Nell’era delle piazze digitali, delle piattaforme e delle app, si sta riscoprendo un rito antico quanto l’uomo: sedersi e ascoltare insieme una storia. Quello della lettura ad alta voce è un fenomeno in crescita che dalle aule delle università e dai recinti delle scuole, sta scendendo nelle strade e nelle piazze, per diffondersi in biblioteche e associazioni culturali e poi ospedali, RSA, centri diurni. Perfino alle aziende sta cominciando a interessare.

Lettura ad alta voce: non dovere ma piacere

E così si moltiplicano in modo capillare gli eventi in cui ci si raduna intorno a un libro ad ascoltare una persona che lo legge, per poi commentarlo insieme. L’ultimo è stato ad Aosta il 10 aprile, dove decine di ragazzi hanno invaso strade e biblioteche per la “Maratona di lettura ad alta voce”, organizzata dall’associazione Altitudini: segno che la lettura va oltre il dovere per diventare un piacere, di cui godere a tutte le età.

La lettura ad alta voce condivisa: il metodo

La potenza della voce narrante infatti è capace di innescare energie e cambiamenti straordinari in chi ascolta. Cambiamenti che sono stati dimostrati scientificamente a livello internazionale da un gruppo di ricerca nato in Italia dagli studi del professor Federico Batini, docente di Pedagogia sperimentale prima all’Università di Perugia e oggi all’Università La Sapienza. Durante la sua precedente esperienza di insegnante ha utilizzato la lettura ad alta voce con i suoi studenti e, visti i risultati, ha deciso, una volta passato all’Università, di misurarli con strumenti oggettivi (standardizzati).

Dalle sue ricerche e dal confronto con chi opera sul campo è nato un metodo utilizzato nelle scuole di ogni ordine e grado, e poi fuori dalle aule, a disposizione di tutti: la lettura ad alta voce condivisa. «Condivisa vuol dire che chi legge non si limita a dare voce a una storia, ma incoraggia chi ascolta a commentare, ponendo domande, stimolando gli interventi e l’immedesimazione nei personaggi, spingendo a confrontarsi su esperienze personali, opinioni, stati d’animo, a partire proprio dalla storia letta e valorizzando ogni intervento, non esistono interventi sbagliati» spiega il professor Batini.

Gli effetti della lettura ad alta voce condivisa

«Negli anni, abbiamo misurato in modo scientifico gli effetti sulle persone di un ascolto attivo e partecipato, e sono strepitosi: migliora il pensiero critico, l’intelligenza e le capacità cognitive, aumentano le abilità di comprensione e verbali e la capacità di capire le proprie ed altrui emozioni e, nei bambini più piccoli, si innescano anche significativi effetti sulle abilità motorie. Tra gli anziani con malattie degenerative (Alzheimer, Parkinson) ricoverati in RSA da 10 anni con continua caduta cognitiva, per esempio, i primi segnali di miglioramento si possono osservare dopo solo 60 giorni di ascolto quotidiano».

Sono incredibili gli effetti dell’esposizione alle storie, non solo nelle scuole ma in tutti i contesti, come spiega il professor Batini: «Leggere ad alta voce e parlarne insieme è una palestra per il cervello, ci fa funzionare meglio, rende più attivi, più vogliosi di immaginare il futuro. Molto importante è la fase di socializzazione: tutti vengono stimolati, ma non costretti, a parlare, a condividere opinioni, associazioni, ricordi, stati d’animo. E così diventa una pratica davvero inclusiva, che aiuta a creare comunità e fa crescere anche chi appartiene a un contesto svantaggiato. Uno degli obiettivi del metodo, infatti, è combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica».

Il metodo funziona anche con gli adulti

Il metodo si è dimostrato efficace anche nell’insegnamento nei CPIA (i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti), di cui si occupa INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) che collabora con La Sapienza. «Lavoriamo soprattutto con adulti immigrati e grazie a questo metodo abbiamo potuto portare in aula testi difficili, perfino Platone» spiega il ricercatore Francesco Vettori. «Porre domande aperte su quanto leggiamo, stimolare gli interventi di chi ascolta e i riferimenti personali aiuta la comprensione.

Studi internazionali dimostrano che più in testo viene “usato”, quindi commentato, interpretato, filtrato dalle proprie emozioni ed esperienze, più viene capito». Parole incoraggianti se pensiamo che oggi solo il 5 per cento degli italiani adulti è in grado di capire un testo complesso. «Saper codificare un testo non vuol dire capirlo: oggi sappiamo che il modo di leggere condiziona molto la possibilità di comprensione. Più un lettore viene stimolato, più sviluppa le sue competenze relazionali ed emotive» dice Vettori.

Si leggono ancora le fiabe a ibambini?

D’altra parte, se ci pensiamo, tra i ricordi più belli della nostra infanzia ci sono le favole della buonanotte: quel momento così intimo in cui ci aprivamo a mondi immaginifici, grazie alle voci deigenitori. Ma oggi, con bambini cresciuti a pane e device, mamma e papà leggono ancora le fiabe? Lo chiediamo al maestro Francesco Viliani: oltre a essere autore di testi per la prima infanzia (appena uscito il suo ultimo libro, Il ponte di Barbiana, ed. Lapis), utilizza il metodo della lettura condivisa in classe, oltre che in biblioteche e librerie, dove incontra bambini e genitori, tutti coinvolti dalla sua voce narrante. «Sbagliando, si pensa che non valga più la pena leggere ai bambini dopo che hanno imparato a farlo da soli. Invece è un’abitudine preziosa a tutte le età: quando leggiamo insieme, stiamo prima di tutto custodendo la relazione, perché risvegliamo emozioni e creiamo ricordi».

La lettura ad alta voce in famiglia

La lettura non serve solo alla didattica, come spiega il maestro: «In classe i bambini aspettano sempre il momento in cui ci mettiamo in cerchio a leggere seduti per terra. Si rendono conto, pur piccoli, che il filo rosso delle storie che ci accompagna è potente. E questa esperienza immersiva non è un di più per riempire il tempo, ma una pratica quotidiana. I genitori, che lo sanno, si informano e partecipano, prendendo i libri che usiamo a scuola per rileggerli insieme, a casa. Con i bambini che diventano maestri».

Il maestro Viliani racconta che più il metodo della lettura ad alta voce viene utilizzato sin dai primi anni di scuola e da tutto il team di docenti, più è efficace nel suscitare curiosità e interesse. «Nella nostra scuola abbiamo un file condiviso con i genitori con tutte le letture fatte in classe ma anche con le nuove proposte, in modo da trasmettere la diversità e varietà dei titoli: non ci sono solo le favole con principi e principesse. È importante, infatti, raccontare storie prive di stereotipi e aperte a tutte le diversità e culture».

Scuole aperte per incontrare autori e famiglie

Una circolazione di energie e conoscenze che non si esaurisce qui: il metodo della lettura condivisa porta le scuole e le biblioteche ad aprirsi anche fuori dall’orario normale per accogliere le famiglie, che incontrano gli autori per poi leggere insieme. È così che si aprono sguardi diversi, a qualsiasi età, perché tutti abbiamo bisogno di storie da “usare”: per riconoscerci, immaginare, fuggire.

Dove si impara il metodo

Se sei un insegnante o un educatore puoi contattare l’associazione Nausika (associazionenausika.it), che mette a disposizione degli associati percorsi e materiali per imparare il metodo della lettura ad alta voce condivisa. Ha formato finora 30mila insegnanti che hanno raggiunto con le loro letture oltre 800mila ragazzi. L’associazione dialoga di continuo con gli insegnanti, che inviano i loro diari settimanali di lettura e ricevono consigli e supporto attraverso diversi progetti: a Torino e Capo di Leuca Ad Alta Voce, a Parma Lettrici e Lettori forti, in Umbria il Progetto Rete Umbra e in molti luoghi ancora.

A Genova, Torino, Vercelli e Savona sono in corso progetti di diffusione e sostegno al metodo della lettura ad alta voce condivisa all’interno del programma Città dell’Educazione di Compagnia San Paolo coordinato da Fondazione per la Scuola, in Umbria e in Calabria con le Reti di scuole dedicate alla lettura ad alta voce condivisa.

Progetti importanti a cui l’associazione Nausika ha collaborato sono anche Leggere:forte! di Regione Toscana (https://regione.toscana/leggereforte e Leggimi ancora, di Giunti scuola (https://www.giuntiscuola.it/leggimi-ancora-nuova-edizione).

Come diventare volontari della lettura ad alta voce condivisa

Se vuoi diventare un lettore volontario puoi contattare LaAV OdV (lettureadaltavoce.it), Organizzazione di Volontariato (OdV) con oltre 1.000 volontari attivi in tutta Italia che seguono il motto “Io leggo per gli altri” e dedicano tempo a leggere storie in RSA, centri di accoglienza, carceri, ospedali, diurni, centri di salute mentale, centri per minori e tutti i luoghi di cura, solitudine, disagio temporaneo o permanente.

Per un’introduzione alla lettura ad alta voce condivisa puoi leggere: Lettura ad alta voce, Ricerche e strumenti per educatori, insegnanti e genitori, di Federico Batini (Carocci ed.).