Scorrere il feed di Instagram o perdersi tra i video di TikTok sembra ormai un gesto automatico, un riflesso condizionato di ogni momento libero. Eppure, quando si tratta di decidere dove andare in vacanza, qualcosa cambia. Le scelte reali, quelle che finiscono nelle prenotazioni e negli itinerari, sembrano seguire un percorso molto più personale di quanto la logica del feed lascerebbe supporre.

A confermarlo sono i dati del sondaggio Omio-YouGov, condotto su un campione di 7.567 persone in Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Stati Uniti: solo il 6% degli italiani dichiara di affidarsi a influencer o contenuti virali per scegliere la propria destinazione quando decidono di viaggiare.

Cosa spinge davvero a fare le valigie

Il dato colpisce soprattutto se confrontato con il clima di qualche anno fa. Nel 2017 il 40% dei giovani britannici tra i 18 e i 33 anni considerava l'”instagrammabilità” di un posto un fattore determinante nella scelta della vacanza, e nel 2019 quasi la metà dei viaggiatori cercava ispirazione sui profili dei travel influencer. Oggi la prospettiva si è spostata in modo netto.

Per il 58% degli italiani intervistati nel sondaggio Omio-YouGov il criterio principale nella scelta della destinazione sono gli interessi personali, un dato che supera persino considerazioni pratiche come il budget disponibile, indicato dal 50% del campione, e la facilità degli spostamenti, citata dal 40%. Viaggiare, insomma, torna a essere un atto legato a ciò che si vuole davvero vivere, non a ciò che vale la pena mostrare.

Il peso del passaparola

Se i contenuti sponsorizzati e i profili da milioni di follower contano poco nelle decisioni finali, a mantenere una solida influenza sono invece le persone di fiducia. Il 18% degli italiani pianifica i propri viaggi sulla base di consigli di amici, familiari o colleghi: il vecchio passaparola, insomma, regge il confronto con qualsiasi algoritmo.

Nella stessa percentuale si colloca anche chi sceglie deliberatamente di andare controcorrente, evitando le destinazioni percepite come sovraffollate o inflazionate dal turismo di massa e cercando mete meno affollate, capaci di offrire un’esperienza più autentica. La soddisfazione sembra premiare questo approccio: il 53% di chi ha organizzato il viaggio seguendo le proprie preferenze si dichiara pienamente contento dell’ultima vacanza fatta.

La Gen Z tra pressione social e scelte autonome

La generazione che è cresciuta con gli smartphone in mano non fa eccezione, almeno non nella misura in cui ci si potrebbe aspettare. Tra i ragazzi della Gen Z, il 26% avverte ancora una certa pressione nel documentare i propri spostamenti sui social, ma chi traduce questa spinta in scelte concrete di destinazione resta una minoranza.

Anche per i più giovani, dunque, l’esigenza di costruire un viaggio su misura prevale sulla necessità di produrre contenuti da condividere. I social rimangono una fonte di ispirazione visiva, utile per raccogliere idee e atmosfere, ma perdono peso nel momento in cui si tratta di prendere decisioni concrete.

I social come punto di partenza, non di arrivo

Quello che emerge dal sondaggio Omio-YouGov è, in sostanza, una ridefinizione del ruolo delle piattaforme digitali nel processo di pianificazione dei viaggi. Instagram e TikTok continuano a funzionare come vetrine, capaci di accendere la curiosità verso un posto o un tipo di esperienza, ma si fermano lì.

La fase decisionale si svolge altrove, alimentata da fonti più solide: approfondimenti, guide, articoli e, soprattutto, il racconto diretto di chi quella destinazione l’ha vissuta davvero. Il viaggio ideale, per la maggioranza degli italiani, è ancora quello costruito su misura, lontano dalle mode del momento.