La luce di un faro non serve soltanto a orientare le rotte. Indica un punto dove la terra finisce e inizia qualcos’altro. Il faro di Capel Rosso, all’estremo sud del Giglio, appartiene a entrambe le dimensioni. Sorge su un promontorio di rocce chiare e ha un valore simbolico: vigila sul margine, segnala un passaggio. Non tanto tra terra e mare, quanto tra ciò che si lascia e ciò che si cerca. Arrivarci è già un gesto: si parcheggia l’auto, si cammina in silenzio tra il lentisco e l’elicriso, il rumore cambia, la luce si allarga. La torre sopra la scogliera si affaccia sull’orizzonte, intorno solo natura. Quella potente dell’Arcipelago Toscano: sette isole di cui il Giglio è seconda per grandezza, un mondo a sé capace di far sentire gli uomini decisamente altrove rispetto alla terraferma.

Ogni approdo in traghetto è un piccolo rito: si salpa dal continente e, in meno di un’ora, si arriva in un luogo circondato dal blu. Il tempo sembra seguire ritmi propri dilatandosi nelle lunghe pause fuori stagione e accelerando nell’intensità estiva. Tra i vicoli in pietra e baie nascoste, ci si può riscoprire lontani dalla frenesia quotidiana e più vicini a se stessi. È qui, in questo equilibrio tra natura e silenzio, che inizia il vero viaggio.

Luce sulle pietre e storie da riscoprire

Isola granitica emersa da un antico magma, con coste frastagliate e colline, il Giglio è all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e contribuisce a creare il più grande santuario marino d’Europa in una sintonia di gesti e di onde. Vivere su un’isola è il sogno di chi ama il mare, la salsedine, i venti che vanno e vengono, il senso di sospensione e libertà. Ancora di più se su quell’isola si abita all’interno di un faro: «Qui senti che la terra finisce davvero e comincia un altro modo di essere» dice Viola Mura, imprenditrice fiorentina che, insieme alle sorelle Veronica e Gilda, ha acquisito il faro di Capel Rosso trasformandolo in un progetto di ospitalità.

Costruito nel 1883 dalla Marina Militare per illuminare la parte meridionale dell’isola, la struttura, con la torre bianca che s’innalza davanti all’edificio rettangolare a righe bianche e rosse, era abitata dal guardiano, che ne garantiva il funzionamento e la manutenzione. Dopo un lungo periodo di chiusura e un importante lavoro di recupero e riqualificazione, il faro oggi è tornato a vivere.

Faro di Capel Rosso: una casa tra le stelle

«A Firenze, le mie sorelle e io gestiamo un’azienda di strumenti oftalmici. Quando otto anni fa è uscito il bando per la ristrutturazione e la gestione del faro di Capel Rosso, abbiamo deciso di partecipare, spinte anche dalla passione di nostro padre per le lanterne: amava osservare le stelle e costruì due grandi telescopi che ora si trovano nel faro. La parola chiave per noi è osservazione, filo conduttore e punto di incontro tra le nostre due attività». All’interno ci sono quattro camere, le stanze dei libri e dei telescopi, la sala da pranzo. Gli ambienti sono arredati con un’attenzione al recupero di elementi originali del faro e di materiali raccolti tra la campagna e la costa toscana.

Più che un semplice soggiorno, Capel Rosso è un’esperienza di natura, contemplazione e ritorno a se stessi. Si mangia insieme agli altri ospiti con piatti della tradizione locale e ingredienti del territorio, si fa trekking, magari fino al Poggio della Pagana, il punto più alto dell’isola (496 m), e si parte per un’escursione in barca a vela: con un po’ di fortuna si avvistano delfini, capodogli e balenottere che transitano nel Santuario per la protezione dei mammiferi marini Pelagos. Quando arriva la sera, il clac per l’accensione della lanterna proietta il suo fascio di luce fino a diciotto miglia verso l’orizzonte e mentre il cielo si fa blu, appaiono le prime stelle: «È il momento che preferisco. Seduta sul terrazzo in compagnia del cielo e di qualche ospite, riscopro ogni volta quella meraviglia che non smette di sorprendere».

Tra vigne, sentieri e memoria

Un’ape car lungo le strade del Giglio. Foto: Federico Burgalassi

Il paesaggio all’isola del Giglio alterna terrazze morbide coperte di vigneti e macchia mediterranea a crinali rocciosi che scendono verso calette trasparenti. L’interno dell’isola è attraversato da mulattiere che collegano i tre centri abitati principali: Giglio Porto, l’approdo orientale dove i traghetti attraccano davanti a case dai colori pastello, che si specchiano in un’acqua così limpida da permettere di distinguere i pesci già dal molo. Vicino ci sono le spiagge più popolari, come Caldane e Cannelle. Giglio Castello, borgo medievale in altura, è protetto da mura pisane e da una rocca trecentesca, con un fitto dedalo di vicoli in pietra serena, mentre Giglio Campese si affaccia a ovest, sulla spiaggia più grande dall’arenile dorato e su una baia dominata da un antico torrione costiero.

La Spiaggia dei Pozzarelli. Foto: Federico Burgalassi

Oggi l’economia si regge sul turismo sostenibile, sulla piccola pesca e sull’agricoltura eroica di ulivi e vigne. Sull’isola l’uva ansonica si coltiva da secoli, tanto che persino il filosofo e botanico Andrea Bacci la citava nei suoi trattati alla fine del Cinquecento. Una tradizione che rischiava di scomparire e che oggi resiste grazie ad aziende come Fontuccia, realtà familiare nata negli anni Novanta a Giglio Castello e guidata dai fratelli Francesco e Simone Rossi. Qui la viticoltura si misura ogni giorno con la roccia: filari strappati alla macchia mediterranea, terrazzamenti a picco sul mare, muretti a secco e lavoro manuale in ogni fase. Una viticoltura eroica che produce un Ansonaco schietto, legato all’identità del Giglio, un’isola che continua la sua storia sul confine sottile tra memoria e futuro. Un’isola che non ha mai smesso di appartenere a chi la vive.

Viaggio sull’Isola del Giglio: alcune info utili

COME ARRIVARE Da Porto Santo Stefano partono i traghetti Maregiglio (maregiglio.it), che collegano la terraferma all’Isola del Giglio in circa un’ora di navigazione. La frequenza varia in base alla stagione. Tariffe a/r da circa 26 euro per passeggero, con supplemento per auto al seguito.

DOVE DORMIRE Il faro di Capel Rosso è uno speciale progetto di ospitalità con quattro camere e una terrazza che guarda l’orizzonte. Atmosfera essenziale e suggestiva, perfetta per chi cerca silenzio e contemplazione (800 euro a notte la doppia in mezza pensione). Si organizzano escursioni, cooking class ed eventi culturali come il Cinema sotto le Stelle: fino al 4 settembre, proiezioni sul tema del mare come Vita di Pi e Il mistero del faro (farocapelrosso.it). Per un soggiorno nel borgo, l’Hotel Castello Monticello propone invece camere con vista sul mare, a pochi minuti da Giglio Porto (da 110 euro, hotelcastellomonticello.it).

DOVE MANGIARE Trattoria Da Ruggero è un’istituzione a Giglio Porto, famosa per le ricette tradizionali gigliesi (da 18 euro; tel. 0564809253). Sulla passeggiata di Giglio Porto, Zio Meino propone specialità di mare (anche crudi) e una cucina schietta, con tavoli all’aperto affacciati sul mare (da 25 euro; tel. 0564 809209).

SHOPPING Azienda Agricola Fontuccia, a Giglio Castello, produce l’Ansonaco dell’isola, vino bianco schietto ottenuto da vigne a picco sul mare. Degustazioni e vendita diretta in cantina (fontuccia.it).