Approfitti di ogni vacanza, ponte o weekend libero per fare un viaggio. Al ritorno spunti la casella del posto visitato, ma poi guardi sconsolata la lista. Per quante siano le città, Regioni o Paesi in cui sei stata, non ti sembrano mai abbastanza. Non sei la sola a provare questo stato d’animo, e non è colpa tua. Si chiama dismorfia da viaggio ed la sensazione di non aver visto abbastanza del mondo rispetto agli altri. Un sondaggio condotto su 2.000 adulti statunitensi ha rivelato che meno della metà (48%) è soddisfatta di quanto ha viaggiato nella propria vita e solo il 10% di questi ritiene di aver raggiunto tutti i propri obiettivi di viaggio fino ad oggi.
Lo studio americano
Lo studio condotto da Talker Research per conto di Scenic Group e ha rivelato che quasi sette americani su 10 soffrono di dismorfia da viaggio. Sono stati intervistati 2.000 adulti, equamente suddivisi per generazione, e si è visto che (fatti i dovuti distinguo per le diverse fasce d’età) la sensazione di essere indietro rispetto agli altri è generalizzata. «Questi risultati parlano delle realtà emotive più profonde che circondano il viaggio moderno» ha spiegato Ken Muskat, Presidente di Scenic Group USA e LATAM. «Viaggiare è diventato più di una pietra miliare: ora è un indicatore di realizzazione e successo. Le persone non sono solo in ritardo con le destinazioni, ma anche con le esperienze che pensavano avrebbero definito questo capitolo della vita e non sanno come recuperare» ha aggiunto.
Come si comportano le diverse generazioni
Secondo l’indagine, un quarto dei baby boomer si sta concentrando su viaggi più brevi e più accessibili. Chi appartiene alla Generazione X invece punta sulle destinazioni più significative (14%). I Millennial cercano di sfruttare al meglio ogni viaggio (21%), la Generazione Z dà priorità ai viaggi con amici e familiari (21%) e dice “sì” a ogni opportunità (17%).
Gli ostacoli
Insomma, più o meno tutti vorrebbero viaggiare di più, ma allora perché non lo fanno? Tra gli ostacoli più comuni ci sono i costi (63%), impegni lavorativi (19%), responsabilità familiari (19%) e affaticamento logistico (18%). Soprattutto tra i giovani, molti degli intervistati hanno fatto riferimento all’approccio del prima o poi, dando per scontato di poter recuperare in un secondo momento il viaggio che oggi rimandano.
I social dietro la dismorfia da viaggio
Dietro la dismorfia da viaggio c’è l’impatto che i social media hanno sulla percezione della propria vita rispetto a quella degli altri. Il 35% degli intervistati ammette che i post di viaggio di amici e familiari siano fattori scatenanti. Un altro 32% afferma che le conversazioni di viaggio con i coetanei contribuiscono ad aumentare il senso di inadeguatezza. Nella Generazione Z questa situazione è più marcata: il 47% afferma che i contenuti di influencer e YouTube contribuiscono a farli sentire inferiori, e più della metà (55%) afferma che i social media fanno sì che si percepiscano indietro nella vita in generale. Ma non sono solo i giovanissimi a trovarsi in questa condizione. Oltre un quarto della Generazione X e dei Millennial ammette di provare imbarazzo per la propria esperienza di viaggio, o per la sua percepita mancanza.
Le mete più gettonate
L’indagine ha rivelato anche che tra gli americani le vacanze al mare e i viaggi su strada sono le più desiderate (37% ciascuna), con il 25% interessato a prenotare fughe all-inclusive. Anche le crociere sono popolari: il 28% degli intervistati desidera fare una crociera oceanica, il 18% è attratto da quelle fluviali e il 6% spera di imbarcarsi in spedizioni polari. Chi appartiene alla Generazione Z ama soprattutto i viaggi stagionali come i mercatini di Natale (20%), mentre la Generazione X ama particolarmente tour storici e culturali (22%). Esperienze naturalistiche (22%), centri benessere (13%) e avventure culinarie (12%) sono comunque sempre più apprezzate ad ogni età.
Il meglio deve ancora venire
Forse mossi dalla dismorfia da viaggio, quasi la metà degli americani intervistati (44%) spera di visitare un posto completamente nuovo nei prossimi 5 anni. I più fiduciosi nelle opportunità che riserverà loro il futuro sono ovviamente i giovani: gli under 30 ritengono che viaggeranno sempre di più con l’avanzare dell’età.