idea di bellezza sta cambiando: meno trasformazione, più armonia.

Il trucco coreano non è minimalismo estremo, ma un equilibrio. Non elimina il make up, lo rende meno evidente. E proprio per questo, paradossalmente, più moderno.