Immagina di immergerti in uno specchio di acqua pura e trasparente, circondata dal verde degli alberi e avvolta dal profumo di resina dei pini e di fiori primaverili. Gli inglesi chiamano questa esperienza wild bathing, un bagno in fiumi e torrenti che ti porta a scoprire luoghi inediti, non toccati dall’overtourism come succede in alcune località di mare o in certi stabilimenti termali, e che regala benefici a corpo e mente.
Energia e antiossidanti naturali
Stai già dicendo “Brrr, che freddo”? Ripensaci, perché proprio la temperatura è uno dei plus di questa esperienza. «Senza freddo (e senza natura) non possiamo vivere. La maniera migliore per rendersene conto è tornare a provare l’emozione di immergersi nelle acque gelide di un torrente di montagna in una giornata di sole o nuotare in un lago alpino. Pratiche “fuori comfort” che fanno ritrovare la capacità e la libertà di stare immersi nella natura» dice Andrea Bianchi, esperto di pratiche di benessere e di barefoot hiking, e autore del libro Cold Therapy, pubblicato da Vallardi (@andreabianchibarefoot).
«In più, in un torrente lo scontro delle molecole d’acqua contro le rocce libera una nuvola di ioni negativi che agiscono come antiossidanti naturali e neutralizzano i radicali liberi, regalandoci energia. Per goderne non è necessario fare nulla di estremo. Basta rimanere dove si tocca, prestando attenzione alle correnti e avanzando per piccoli passi. Una volta usciti dall’acqua, ci si può sdraiare sul prato per sentire l’energia della Terra che ricarica». Andrea guida tour all’estero e in Italia, per esempio alle Pozze Smeraldine in Friuli Venezia Giulia e in Vallarsa, in Trentino, ma le opportunità nel nostro Paese sono tante. Da nord a sud.
In Friuli Venezia Giulia. Pied-dans-l’eau nel verde smeraldo
Alle Pozze Smeraldine l’acqua è così limpida che quasi non ci si accorge di bagnarsi (se non fosse per la temperatura!). Si trovano nelle Prealpi Carniche, al limite del Parco naturale delle Dolomiti Friulane: qui il torrente Meduna ha scavato un territorio aspro di blocchi calcarei, disegnando piccole anse e spiagge appartate dove ci si ritrova a tu per tu con la natura. In primavera, grazie allo scioglimento delle nevi in quota, la portata del Meduna è vivace e le cascate che alimentano le pozze sono particolarmente spettacolari.

Per raggiungerle basta partire da Tramonti di Sopra (Pn), in val Tramontina, vicino alla chiesa dedicata alla Madonna della Salute. Al termine di via Pradiel si prosegue sulla forestale che, tra alberi di frassino e faggi secolari, raggiunge le piscine in trenta minuti con una escursione adatta a tutte le gambe (turismofvg.it). Una volta arrivati al torrente è facile avvistare i merli acquaioli che si tuffano in acqua a caccia di insetti o le salamandre pezzate, nere e con macchioline giallo acceso.
Un’avventura in più in Val Tramontina
In val Tramontina più di 150 borgate raccontano una storia secolare. A Posplata i muri delle case sono tele variopinte con i disegni delle leggende locali, Muinta è una frazione quasi abbandonata. Si raggiunge solo a piedi attraversando un ponte sospeso sul torrente, Campone conserva un antico mulino del Seicento ancora in funzione sulle rive del Chiarzò.

In Toscana, nella piscina del fiume Elsa
Immagina un nastro turchese che corre nel cuore della Toscana: è il fiume Elsa che, nel Parco Fluviale dell’Alta Val d’Elsa, ha il suo tratto più spettacolare. Il colore si deve alle sorgenti minerali e termali che lo alimentano e che rendono quest’acqua particolarmente limpida. Chi percorre il SentirElsa, lungo 4 km, passeggia sotto le chiome di pioppi, salici e ontani neri che creano gallerie naturali di ombra fresca e sugli argini scorge aironi, garzette e germani reali (visittuscany.com).
Il tracciato parte da Gracciano, frazione di Colle di Val d’Elsa, e prosegue fino al ponte Spugna in un saliscendi divertente di scale, passerelle e passaggi attrezzati. Lungo il sentiero si incontrano opere di ingegneria idraulica che risalgono all’anno Mille. Convogliavano l’acqua nelle “gore”, i canali artificiali utilizzati per alimentare mulini, cartiere e ferriere della città. I punti che meritano una sosta sono la Cascata del Diborrato, un salto d’acqua di 15 metri che forma una profonda piscina naturale, e la Grotta dell’Orso, cavità naturale scavata nella roccia calcarea.
Non fermarti lì…
Colle di Val d’Elsa è anche chiamata la città di cristallo perché qui si produce il 95 per cento del cristallo italiano. Nel centro medioevale ci sono ancora botteghe dove si può ammirare la soffiatura, mentre il Museo del Cristallo accompagna in un viaggio dal Trecento al design contemporaneo (museisenesi.org).
In Calabria: tra canyon e acque trasparenti
Enormi massi levigati, cascatelle improvvise e corridoi di roccia strettissimi, dove la luce filtra a fatica, compongono il panorama del canyon creato dal fiume Raganello nel Parco nazionale del Pollino (parconazionalepollino.it). Fuori dal canyon, il punto dove assaggiare il freddo dell’acqua è nel tratto che parte sotto lo scenografico ponte del Diavolo. Verso valle, ai piedi dell’abitato di Civita (risalire il fiume è vietato). Dal centro del borgo parte un sentiero panoramico che scende con una serie di tornanti e gradini fino a raggiungere il greto del torrente (c’è anche un servizio jeep dalla piazza del Comune). Qui l’acqua forma piccole pozze trasparenti.
Migliaia di metri più su, abbarbicato alle rocce di Serra delle Ciavole, vive Italus che con i suoi 1230 anni è il pino loricato più antico d’Europa. E che è diventato anche il protagonista del film Il bene comune di Rocco Papaleo. Lo si può raggiungere con una escursione un po’ impegnativa che porta fino a 1900 metri di quota.
Scopri di più…
Civita è un borgo Arbëreshë (italo- albanese) che conserva lingua e tradizioni secolari. Passeggiando per le vie strette del quartiere Sant’Antonio si vedono le Case Kodra che hanno preso il nome dall’artista albanese Ibrahim Kodra. Le facciate ricordano i volti umani: la porta è la bocca, le finestre gli occhi, la canna fumaria il naso. A proposito dei comignoli, invece: a Civita non ce n’è uno uguale all’altro. Un tempo erano simbolo di prestigio sociale e le famiglie facevano a gara ad avere il più elaborato. In più, le forme bizzarre servivano a spaventare gli spiriti maligni.