Un titolo più corto e meno bellicoso. I Roses, remake di La guerra dei Roses, torna dopo 36 anni (ne abbiamo parlato nelle pagine precedenti) e sembra ancora un film necessario. La “guerra” però è scomparsa. Significa che ci si lascia con meno conflitti? Ci si lascia di più, questo sì. Nel 2024, secondo l’Istat, si contano 82.392 separazioni e 79.875 divorzi, contro i 42.000 del 1989. Quasi l’80% sono consensuali.

La separazione oggi: negoziazione e co-genitorialità

«Ho iniziato occupandomi di separazioni all’inizio degli anni ’90» racconta Grazia Ofelia Cesaro, avvocata milanese, autrice del saggio Ballare sotto la pioggia (Feltrinelli) che racconta la vera storia di una famiglia di separati. «Da allora i matrimoni sono diminuiti a favore delle unioni civili e oggi ci si lascia sia da giovani sia da “over”, vivendo la separazione come un passaggio dopo il quale la vita continua. Il modello per i matrimonialisti, però, non è più la guerra senza esclusione di colpi, ma accordi frutto di negoziazioni serrate, radicate nella trasparenza economica e con un solo baricentro: il benessere dei figli». Oggi sono più frequenti, anche perché gli strumenti per trovare un’intesa, per esempio le negoziazioni assistite, sono diventati più numerosi.

Il principio della co-genitorialità protegge la coppia genitoriale e offre ai minori una crescita con l’affetto di entrambi

Il dolore silenzioso delle “guerre fredde”

Meno battaglie in tribunale, però, non significa meno dolore. «Vedo spesso “guerre fredde” relazionali, fatte di figli-messaggeri e avvocati trasformati in mediatori» racconta Valentina Bassi, psicoterapeuta, direttrice di T.R.E.Evoluzione, centro dedicato alla risoluzione dei conflitti (treevoluzione.it). «Molte separazioni sono segnate da immaturità emotiva, delusione, bisogno di sentirsi compresi. Il vero campo di battaglia è dentro di noi». Perché oggi si fatica a tollerare la frustrazione e a trasformare il conflitto in confronto. «Separarsi invece può essere un gesto d’amore, se vissuto nella verità di ciò che non può più crescere insieme» aggiunge Bassi. «E se sappiamo riconoscere cosa ci ferisce davvero».

Occorre affrontare le ragioni del risentimento, dai figli alla casa, come emerge da queste testimonianze

Due case per mia figlia

Melissa, 46, insegnante di Vicenza
«Mi sono opposta al fatto che mia figlia si spostasse tra due case ogni settimana. Sarebbe stato destabilizzante per lei, che aveva la scuola e le attività pomeridiane lontane dal padre. Ma lui non capiva e noi litigavamo. Alla fine si è reso conto che non era vantaggioso neanche per lui, così ha deciso di appassionarsi allo sport di Marta: l’equitazione. Da quel giorno è stata lei a chiedere di passare il tempo libero col padre. All’inizio ho pensato: “Facile fare il genitore della vacanza!”. Poi col tempo hanno iniziato a fare i compiti nella stalla, con ottimi risultati. Quasi quasi sono diventata gelosa del loro rapporto».

Il parere dell’avvocata

«Uno dei nodi più discussi nelle separazioni riguarda il tempo trascorso dai figli con ciascun genitore» nota Grazia Ofelia Cesaro. «In passato i giudici guardavano con sospetto ai cosiddetti “bambini con la valigia”, mentre oggi, anche grazie al confronto con le esperienze estere, c’è maggiore apertura. Servono però una perfetta organizzazione e molta collaborazione tra mamma e papà. Un’altra fonte di tensione è la cosiddetta “Disneyland Dad Syndrome”: quando, cioè, il padre sceglie di vivere solo i momenti di svago con i figli, lasciando alla madre tutti i doveri quotidiani. Parlare con rispetto e trovare compromessi resta la chiave per costruire nuovi equilibri».

Il parere della psicologa

«Quando i genitori si fanno la guerra “per amore dei figli”, in realtà difendono se stessi attaccando l’altro» dice Valentina Bassi. «Ma i bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, bensì di adulti capaci di non riversare le proprie ferite su di loro. Trasformarli in alleati contro l’altro o in piccoli adulti li espone a un peso enorme: alcuni arrivano a giudicare la fragilità dei genitori, vedendo crollare chi avrebbe dovuto essere saldo. Così rischiano di sentirsi delusi e di non avere qualcuno che li guidi nelle difficoltà relazionali».

Adesso abito con un amico

Giulio, 50 anni, biologo di Milano
«All’inizio volevo costringere la mia ex a vendere casa per comprarne due più piccole. Poi ho capito che avrei danneggiato mio figlio e sono andato a vivere da mia madre, perché mantenere due appartamenti a Milano è molto difficile. Con il tempo, però, la convivenza con lei è diventata pesante e anche agli occhi di mio figlio non era bello. Ho cercato di ottenere un assegno più basso da dare alla mia ex, ma è stato un inferno inutile. Così sono andato a vivere con un amico, anche lui separato, per risparmiare sulle spese. Ormai vediamo i nostri figli insieme, a loro piace moltissimo dormire coi sacchi a pelo in sala. È un pigiama party perenne. Mi sembra di tornare ai tempi dell’università. Non sarà certo sempre così, ma rientrare la sera e farsi una birra con un amico non è poi così male».

Il parere dell’avvocata

«Soldi e casa sono tra gli aspetti più delicati» riflette Grazia Ofelia Cesaro. «La richiesta di passare più tempo con i figli può essere anche la ragione per ridurre l’assegno di mantenimento. Se i figli stanno con entrambi i genitori allo stesso modo, serve un accordo. Ma ogni famiglia ha le sue esigenze, che vanno valutate caso per caso. In grandi città, per esempio, sostenere le spese di due case è quasi impossibile. Per questo dico sempre che la flessibilità è una risorsa preziosa: fa bene a tutti, soprattutto ai ragazzi coinvolti».

Il parere della psicologa

«Casa e beni diventano spesso simboli di giustizia, risarcimento o sicurezza, ma non possono riempire un vuoto affettivo» avverte Valentina Bassi. «Così si rischia di prolungare la battaglia, mentre basterebbe accettare una perdita per aprire la strada a una rinascita. Il denaro usato come strumento di potere e la paura della “povertà” offuscano la lucidità. Per evitarlo, serve trovare prima una serenità personale, così da non prendere decisioni dannose per tutti e non alimentare guerre inutili».

Ho scoperto la sua doppia vita

Beatrice, 51, commercialista di Roma
«Parlavamo di separazione da quasi un anno. Andavamo dallo psicologo per capire come comunicarlo ai nostri tre figli. Poi, un giorno, trovo il telefono di lui sul divano con la chat che aveva con l’amante. Impossibile non leggere! Aveva una vita parallela da quasi 2 anni, ho trovato gli indizi e l’ho buttato fuori. I figli erano dalla mia parte, però di questa guerra ho perso il controllo: me ne sono accorta quando la più piccola mangiava sempre meno. A livello legale mi ero impuntata per chiedere l’addebito, ma poi ho rinunciato. Ed è arrivata un po’ di pace per tutti».

Il parere dell’avvocata

«Il tradimento è un terreno in evoluzione. Le richieste di separazione con addebito, ovvero la “separazione per colpa” in caso di adulterio con eventuale risarcimento, piacciono sempre meno ai tribunali, che infatti le rigettano spesso» osserva Grazia Ofelia Cesaro. «Intanto, in famiglia si è sviluppata una vera e propria “intelligence domestica”: device per leggere messaggi, telecamere, Gps. Oggi è sempre più difficile mantenere segreti e, quando questi scenari si aprono, tutto si complica anche per i figli».

Il parere della psicologa

«Il tradimento spesso inizia prima di avere l’amante, ovvero quando si rompe il patto invisibile all’interno della coppia» dice Valentina Bassi. «Perdere l’intimità, smettere di rispettarsi, sostituire l’ascolto con la critica o l’alleanza con il giudizio è già tradire. A volte il nuovo partner arriva quando il legame ha perso anima ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Distinguere tra il dolore del cuore ferito e la responsabilità reciproca è essenziale per non restare prigionieri della rabbia. E se il tradimento riattiva paure profonde di non valere, serve coraggio per separare la ferita antica dalla situazione attuale».

4 consigli per gestire la separazione

Non agire in automatico. Restare presenti a ciò che accade, senza lasciarsi travolgere dalle emozioni, è fondamentale.
Smetti di cercare conferme e inizia ad ascoltare davvero. Serve il coraggio di restare in relazione mentre l’altro mostra un punto di vista scomodo.
Evita le etichette che riducono il partner a colpevole, egoista, traditore… Quando giudichi, smetti di riconoscere la complessità dell’altro. Oltre che la tua.
Ogni volta che dici: «Mi fai arrabbiare» rinunci al potere che hai solo se resti centrato, senza farti trascinare nella logica vittima-colpevole.