Microbioma cutaneo: l’amico (invisibile)
Dimentica l’idea che la parola “batterio” sia sinonimo di impurità. Al contrario, il benessere della nostra pelle dipende da miliardi di microrganismi che formano un ecosistema conosciuto come microbioma cutaneo. «A svelarci questo segreto è stato il microbiologo Joshua Lederberg nel 2001, e da allora la ricerca non si è più fermata» spiega Marco Pignatti, dermatologo. «Tutto comincia con il parto: i batteri della mamma e quelli dell’ambiente esterno colonizzano la nostra pelle e si distribuiscono sul corpo come in un mosaico, in base alle loro esigenze. Ci sono quelli che amano le zone più “oleose”, quelli che preferiscono l’umidità e quelli che scelgono le aree più secche». Il microbioma non è un ospite passivo, ma un lavoratore instancabile. La sua funzione principale? Partecipare alla costruzione della barriera cutanea, impedendo ai batteri cattivi di insediarsi. Ma c’è di più. «Oggi la scienza ci dice che ha altri compiti fondamentali, come produrre vitamine e trasformare sostanze nutritive per la pelle. Inoltre, dialoga costantemente con il nostro sistema immunitario, allenandolo e aiutandolo a restare reattivo ed equilibrato».
Un ecosistema da proteggere
Il microbioma cutaneo è quindi uno scudo invisibile che ci protegge, ma non è invulnerabile, anzi. L’utilizzo di detergenti aggressivi, per esempio, finisce per “sfrattare” i batteri buoni, lasciando la pelle priva delle sue difese naturali. A questo si aggiungono fumo, stress, sbalzi ormonali e un’esposizione solare senza la giusta protezione. Persino la salute del nostro intestino gioca un ruolo chiave. Per mantenere un microbioma sano e vitale, la parola d’ordine è delicatezza. Occorre ripartire da prodotti che non alterino il pH, da una protezione solare adeguata alle diverse stagioni, da una dieta equilibrata che nutra i nostri alleati invisibili. Infine, è fondamentale evitare il fai-da-te con farmaci e antibiotici, che vanno utilizzati solo su consiglio del medico per non rischiare di distruggere, insieme ai microrganismi nocivi, anche quelli utili.

Microbioma cutaneo: se l’armonia si rompe?
Le scoperte più recenti ci insegnano che molti dei comuni fastidi del viso non sono solo infezioni o infiammazioni da combattere, ma il segnale di una “disbiosi”, ovvero un caos nell’ecosistema cutaneo. Succede quando una specifica famiglia di microrganismi prende il sopravvento sulle altre, rompendo l’armonia del sistema: è così che compaiono rossori, prurito, desquamazioni o le tipiche imperfezioni della pelle grassa. Anche alcune problematiche della pelle, per esempio la rosacea o la dermatite seborroica, sono state associate a un microbioma malato. E la sua composizione nelle zone colpite appare profondamente diversa da quella delle aree sane. «Non a caso si sta studiando, come possibile cura per queste patologie, il trapianto di microbioma cutaneo, trasferendo ceppi di batteri buoni nelle aree in cui è presente la disbiosi» spiega il dottor Pignatti.
Microbioma cutaneo: dalla testa ai piedi
Non dimenticarti che il microbioma cutaneo non si ferma al collo: è un mantello protettivo che ci avvolge interamente: viso, corpo e addirittura cuoio capelluto. Docce troppo calde e bagnoschiuma ricchi di tensioattivi aggressivi possono lavare via i batteri buoni, alterando il film idrolipidico e causando secchezza cronica, desquamazioni e pruriti fastidiosi. Soprattutto se hai la pelle delicata, scegli detergenti oleosi, o formule a pH fisiologico che rispettano l’acidità naturale della pelle. Un trucco in più? Quando fai sport o vai in piscina, usa una lozione corpo arricchita con prebiotici: aiuterà il tuo ecosistema a riequilibrarsi velocemente dopo il contatto con il cloro o il sudore eccessivo.
Un beautycase a prova di equilibrio
Per proteggere l’equilibrio del microbima cutaneo scendono in campo creme, fluidi e sieri “biotici” specialità studiate per mantenere la barriera cutanea allo stato ottimale. Scopri le novità.










