Intervento riuscito, adesso si riparte! È più o meno quello che Francesca Michielin si è sentita dire dopo l’asportazione di un rene subita 3 anni fa. La cantautrice ne ha parlato a Verissimo, raccontando come la guarigione fisica non coincide necessariamente con quella emotiva. Soprattutto quando c’è tutto un mondo, fuori, che considera concluso il capitolo della tua malattia.

In realtà, la mente può avere bisogno di più tempo per elaborare l’accaduto che spesso coinvolge vari aspetti: dall’accettazione di una nuova immagine di sé alla consapevolezza dei propri limiti sino a un recupero fisico non sempre lineare.

Il corpo guarisce, ma la mente ha altri tempi

Il racconto di Francesca Michielin si inserisce in una narrativa molto attuale dei problemi di salute: dopo una malattia più o meno importante il recupero emotivo può avere tempi più lunghi di quello fisico. Dai social ai salotti TV, i tempi sono infatti maturi per affrontare un tema che trovava molto meno spazio nel dibattito pubblico anni fa, anche grazie alle testimonianze di vip e persone note che mostrano le loro fragilità durante il percorso di guarigione da un problema di salute severo.

Dopo un intervento importante, spesso il rapporto con il proprio corpo cambia. Al di là delle cicatrici e dei segni più o meno visibili, è la sensazione del limite a risuonare con forza nella propria mente, anche se non si vede, e gli altri non la vedono.

In medicina si dice che non ti accorgi di avere un corpo finché non ti procura dolore: fino al momento prima lo davi per scontato. Perché tutto funzionava. Dopo l’asportazione di un rene si vive benissimo, ha dichiarato Francesca Michielin, ma rendersi conto che quel corpo d’ora in poi andrà attenzionato può destabilizzare. E poi può esserci la stanchezza profonda di riprendere una tabella di marcia che sembra più lunga del solito.

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Perché gli altri pensano che sia tutto finito

È forse l’aspetto più delicato della questione. Quando una persona supera una malattia, chi le sta accanto tende spesso a considerare il problema definitivamente risolto. Un po’ come quando si toglie un dente: passato il dolore, perché continuare a pensarci?

In realtà, non sempre è superficialità o mancanza di empatia: spesso la reazione “facilista” racconta una difficoltà da parte degli altri a pensarsi vulnerabili. In alcuni casi dire “adesso è tutto risolto” è un modo per placare l’angoscia della malattia e smettere di pensare che i problemi di salute importanti potrebbero accadere a tutti. Se la sofferenza di una persona vicina ci ricorda che certe cose non sono così improbabili, sapere che tutto sia tornato a posto con una semplice medicazione è un modo per trovare rassicurazione.

Non sapere cosa dire e altre reazioni umane

Altre volte entra in gioco l’impotenza. Le persone non sanno cosa dire, temono di fare domande indiscrete, di riaprire una ferita emotiva o di dire banalità. Così ricorrono alle frasi di conforto più basic: “L’importante è che sia andato tutto bene” – “Adesso sarà solo un ricordo” – “Devi pensare al futuro”. Frasi pronunciate spesso con le migliori intenzioni, che però possono far sentire chi le riceve quasi in dovere di stare bene. Come se continuare ad avere paura significasse non apprezzare abbastanza la guarigione.

Nei panni dei pazienti non è facile comprendere le ragioni degli altri, e le loro umanissime reazioni, ma può aiutare a fare pace con i loro atteggiamenti banalizzanti, spogliandoli dei loro significati più insensibili. A volte, dietro una rassicurazione un po’ frettolosa, si nasconde solo la difficoltà di confrontarsi con la sofferenza altrui.

Tornare alla normalità, ma quale?

C’è poi un’altra questione: siamo sicuri che dopo una malattia si debba necessariamente tornare alla vita di prima? Un tema che Francesca Michielin tocca nella sua intervista a Verissimo, quando racconta della sua vita con un rene solo.

Un intervento importante può modificare abitudini, priorità e percezione di sé. Non significa che debba stravolgere l’esistenza o trasformarsi in una grande lezione di vita. A volte il desiderio è molto più semplice: ritrovare una quotidianità serena, anche se diversa da quella precedente.

E soprattutto, non è obbligatorio uscire da una malattia più forti o più saggi di prima. A volte basta stare bene. Con i propri tempi, senza doverlo dimostrare a nessuno.