C’è una domanda che attraversa tutto Un desiderio smisurato di amicizia (Iperborea), il libro della scrittrice francese Hélène Giannecchini: perché abbiamo accettato che l’amore romantico occupi il centro della scena, mentre l’amicizia resti ai margini, come un sentimento bello ma secondario? Giannecchini, scrittrice e curatrice di mostre, insegnante di Storia e Teoria dell’arte contemporanea all’Università di Lille, non propone manifesti né rivoluzioni gridate. Piuttosto, invita a guardare ciò che abbiamo sotto gli occhi e che spesso trascuriamo: quegli amici che ci accompagnano per decenni, che ci aiutano a diventare chi siamo, che a volte ci salvano. Nella visione della scrittrice non sono solo affetto o compagnia, ma costruzione reciproca. Una “famiglia scelta”, soprattutto per chi non si riconosce nei modelli tradizionali. «I sociologi mostrano che l’amicizia occupa uno spazio sempre più ridotto nelle nostre vite man mano che entriamo nell’età adulta», racconta. Le svolte decisive sono due: la convivenza e la nascita del primo figlio. Da quel momento, il tempo sembra restringersi. «Lavoriamo e il poco tempo che resta lo dedichiamo alla famiglia: così l’amicizia finisce quasi inevitabilmente per diventare un pensiero secondario». Non è una critica alla famiglia, precisa Giannecchini, ma ai ritmi di una società che lascia sempre meno spazio ai legami non produttivi.
L’amicizia come amore, regalo del mondo queer
Una delle intuizioni più originali del suo lavoro riguarda il mondo queer. Non come eccezione, ma come laboratorio sociale. «Le persone queer sono diventate campionesse dell’amicizia», osserva. Per necessità storica, spesso escluse dalle famiglie d’origine, hanno costruito famiglie scelte e reti di sostegno alternative. Se avete visto quella meravigliosa serie Netflix di qualche anno fa, Pose, sapete di cosa parla. «L’amicizia è stata, soprattutto per loro, una vera ancora di salvezza». Un’esperienza che oggi parla a tutti, perché sempre più persone avvertono che la famiglia biologica, da sola, non basta più. «Sempre più giovani desiderano immaginare altre forme di solidarietà e appartenenza».
La gerarchia dei sentimenti, che scemenza
In fondo, ciò che Giannecchini mette in discussione è la gerarchia dei sentimenti. Siamo cresciuti credendo che esista un amore più importante degli altri, quello di coppia, e che tutto il resto debba orbitargli intorno. «Viviamo in una società che ci insegna ad amare una sola persona e a stabilire una gerarchia tra i nostri legami. Una società in larga parte sessista e troppo spesso razzista o classista». Mettere in discussione questa idea, per lei, fa parte di un più ampio percorso di emancipazione. Non sorprende allora che la sua stessa biografia sia attraversata da scelte controcorrente: Hélène è cresciuta in una famiglia anticonvenzionale, con una madre e due padri e con amici dei suoi genitori che si sono trasferiti da loro per lunghi periodi. Ovvero come avere nel dna uno sguardo ampio, ampissimo sull’amore e le relazioni.
Se l’amicizia-amore diventa una minaccia per la società
«Sono stata molto amata da diversi adulti che mi hanno anche offerto il quadro e la struttura di cui ogni bambino ha bisogno per crescere bene. Tuttavia credo che, una volta entrati a scuola, o poco dopo, venga ristabilito un certo ordine. Ti viene detto che non puoi fare ciò che vuoi, che non hai il diritto di inventare la vita che desideri, e questi richiami sono continui. Questo ci porta a chiederci perché. Perché la società si sente minacciata da chi sceglie di vivere liberamente?». A trent’anni, mentre tutti si aspettavano che si sposasse o mettesse su famiglia, lei sognava di vivere con gli amici. Ancora oggi percepisce lo stupore che questa scelta suscita. «Sposarsi, comprare una casa, avere figli vengono considerati segni esteriori di successo». Chi devia da questo copione rischia di essere guardato con sospetto, soprattutto se si tratta di una donna.
Una forma di libertà e civiltà
Forse perché l’amicizia contiene una promessa di libertà. Giannecchini ne è convinta fin dall’infanzia: «Per me l’amicizia è sempre stata una casa, e l’ho capito molto presto». Solo più tardi ha scoperto che non tutti considerano normale trovare rifugio, appartenenza e identità in un legame che non sia quello familiare o romantico. In Francia si parla perfino di una proposta di legge per tutelare l’amicizia. Se potesse introdurre un solo “diritto dell’amicizia”, quale sceglierebbe? La scrittrice non ha dubbi: «Vorrei che gli amici avessero il diritto di beneficiare dei nostri beni e di poter prendere decisioni riguardo alle cure di fine vita quando siamo ricoverati in ospedale».
Non c’è amore né amicizia senza conflitto
Anche le amicizie femminili, nel suo sguardo, meritano di essere raccontate in modo diverso. Non solo come luoghi di conforto o confidenza, ma come spazi in cui si produce pensiero. «È prezioso essere circondati da persone che vogliono ascoltarci e che ci dedicano il loro tempo. Ne sono sempre profondamente grata. Ma vorrei mostrare che esiste, nelle amicizie femminili e queer, qualcosa di più: una vera costruzione politica e, talvolta, persino il conflitto». Perché anche il dissenso può essere una forma di intimità. «A volte i conflitti ci permettono di affinare il nostro pensiero e di confrontarci con il mondo in modo più profondo». E se l’amore romantico ha i suoi rituali – anniversari, promesse, matrimoni – l’amicizia continua a vivere in una terra meno codificata. Paradossalmente, è proprio questo il suo privilegio. «Sì, non abbiamo matrimoni o battesimi dell’amicizia», sorride Giannecchini. «E forse è meglio così. Ci lascia la libertà di inventare momenti che sentiamo davvero nostri».
Perché scegliere se puoi moltiplicare?
Quando le si chiede chi accorra per primo quando sta male, Hélène non fa un nome soltanto. «Penso subito a più persone. Sicuramente ai miei amici più stretti, alle mie due migliori amiche e al mio compagno». Una risposta che racchiude tutta la filosofia del libro: la vita non si regge su un unico pilastro. Se la vuoi solida, moltiplica gli appoggi. La frase che più sintetizza il suo pensiero arriva quasi alla fine della conversazione. Giannecchini ammette di aver scelto, in passato, l’amicizia rispetto ad altre relazioni. Una decisione che molti hanno trovato incomprensibile. Lei, invece, suggerisce un’altra possibilità: immaginare una vita in cui l’amore non abbia un solo volto. Una vita in cui l’amicizia non sia il piano B della felicità.