Per innamorarsi serve avere la stessa libreria, la stessa playlist e la stessa opinione su Tolstoj. È quello che pensano i creatori di “readme”, app d’incontri che ti fa matchare con cui ha gusti in fatto di libri identici ai tuoi: all’ingresso, infatti, devi fare un test per scoprire il tuo “archetipo” di lettrice. Sarà una grande idea ma solo a scrivere queste righe ho sbadigliato tre volte. Anche per Marta Perego, giornalista, scrittrice e anima di Flâneuse.it, il vero match non è trovare qualcuno che ci somigli in tutto, ma qualcuno che ci faccia venire voglia di scoprire il suo mondo.
E invita a diffidare delle troppe affinità. «Avere gli stessi gusti è bellissimo. Significa condividere un linguaggio, riconoscersi in certe storie, magari innamorarsi perché entrambi abbiamo sottolineato la stessa frase di un romanzo». C’è la possibilità, però, che la somiglianza ti ingabbi, che lui/lei ti lodi esageratamente come una banale chat IA. «C’è il rischio di costruire delle piccole camere degli specchi narcisistiche, dove cerchiamo nell’altro soltanto la conferma di ciò che siamo già. Se dovessi innamorarmi esclusivamente di qualcuno che legge i miei libri, guarda i miei film e ascolta la mia musica, finirei per frequentare un’altra versione di me stessa. E, francamente, una mi basta». Severa ma giusta.
Un’app di libri conservatrice
Che cosa succede, allora, se uno legge Dostoevskij e l’altra Topolino? Perego prende subito posizione: «Intanto vorrei difendere Topolino!». Perché il problema non è che cosa leggiamo, ma come ci rapportiamo alla cultura. «Una persona che legge Topolino con curiosità, intelligenza e passione potrebbe avere molto più da raccontarmi di qualcuno che legge Dostoevskij soltanto perché pensa che sia necessario farlo», sottolinea. Una distinzione salutare, soprattutto per chi considera il numero di pagine di un libro un indicatore affidabile dell’intelligenza del lettore. C’è chi ama i classici e chi li legge per poterli citare a cena: non proprio la stessa cosa. «La distanza può essere una risorsa straordinaria, purché non si trasformi in superiorità intellettuale».
Viva Topolino, abbasso lo snobismo
La vera domanda, dunque, non è se ci piacciano le stesse cose, ma se siamo disposti a entrare nel mondo dell’altro. «Credo che uno dei gesti più romantici sia interessarsi sinceramente a qualcosa che, fino al giorno prima, non ci attirava affatto». Leggere un libro perché chi amiamo ce ne ha parlato «con gli occhi che brillano», oppure guardare un film che non avremmo mai scelto. Non è detto che ci piacerà. «Significa che ci interessa conoscere meglio la persona che li ama. E questa, secondo me, è una forma bellissima di intimità», spiega Perego. Significa concedersi la possibilità di capire perché qualcosa sia importante per lui. In tempi di algoritmi che continuano a proporci ciò che già ci piace, è tanta roba.
Cara app, l’amore non è un algoritmo, fammi matchare altrove
Siamo abituati a personalizzare tutto: le playlist, le notizie, i suggerimenti di lettura. Perché non dovremmo fare lo stesso con i partner, scegliendo qualcuno che condivida gusti, passioni e abitudini? Per Perego è fondamentale distinguere: «C’è una differenza fondamentale tra valori e gusti». Condividere valori profondi può essere importante per costruire una vita insieme. Ma «non vedo perché dovremmo necessariamente condividere anche la libreria o la playlist». Se l’amore diventa una ricerca di conferme, rischiamo di eliminare proprio ciò che rende interessante un incontro: l’imprevisto. «Una relazione dovrebbe essere anche un’occasione per mettere in discussione le nostre certezze, non soltanto per sentircele confermare. Da lì parte la trasformazione, e l’amore è trasformazione».
Dai, fammi scoprire chi sei
Ecco perché il vero match non è «Ti piace quello che piace a me?», ma «Mi fai venire voglia di scoprire quello che piace a te?». Perego approva: «Mi piace moltissimo questa idea. Anzi, forse è una definizione dell’innamoramento». Quando siamo innamorati, spiega, «il mondo dell’altro acquista un fascino particolare». Una canzone che prima ci lasciava indifferenti diventa interessante perché sappiamo che per quella persona significa qualcosa. Non dobbiamo amarla per forza: vogliamo capire che cosa racconti di chi abbiamo accanto. Lo stesso vale per i libri. «Non mi interessa soltanto sapere che hai letto Virginia Woolf. Mi interessa sapere che cosa ci hai trovato dentro», riflette. Perché due persone possono amare lo stesso romanzo per ragioni completamente diverse. E scoprire quelle differenze può essere davvero interessante.
Litigare su Tolstoj? Con l’app di libri non succede
Anche il disaccordo, se non si trasforma in una gara, può diventare una forma di intimità. Discutere per mezz’ora sulla superiorità di Tolstoj rispetto a Dostoevskij può essere più fertile che essere d’accordo su tutto. «Certamente. Purché il disaccordo non diventi una lotta per stabilire chi ha ragione», dice Perego. Il riferimento è al dialogo socratico: «Non entriamo in una conversazione per confermare quello che sappiamo già, ma per mettere alla prova le nostre idee attraverso quelle degli altri». E se il partner riesce persino a farci cambiare idea su un libro? «Succede una cosa meravigliosa: scopriamo che la nostra interpretazione non era l’unica possibile». Una sensibilità diversa può farci notare dettagli che ci erano sfuggiti. «E cambiare idea non significa rinunciare alla propria identità. Significa allargarla».
Matchare è crescere, non duplicare
Naturalmente, ogni apertura mentale ha i suoi limiti. Perego lo ammette: «Ammetto che, su certi scrittori, potrei diventare piuttosto combattiva!». Ma c’è una contraddizione curiosa nel nostro rapporto con l’amore:leggiamo romanzi per lasciarci sorprendere, ma nelle relazioni cerchiamo spesso prevedibilità e garanzie. «Leggiamo romanzi perché desideriamo entrare in vite che non conosciamo, incontrare personaggi che ci sorprendono, attraversare esperienze che magari non faremmo mai», osserva Perego. Poi, quando si tratta della nostra vita sentimentale, vorremmo sapere subito come andrà a finire.
Un romanzo senza finale garantito
La sicurezza affettiva è importante, ma «sicurezza e prevedibilità non sono la stessa cosa». Una relazione può essere un porto sicuro senza diventare una storia di cui conosciamo già ogni battuta. «L’amore, come un bel romanzo, dovrebbe lasciarci anche la possibilità di essere sorpresi. E forse persino di scoprire una versione di noi che non conoscevamo». Perego lo ha sperimentato in prima persona. «Io devo moltissimo ai miei amori, anche dal punto di vista culturale». Senza alcune delle persone di cui si è innamorata, racconta, non avrebbe visto tutta la filmografia di Martin Scorsese, letto Don DeLillo o scoperto il cinema di Sergio Leone. «Ci sono autori, registi, libri e film che oggi considero parte della mia identità culturale e che sono entrati nella mia vita attraverso qualcun altro» racconta.
Anche se non matchamo con l’app può funzionare
Non tutti i consigli si trasformano in passioni, naturalmente, ma non è questo il punto. «Non si tratta di diventare uguali, ma di lasciarsi contaminare. L’amore in fondo è un esercizio di contaminazione». Forse il partner ideale, allora, non è quello che ha letto tutti i nostri libri preferiti, ma quello che ci fa venire voglia di leggerne altri. Anche se li ha scelti lui, anche se non li avremmo mai comprati e anche se, alla fine, continueremo a preferire Topolino a Dostoevskij. Purché si possa discuterne senza esami di ammissione.