Questa strana sensazione che è guardarsi allo specchio e accorgersi del tempo che passa è qualcosa che va oltre l’estetica. Riguarda tutte le persone, ma riguarda soprattutto le donne. Ognuna di noi ci arriva, prima o poi. E ci è arrivata anche Valeria Marini, che al Grande Fratello si è lasciata andare a un sfogo personale. «Io mi vedo un mostro», esordisce davanti ad alcuni dei compagni di viaggio. Aggiungendo con quell’ironia sottile che la contraddistingue: «Dai, sembro Peppa Pig!».

Valeria Marini e Peppa Pig: il commento che ha acceso un dibattito

Una delle showgirl di maggiore successo degli anni Novanta e inizio Duemila, conduttrice, attrice, “primadonna” stellare in diversi varietà del Bagaglino, regina della tv italiana, si è paragonata alla maialina protagonista della serie animata di Neville Astley e Mark Baker. Il suo, verso se stessa, non era di certo un complimento. Valeria Marini si è associata al cartone, alludendo che la sua immagine non è più quella di una volta. Prima “mostro”, poi “Peppa Pig”. È questo che Valeria vede nello specchio quando si guarda?

Valeria Marini al Grande Fratello, fragile e ironica: il suo è un sentimento comune?

Spavalda, spumeggiante, carismatica: la carrellata di aggettivi che viene in mente pensando alla 59enne Valeria Marini appartengono a una sfera fatta di energia solare. Eppure, anche dietro un savoir-faire così coinvolgente, può nascondersi uno strato più profondo, dove galleggiano insieme fragilità e insicurezze.

A primo impatto, il paragone con Peppa Pig fa sorridere, tanto da rischiare di mettere in secondo piano il resto. Il sospetto è che quella battuta nasconda qualcosa di meno divertente: il tentativo di alleggerire con l’ironia un’insicurezza e di raccontare un disagio senza esporsi troppo, cercando di rendere meno doloroso un cambiamento non facile da accettare.

Quella voglia di prendersi in giro prima che lo facciano gli altri

L’autoironia può scattare per motivi diversi, specie quando si parla del proprio aspetto fisico. «In alcuni casi fare una battuta su se stesse permette di anticipare il giudizio altrui: se sono io la prima a mettere in evidenza un mio presunto difetto, posso avere la sensazione di sottrarlo allo sguardo critico degli altri» spiega Ilaria Consolo, psicoterapeuta e vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia clinica di Roma. Ma non è l’unica possibilità. «L’autoironia può anche sottintendere una richiesta inconscia, indiretta, di rassicurazione. Una donna che scherza sul proprio aspetto potrebbe aspettarsi che qualcuno la contraddica e le dica che, in realtà, non è come si descrive» osserva Consolo.

Al di là delle ragioni che ci spingono a scherzare su noi stesse, è importante distinguere tra un’ironia che ci permette di ridimensionare le nostre insicurezze e una che finisce per rafforzarle. «L’autoironia è una risorsa quando ci permette di guardare a una nostra presunta imperfezione con leggerezza, allentando la tensione. L’autosvalutazione, invece, si fonda su un giudizio negativo, severo e talvolta poco realistico» spiega la dottoressa Consolo. La differenza, insomma, non sta soltanto nelle parole che usiamo, ma anche nelle sensazioni che ci trasmettono.

Quando lo specchio riflette anche il giudizio degli altri

Ed eccola lì, l’immagine che cambia, a volte più velocemente di quanto vorremmo. Ce ne accorgiamo in una fotografia, in un video salvato sul telefono o in una ruga che prima non c’era. Guardarsi allo specchio può diventare complicato, soprattutto quando fatichiamo a riconoscerci. Ma perché per alcune donne accettare il cambiamento è più difficile che per altre? Come osserva Eleonora Sellitto, psicoterapeuta e sessuologa, «non è necessariamente l’invecchiamento in sé a essere difficile da accettare, quanto il significato che la nostra cultura gli attribuisce, soprattutto quando riguarda il corpo femminile».

Fin da giovanissime, infatti, la società ci porta a credere che il valore di una donna sia legato alla bellezza, alla giovinezza e alla desiderabilità. E così, quando l’aspetto cambia, può nascere il timore di perdere non solo il fascino di un tempo, ma anche una parte della propria identità o della considerazione degli altri. «Alle donne viene spesso richiesto, in modo più o meno diretto, di essere sempre curate, gradevoli e capaci di mantenere nel tempo un’immagine giovane», sottolinea la dottoressa Consolo. Una contraddizione evidente, perché da una parte ci viene chiesto di invecchiare con naturalezza, dall’altra siamo circondate da modelli che celebrano la giovinezza e trasformano ogni segno del tempo in un difetto da correggere.

«Il messaggio implicito è che il tempo possa passare, purché non si veda, che una donna possa invecchiare, purché riesca a nasconderlo», osserva la dottoressa Sellitto. Il rischio è che queste aspettative diventino una vocina interna sempre più severa, che ci porta a giudicarci con gli stessi criteri con cui temiamo di essere giudicate dagli altri. E così, davanti allo specchio, finiamo per concentrarci più su come pensiamo di apparire che su come ci sentiamo davvero.

Imparare a cambiare sguardo (e a copiare Peppa Pig)

Non sapremo mai che cosa pensa dentro di sé Valeria Marini quando si specchia né quando si prende in giro. Resta però un dato di fatto: accettare il cambiamento del proprio corpo può essere un viaggio tortuoso, soprattutto quando ci si sente ancora addosso le aspettative degli altri e quelle che, nel corso degli anni, ci siamo autoimposte.

Ma il corpo, oltre a essere corpo – e l’aspetto, oltre a essere aspetto – è anche ciò attraverso cui sentiamo, desideriamo, proviamo piacere e “facciamo esperienza del mondo”. Recuperare questo rapporto è un modo per tornare ad ascoltarlo, senza sentirsi costantemente sotto esame. Forse, allora, possiamo provare a guardarci con un po’ di severità in meno. E, ogni tanto, seguire l’esempio di Peppa: lasciarci andare a una risata di gusto e finire a pancia in su, guardando le nuvole spostarsi. Come fa il tempo.