Con il 2026 arriva qualche buone notizie sul fronte delle bollette, nonostante i prezzi rimangano ancora troppo alti. A febbraio, infatti, si preannuncia un nuovo rincaro per il costo del gas, a causa del gelo che ha caratterizzato le prime settimane dell’anno. La conseguenza è un maggior consumo energetico. Ci sono, però, anche alcune importanti novità per i consumatori: per esempio, i rimborsi automatici in caso di risposte tardive da parte dei gestori. Ecco di cosa si tratta.

Arrivano i rimborsi automatici

Grazie alle nuove regole introdotte dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che regola e controlla i settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del teleriscaldamento e del ciclo dei rifiuti, con il 2026 diventano realtà gli indennizzi per i consumatori che si siano visti recapitare bollette con errori. A cambiare sono soprattutto le tempistiche entro cui i fornitori di servizi sono tenuti a rispondere a una segnalazione o richiesta di indennizzo da parte dell’utente.

Cosa cambia nei tempi per i rimborsi

Come stabilito da Arera, dal 1° gennaio 2026 se il fornitore non rettifica un errore entro 15 giorni lavorativi dalla segnalazione del consumatore, scatta un indennizzo automatico. In pratica non occorrerà più sollecitare in modo insistente l’azienda, che invece dovrà provvedere al rimborso di quanto dovuto. In particolare, si prevede un accredito automatico in bolletta di quanto dovuto, pari a 30 euro per ritardi entro il doppio del tempo prestabilito nelle risposte; di 60 euro per ritardi oltre il doppio; di 90 euro se il tempo di risposta sarà superiore al triplo del tempo massimo previsto. Naturalmente affinché ci sia anche una compensazione per il presunto errore, occorrerà che siano verificati i termini della richiesta.

Quali errori si possono verificare

Può trattarsi di doppia fatturazione, per esempio, nel caso in cui si ricevano due bollette relative allo stesso periodo di riferimento. Oppure per addebiti più vecchi di due anni, che non vanno più pagati grazie a una sorta di maxi-conguaglio che fa cadere in prescrizione conteggi risalenti a 3 o 4 anni prima (o di più). Lo stesso vale se c’è uno scostamento tra consumi reali e stimati, che dà diritto a chiedere la rettifica immediata. Oppure ancora se si rilevino voci duplicate (come negli oneri di sistema) o servizi assicurativi non richiesti, oppure se siano stati conteggiati giorni extra nel momento del passaggio da un gestore all’altro, nel caso in cui si siano già liquidati al vecchio fornitore.

A chi sono rivolti i rimborsi automatici

Le nuove norme prevedono che i rimborsi sono rivolti sia alle piccole attività economiche, sia alle famiglie che ne abbiano diritto. I requisiti indicati dall’Autorità sono: avere un contratto per una fornitura di luce in bassa tensione e per consumi fino a 200mila Smc all’anno, nel caso si tratti di gas. Se, quindi, la società che gestisce l’erogazione del servizio non rispetta i tempi di risposta previsti, relativi a errori in bolletta segnalati dall’utente, allora scatterà il rimborso automatico, accreditato direttamente sulla fatturazione successiva. Se l’importo fosse superiore a quello della bolletta da emettere, il consumatore andrà a credito sull’emissione successiva, senza comunque dover provvedere ad alcuna richiesta specifica.

Più semplice presentare un reclamo

Con le disposizioni dell’Arera, inoltre, si prevede una semplificazione nella presentazione di un reclamo da parte degli utenti. I fornitori, infatti, sono tenuti a fornire un contatto telefonico, un indirizzo postale e un indirizzo di posta elettronica ai quali essere reperibili. Nella bolletta, oltre all’importo dovuto, dovrà sempre esserci, quindi, l’indicazione degli estremi per i reclami, insieme alla modulistica relativa (anche tramite link e che dunque potrà essere stampata). Da luglio, inoltre, sarà inoltre possibile inviare online il reclamo senza doversi registrare al sito del fornitore.

Come fare reclamo

Per poter presentare un reclamo, se si ritiene che sia stato effettuato un errore nei conteggi della bolletta, gli esperti consigliano di non limitarsi a chiamare l’eventuale numero verde messo a disposizione dai fornitori, ma inviare una lettera tramite PEC (posta elettronica certificata) o raccomandata A/R. Dovrebbe essere citata la normativa Arera (per esempio con la dicitura “Ai sensi della delibera ARERA in vigore dal 2026…”). Se dopo 30 giorni non si riceve risposta o questa non è soddisfacente, ci si può rivolgere al Servizio Conciliazione dell’Autorità: è gratuito, si contatta online e può essere risolutivo.

Bollette in aumento per colpa del freddo

Purtroppo c’è anche una brutta notizia, a fare da contraltare in questo inizio di anno: l’aumento dei costi per il riscaldamento. Le rigide temperature che si sono registrate a gennaio e che hanno visto nuovi picchi nei primi giorni di febbraio, infatti, spingono al rialzo le bollette del gas. Ad aumentare, infatti, è il cosiddetto “grado giorno”, espressione con la quale i meteorologi indicano il fabbisogno energetico di un edificio per il riscaldamento. Si tratta, in pratica, del differenziale di temperatura tra quella ideale negli ambienti interni (intorno ai 20 °C) e quella esterna media. Più quest’ultima è bassa, maggiore sarà il dispendio energico per il riscaldamento degli ambienti.

L’inverno 2026 è più freddo

Si calcola che questo inverno sia più freddo rispetto a quello dello scorso anno: gli esperti indicano un aumento delle temperature più basse intorno all’11% per Milano e Torino, del 14,9% a Roma e del 16,6% a Genova, raggiungendo un record di +35% a Napoli. Da qui i consigli delle associazioni dei consumatori per contenere le spese: «Il freddo esterno non si può controllare e lo stesso vale per il fabbisogno interno, se non evitando la dispersione di calore della struttura e degli impianti. Nonostante ciò, i consumatori possono comunque sperare di migliorare la propria situazione, variando l’offerta o altrimenti direttamente il fornitore», indica l’Associazione europea dei Consumatori Indipendenti.

I consigli per risparmiare

«A tal proposito, è bene controllare con grande attenzione bollette e contratto, verificando soprattutto che la spesa per ogni metro cubo di gas consumato (alla voce “smc”) rientri nella media, in base al Punto di scambio virtuale e al Title transfer facility, tenendo conto anche dei livelli fissati dall’Arera», suggerisce l’Associazione. «Il controllo deve essere effettuato tenendo conto di tutti gli aspetti soggettivi, compresa la località geografica e le spese ulteriori rispetto alla sola materia prima. In questo periodo si tratta di una verifica ancora più importante da compiere alla luce del parziale rientro dei costi del gas, che non tutte le compagnie energetiche hanno assorbito», conclude l’Associazione.