Curarsi, oggi, è sempre più spesso anche una questione di soldi. Lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica e costi elevati nel privato stanno incidendo sulle scelte di milioni di italiani, che si trovano a rinviare visite ed esami oppure a cercare soluzioni alternative per non rinunciare alle cure. I numeri più recenti mostrano un quadro in cui la salute entra a pieno titolo tra le voci più delicate del bilancio familiare, con un impatto che va ben oltre l’aspetto sanitario.
Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, nel solo 2025 circa 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione medica. Allo stesso tempo, cresce il numero di chi, pur di curarsi, sceglie di indebitarsi.
Tempi di attesa troppo lunghi nella sanità pubblica
Uno dei nodi principali riguarda le liste d’attesa. Nel 2025 il tempo medio per accedere a una prestazione nella sanità pubblica è stato di 87 giorni, che diventano 91 nel Mezzogiorno. Un’attesa che, in molti casi, spinge i pazienti a guardare altrove.
Le differenze emergono anche in base al tipo di prestazione. Per una visita oculistica si arriva in media a 116 giorni di attesa nel pubblico, contro i 15 del privato. In dermatologia si toccano addirittura i 118 giorni, che scendono a 25 scegliendo una struttura privata. A questo si aggiunge il problema delle cosiddette «liste chiuse»: quasi 7 pazienti su 10, almeno una volta, si sono sentiti rispondere che non c’era alcuna disponibilità per prenotare.
Sanità privata: meno attese, ma costi sempre più alti
Se il privato consente di accorciare drasticamente i tempi, il conto da pagare non è indifferente. La spesa media per una prestazione sanitaria in regime privato è stata di 325 euro, una cifra che pesa soprattutto sui bilanci familiari più fragili.
Anche in questo caso le differenze sono marcate. Si va da una media di poco più di 100 euro per gli esami del sangue a oltre 700 euro per le cure odontoiatriche. Nel 2025 circa 26 milioni di italiani si sono rivolti almeno una volta alla sanità privata, spesso come unica alternativa per non rimandare visite ed esami importanti.
Indebitarsi per curarsi: quando entrano in gioco i prestiti
Per molti, la soluzione è stata dilazionare la spesa. Secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.it–Prestiti.it, circa 1,7 milioni di italiani hanno chiesto un prestito per far fronte a spese mediche. Nell’ultimo anno sono stati erogati circa 1,4 miliardi di euro solo in prestiti personali destinati alle cure, una cifra che cresce se si considerano anche i finanziamenti richiesti direttamente alle strutture sanitarie o l’aiuto di amici e parenti.
Nel giro di dieci anni, il ricorso ai prestiti per spese sanitarie è aumentato sensibilmente. Se nel 2015 rappresentavano il 3,8% del totale delle richieste, oggi sfiorano il 4,5%. L’importo medio richiesto è diminuito, passando da quasi 8.000 euro a circa 5.800, segno che sempre più famiglie usano il finanziamento per affrontare spese frequenti e non solo interventi eccezionali.
Rinunciare alle cure: un fenomeno che cresce
Il dato più preoccupante resta però quello delle rinunce. Nel 2025, circa 13,6 milioni di italiani hanno deciso di saltare almeno una cura. A essere rimandate più spesso sono le visite specialistiche, seguite da esami diagnostici e, in alcuni casi, perfino interventi chirurgici.
Le motivazioni sono chiare: da un lato i tempi di attesa troppo lunghi, dall’altro i costi della sanità privata. La rinuncia è più frequente nelle regioni del Centro-Sud, dove riguarda il 36% dei pazienti, contro il 29% del Nord. A complicare il quadro contribuisce anche la migrazione sanitaria: nell’ultimo anno circa 2,6 milioni di persone hanno dovuto spostarsi in un’altra regione per curarsi, con Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia tra le aree che attraggono più pazienti.