Patrizia ha appena ricevuto una diagnosi di melanoma. Se n’è accorta per caso, osservando, ci ha raccontato, un neo proprio brutto. Una storia come tante, se non fosse per un particolare. Patrizia ha 35 anni. E non è un caso isolato. Già, perché questo tumore della pelle, al contrario di altre forme oncologiche, è in aumento tra gli under 50: 15mila nuovi casi all’anno, con numeri raddoppiati in 20 anni. «È il risultato di un calo di attenzione» dice Paolo Ascierto, direttore del Dipartimento Tumori Cutanei, Immunoterapia Sperimentale e Terapie Innovative, dell’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli.

«Chi si ammala ora, è stato un bambino o un adolescente che si è esposto al sole in maniera incongrua. Lo ha fatto nelle ore centrali, quando i raggi UV sono più pericolosi, procurandosi delle ustioni solari. E sono le scottature che aumentano il rischio di melanoma per tutta la vita». Bisognerebbe, ha raccontato Ascierto durante il Festival della Prevenzione LILT, prendere esempio dall’Australia, che aveva un’incidenza altissima di melanoma. Qui, da parecchi anni è stato attivato un programma di educazione nelle scuole, che sta portando a un calo dei casi. E da noi? Forse qualcosa si muove: è atteso il voto definitivo della Camera dei deputati sulla proposta di legge che prevede, tra l’altro, l’istituzione della Giornata Nazionale per la Prevenzione del Melanoma.

Le categorie più a rischio di melanoma

Professor Ascierto, la Campagna avrà innanzitutto lo scopo di ribadire chi è più a rischio: lo possiamo ricordare? «Le persone con capelli biondi oppure rossi, occhi chiari e pelle molto sensibile al sole sono maggiormente a rischio e questo è noto. Abbiamo visto però che anche chi ha un fenotipo mediterraneo può ammalarsi e qui entra in gioco soprattutto la genetica.

Avere parenti di primo grado che hanno avuto un melanoma comporta infatti un aumento del rischio e questo riguarda circa il 10-15% della popolazione. Infine, un indicatore importante che aumenta il rischio di ammalarsi è rappresentato dai tanti nei, più di 50. Il loro numero è strettamente correlato alle scottature e agli eritemi solari subiti proprio durante l’infanzia e l’adolescenza. A conti fatti, quindi, se ci pensa, praticamente nessuno è esente dal rischio».

Più attenzione da parte di tutti

Questo significa quindi che tutti dovrebbero stare attenti al sole? «Le ricerche ci hanno dimostrato che i raggi ultravioletti delle ore centrali, tra le 12 e le 16, sono pericolosi sempre e a ogni età. Ma ci dicono anche che i neonati nel primo anno di vita devono assolutamente evitare il sole, regola che, se ci fa caso, in spiaggia, in estate, non viene rispettata. Tirando le somme, stare attenti è un invito che vale per i nostri figli, ma anche per noi adulti».

Non solo cappellino e occhiali per proteggersi

C’è chi afferma che cappellino e occhiali sono più che sufficienti in spiaggia, è così? «Il cappello però deve essere a tesa larga per proteggere orecchie, cuoio capelluto e nuca. Mentre gli occhiali devono avere una montatura “avvolgente” in modo da impedire ai raggi riflessi di insinuarsi dai lati. E devono essere indossati anche in città, il sole è agguerrito sempre.

Sì anche ai cosiddetti capi in tessuti tecnici in spiaggia e questo soprattutto per i bambini. Dobbiamo però imparare a leggere e controllare l’etichetta: deve essere indicato il fattore UPF (Ultraviolet Protection Factor). Un capo UPF 50+ per esempio blocca il 98% dei raggi UV. In città invece, l’ideale sono camicie a maniche lunghe in lino o cotone leggero e pantaloni lunghi».

Le precauzioni in città

Soffermiamoci un istante sull’estate in città. «Oggi si sa che i raggi UV sono pericolosi per la pelle da metà marzo a metà ottobre, anche in presenza di cielo coperto o temperature fresche. La ragione è il cambiamento climatico, con temperature elevate già in primavera, periodi di caldo improvviso e un mix di smog e surriscaldamento. Per prendersi cura della propria pelle allora una crema con fattore di protezione 30 o 50 va applicata anche in città sulle parti scoperte, viso e collo in primis.

L’attenzione poi a come applicare i solari deve diventare più alta quando siamo in vacanza, cosa che purtroppo non sta accadendo. Non basta mettere le creme, deve entrare nelle abitudini il fatto di farlo bene e gli studi ce lo confermano. L’ultimo, appena pubblicato, associa l’uso errato dei solari a un rischio più che raddoppiato di sviluppare il melanoma e non è poco. Insomma abbiamo uno strumento potente per proteggerci e dobbiamo solo cominciare a usarlo».

Quali solari preferire

C’è sempre confusione sui prodotti solari: ci aiuta a fare un ripasso? «Innanzitutto, l’applicazione del prodotto va ripetuta ogni due ore circa. Sempre dopo avere fatto il bagno e senza scordare le zone più delicate: palpebre, retro e bordo delle orecchie, incavo delle ginocchia e dorso dei piedi.

L’altra regola riguarda il fattore di protezione, che deve essere 30 per chi ha una carnagione mediterranea e 50 per chi ha la pelle chiara, per bambini e adolescenti e per chi, in generale, si scotta con facilità.

C’è poi molto dibattito scientifico sulla scelta tra filtri organici e non organici. Questi ultimi contengono per intenderci sostanze minerali quali l’ossido di zinco che sono da preferire specialmente in età pediatrica e per le donne in gravidanza perché non vengono assorbite dall’organismo: sono come uno specchio sulla pelle che riflette direttamente i raggi solari».

Tatuaggi: i possibili rischi in più

Ultima domanda, professor Ascierto. È vero che i tattoo aumentano i rischi? «Il tatuaggio, soprattutto se molto esteso, rappresenta un ostacolo importante per il dermatologo, perché la visibilità dei nei e delle lesioni cutanee si riduce notevolmente. Sappiamo che in genere i tatuatori sono molto attenti a non agire direttamente sui nei ma, in ogni caso, il disegno di legge in fase di approvazione riporta un comma che impone di far firmare un consenso informato a chi decide di sottoporsi a un tatuaggio. L’obiettivo è quello di rendere la persona consapevole dei possibili rischi».

Controllo dei nei: dal dermatologo e da soli

A partire dai 16 anni tutti dovrebbero andare una volta all’anno dal dermatologo, per il controllo dei nei. Eppure, secondo i dati dell’Osservatorio Heliocare, un terzo degli italiani non si è mai sottoposto a questo screening. La prima visita è importante anche per decidere, in base ai fattori di rischio, se servono controlli più ravvicinati, ogni sei mesi.

Impariamo anche a guardarci. Ogni due mesi prendiamo l’abitudine di fare un autocontrollo della pelle. E parliamo con il medico, se notiamo un neo diverso. Basta seguire la regola dell’ABCDE. Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo, Diametro superiore a 6 mm, Evoluzione rapida sono i 5 fattori che identificano un neo da far vedere allo specialista.

Il mese della prevenzione di Donna Moderna

Donna Moderna dedica giugno alla prevenzione del melanoma. Se hai dubbi su come difenderti, scrivi al Dipartimento tumori cutanei dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli diretto dal Prof. Paolo Ascierto. Per tutto il mese rispondono alla mail: [email protected]