Siamo abituati a pensare che esista una netta divisione tra le emozioni e la razionalità, tra le scelte guidate dal cuore e quelle dettate dal cervello. Eppure esiste una terza via, quella del cervello emotivo, che è più utilizzato dalle donne. È un ambito affascinante quanto complesso, studiato dalle neuroscienze e del quale racconta Daniela Perani, tra le più note esperte italiane in questo campo e autrice del libro Quando il cervello si emoziona (Rizzoli). Si tratta di un vero e proprio viaggio in un mondo mosso da forze silenziose e invisibili come le emozioni, che cambiano nel corso della vita, dall’infanzia all’età matura, e che sono diverse tra uomini e donne.
L’affascinante universo delle emozioni
Perché un neonato sorride al sorriso della mamma? E perché un adolescente si emoziona con
un’intensità esagerata agli occhi di un adulto? Come si modificano le emozioni con l’età e cosa
possiamo fare per gestirle al meglio? Sono solo alcuni degli interrogativi che capita di porsi nell’arco della vita. Riguardano le emozioni, che «permeano tutta la nostra vita. Ci guidano, ci ispirano, spesso ci tormentano», spiega la neurologa Perani, professoressa emerita di Neuroscienze presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nelle sue ricerche ha usato le tecniche di neuroimmagine per studiare il linguaggio, la memoria, la percezione della musica e l’empatia per indagare il funzionamento (o talvolta il malfunzionamento) del cervello nelle fasi della vita. Perché ogni “stagione” ha il suo peculiare “paesaggio emotivo”, come spiega nel suo libro, che può aiutare a conoscersi meglio e ad avere «una vita emotiva più ricca ed equilibrata».
Da Fedro al cervello emotivo
Dimentichiamoci che la mente e il cuore siano completamente separati. La scienza, in particolare le neuroscienze, hanno dimostrato che nella realtà non funziona come immaginava Platone nel Fedro: «L’anima è rappresentata da una biga guidata da un auriga, cioè l’intelletto, e tirata da due cavalli alati, uno dei quali raffigura le aspirazioni nobili, mentre l’altro, che cerca di trascinare la biga verso il basso, incarna gli istinti e la ricerca di piacere. Il compito dell’auriga/intelletto è appunto, per Platone, quello di tenere a freno le passioni», racconta Perani. Ma non è così, appunto, perché il cervello è emotivo.
Anche il cervello si emoziona
«Le emozioni – ribadisce l’esperta – derivano assolutamente anche dal cervello, lo aveva intuito già Ippocrate, il padre della medicina, lo hanno studiato in molti e oggi le neuroscienze lo hanno dimostrato». Neuroscienze che si avvalgono delle osservazioni di discipline come biologia, psicologia, antropologia, sociologia, ma anche strumenti avanzati che consentono di guardare “in diretta” dentro il cervello, come risonanze magnetiche, ecc. «Come gli animali abbiamo un sistema limbico che regola le emozioni primarie, come la rabbia e la paura che consentono la sopravvivenza, ma avendo molta più corteccia cerebrale possiamo anche provare un’infinità di sfumature, come l’ansia, ad esempio», spiega ancora Perani.
Cos’è il cervello emotivo
C’è dunque un’interazione tra il cervello e le emozioni, ed è proprio per questo che Perani parla di “cervello emotivo”: «Il cervello emotivo è quello che può generare le emozioni, sulla base di quanto stiamo vivendo, le modula e le gestisce. Questo scambio è bidirezionale e cambia nel corso della vita: durante l’adolescenza, ad esempio, la parte prefrontale non è ancora del tutto sviluppata e questo fa sì che un ragazzo non sia ancora in grado di controllare l’amigdala (fondamentale nella gestione delle emozioni): questa si “infiamma” più facilmente. Per questo un ragazzo o una ragazza possono avere difficoltà a gestire la frustrazione, manifestando scoppi d’ira o comportamenti impulsivi», chiarisce la neurologa e neuroscienziata.
A ogni età le sue emozioni, anche nel grembo
Le emozioni, dunque, possono essere diverse, ciascuna può presentarsi con sfumature differenti, ma soprattutto possono cambiare nell’arco della vita, a partire dalla gestazione fino all’età matura. «Le emozioni sono già presenti non solo quando un bambino viene al mondo, ma anche immediatamente prima, in utero – spiega l’esperta – Molti studi ci mostrano che il feto risponde agli stimoli esterni, in particolare a quelli sonori: la voce e le parole della mamma, la musica, i rumori ambientali; ma quello che lo sollecita di più sono le emozioni della madre», in una relazione che passa attraverso la placenta», sottolinea la neurologa.
Dall’età adulta all’ageing
Da adulti, invece, c’è un maggior controllo delle emozioni, che possono anche le stesse della fase giovanile, ma con una modulazione diversa, caratterizzata da una pacatezza che in genere aumenta con il passare degli anni. Può capitare di provare ansia, ma in modo differente rispetto agli adolescenti, così come avviene con l’amore. Nella fase ageing, invece, aumenta proprio la tranquillità e può comparire la nostalgia, che non è necessariamente negativa, anzi: emergono i ricordi positivi, perché quelli negativi tendono ad essere dimenticati», dice Perani.
Il lessico emozionale
Le interazioni tra emozioni e cervello passano anche dal lessico, chiamato non a caso “emozionale” negli studi delle neuroscienze: «Prendiamo la parola “cane” – esemplifica Perani – che non indica certamente di per sé una specifica emozione. Se viene presentata a una persona che è un’appassionata cinofila, si assocerà a una sensazione di piacevolezza: presentata a chi ha subito un’aggressione, magari in età infantile, facilmente genererà una sensazione di paura. Ancora, se l’amica dei cani ha da poco subito una perdita di una animale, proverà profonda tristezza – spiega la neuroscienziata – Inoltre, l’intonazione trasmette emozioni al di là delle parole: una stessa frase può essere percepita in modo diverso a seconda del tono in cui viene pronunciata».
Le emozioni delle donne (e quelle degli uomini)
Il luogo comune vuole che le donne siano più emotive e gli uomini più razionali. Ma è davvero così? «Il cervello maschile non è uguale a quello femminile, anche se funzionano allo stesso modo. A cambiare sono le modulazioni, come dimostrano alcuni esperimenti condotti con la risonanza magnetica: per esempio, l’ascolto del pianto o della risata di un bambino attiva in modo molto più forte le aree delle emozioni nel cervello di una donna rispetto a quello di un uomo. È qualcosa di fisiologico, che poi comunque può cambiare a seconda di fattori sociali o dell’educazione. Sicuramente le donne possono provare anche più ansia per alcuni aspetti che riguardano la vita familiare, mentre in generale va ricordato che gli uomini tendono a nascondere le loro emozioni, pur provandole».
Conoscersi per vivere in modo migliore
«Le emozioni possono interferire con la razionalità, ma anche il pensiero razionale può contribuire a tenere a bada l’emotività, aiutandoci a vivere in modo più equilibrato anche dal punto di vista emotivo», sottolinea Perani, che è stata spinta a scrivere il suo libro proprio dal desiderio di spiegare il funzionamento di questa connessione, per metterlo in pratica e migliorare il benessere quotidiano: «Alcune tecniche di psicologia comportamentale, per esempio, si sono dimostrate efficaci nella capacità di gestire alcune emozioni, anche traumatiche, come lo stress post traumatico, facendo riemergere la cause dello stress e cancellandolo o trasformandolo in una emozione positiva. Lo stesso, però, vale per il training autogeno e lo yoga. Questo ci dice che noi possiamo tentare di gestire la sfera emotiva, per vivere meglio», conclude Perani.