Da donne, la vicenda di Asia Vitale non può che lasciarci perplesse. Prima non sapevamo neanche il suo nome, ma non ci serviva perché bastava quello che era emerso: sapevamo che era stata violentata da sette ragazzi, a Palermo, in una serata estiva. Lo sapevamo tutti in Italia perché il suo è stato uno dei casi di cronaca più scioccanti degli ultimi anni.
Asia Vitale tra Onlyfans e Le Iene
I ragazzi ora sono in carcere, mentre di lei – che ha lasciato Palermo «per non incontrare più i suoi stupratori», ora sappiamo tanto, anche troppo: rilascia interviste ai giornali, si apre un profilo su OnlyFans, si lascia intervistare per un podcast (salvo poi accorgersi che la successiva telefonata era registrata), va a La Zanzara, si fa intervistare da Le Iene e nel suo futuro – così dice – vede il porno: pare infatti sia stata contattata da Rocco Siffredi (sia mai che il predatore – imprenditore del porno si lasci scappare questo caso). Ma possibile, ci chiediamo, che su questa ragazza non vigili nessuno? Possibile che davanti a una ricerca così malata di notorietà, non ci sia nessuno che le dica: «Fermati»? Anzi, tutti lì a cercare il caso mediatico e le imperdibili visualizzazioni.
La vita di Asia Vitale tra abusi e droga
A noi non può suscitare che pena. Pena per una giovane che racconta di abusi subiti già a tre anni. Pena per una ragazza che potrebbe essere nostra figlia e che racconta di esperienze tra eroina, crack, cocaina. Pena per i suoi vagabondaggi notturni per Palermo dove, una volta tra le tante, racconta di essere stata raccolta per strada e salvata da una prostituta. E mentre il dolore ci scava sempre più dentro, arriva un pugno nello stomaco che mette in dubbio tutta la sua credibilità.
La versione di Asia Vitale sul consenso, venuto meno
Al podcaster Gioacchino Gargano, in una telefonata registrata dopo essere stata suo ospite, Asia Vitale fa capire di aver avuto rapporti consenzienti fino a un certo punto con i sette ragazzi, che non avrebbe denunciato «se non mi avessero abbandonato per strada». Le sue parole stravolgono la verità processuale: i ragazzi sono stati tutti, in modo diverso, condannati, la pena più bassa è di quattro anni, la più alta di otto. Asia Vitale ci tiene a raccontare com’è nata quella serata, che non ha organizzato lei. In un primo momento, o almeno così sembra emergere dalle parole registrate dal podcaster, lei era consenziente al rapporto di gruppo: «Io gli ho detto ‘uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, apposto, venite con me”».
La denuncia “non modificabile”
La giovane rivela anche di essersi accorta che uno di loro stava riprendendo con il telefono e ha ammesso che non era completamente lucida quella sera. Dopodiché, a proposito della denuncia, racconta: «Loro sono stati così cretini da ammettere la loro colpevolezza, quindi… Io a quel punto non ho potuto fare più niente. Anzi, addirittura mi ricordo che prima ancora che uscisse la notizia, io ero andata dai carabinieri per ritirare la denuncia, ma mi hanno detto che non era ritirabile, perché continuava d’ufficio».
Il consenso prima c’era, poi no
Nell’intervista a Le Iene, in seguito, Asia Vitale racconta che in questo modo voleva autosabotarsi, voleva che la gente avesse conferma di ciò che già pensava di lei. «Il consenso inizialmente c’è… Solo che poi è finita di merda, perché realmente mi hanno fatto quello che mi hanno fatto». E ancora: «Un minimo di consenso c’era, però poi son crollata. Ho capito che affrontare quella situazione alle mie condizioni non ce la facevo. Già avevo detto basta, poi ho continuato a dirlo perché stavo male. Era buio, non ricordo bene tutto, ma so che non è stato bello. Ci ho sofferto».
Si aprirà un nuovo procedimento sui ragazzi in carcere?
La confusione è enorme. Di sicuro questa ragazza resta una persona con gravi problemi e difficoltà e ferite profonde, una giovane donna abusata che continua a abusare si se stessa e a lasciarsi abusare.
Ma se ora dice la verità, cioè che il consenso all’inizio c’era, che ne sarà dei ragazzi condannati in via definitiva? E come possono cambiare le verità processuali, alla luce delle ultime rivelazioni? Lo chiediamo all’avvocata Luana Sciamanna, avvocata penalista, responsabile dell’ufficio legale dei Centri Antiviolenza dei Castelli romani, divulgatrice sul tema della violenza psicologica e Presidente e fondatrice dell’associazione di Promozione sociale Crisalide Donne per le Donne.
«Dichiarare che il consenso inizialmente c’era ma poi è venuto meno, perché il rapporto è andato oltre quanto lei era disposta a concedere, apre una questione delicata e molto complessa. Dal punto di vista penalistico, è fondamentale ribadire un principio: il consenso deve essere presente non solo all’inizio di un rapporto, ma deve perdurare per tutta la sua durata. Può essere revocato in qualsiasi momento, e oltrepassare quel limite costituisce una violazione grave che fa scattare l’abuso».
Le dichiarazioni di Asia Vitale minano la sua attendibilità
Ma come accertare quando il consenso sarebbe venuto meno?
«Diventa determinante accertare quando e come quel consenso viene a mancare. È su questo punto che la valutazione giuridica sarà particolarmente complessa. Le nuove dichiarazioni, che sembrano rivedere o quantomeno integrare quanto affermato in precedenza, incidono inevitabilmente sull’attendibilità della persona offesa, che è uno degli elementi centrali nei processi per reati di natura sessuale dove le dichiarazioni della stessa hanno un valore probatorio elevato, e per questo vanno vagliate con estremo rigore».
Se la vittima diventa poco attendibile, vuol dire che l’abuso non è avvenuto?
«No: tutto questo non significa affermare che non sia avvenuto alcun abuso, ma evidenziare che la narrazione stessa del fatto si è modificata nel tempo, e ciò comporterà per gli inquirenti un lavoro ancora più attento per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti».
La denuncia si può cambiare nel tempo
Alla luce delle nuove dichiarazioni di Asia Vitale, è verosimile che le posizioni giuridiche delle persone già condannate vengano rivalutate?
«Non solo verosimile, ma anche corretto. Quando una condanna è diventata definitiva, si può aprire un procedimento di revisione straordinario se emergano fatti nuovi che possano fornire una ricostruzione diversa da quella fornita in fase giudiziaria» .
La denuncia si può cambiare nel tempo?
«Sì, il nostro ordinamento infatti prevede gli strumenti per farlo, perché la giustizia non può prescindere dalla verità, soprattutto quando questa cambia forma nel tempo. La denuncia di per sé non può essere cambiata, semmai si può fare un’integrazione. La ragazza avrebbe potuto ritornare dalle forze dell’ordine (come dice che ha fatto) e modificare la sua versione dei fatti (lei invece racconta che non sarebbe stato possibile). Certo, non si può riprendere lo stesso verbale e modificarlo, ne va scritto un altro ».
Come accertare il consenso?
Come accertare quando il consenso viene meno, in un procedimento per violenza sessuale?
«Non è facile. Certo la vicenda di questa ragazza ci obbliga a riflettere sull’ importanza del consenso, che deve durare per tutta la durata dell’atto. Lei dice che all’inizio c’era e poi no. Si presuppone quindi che i primi rapporti siano avvenuti col suo consenso, quindi potrebbero venir meno le accuse contro i ragazzi che hanno agito all’inizio. Ma quando avrebbe iniziato a dire “No, basta”? Quando il rapporto, seppur consensuale, avrebbe iniziato a diventare diverso, magari violento o denigratorio rispetto a quanto lei immaginava? Forse non lo sapremo mai. Di sicuro in un rapporto di gruppo ci possono essere responsabilità distinte, che quindi vanno accertate, di nuovo».
Il fatto che lei dicesse che non era lucida – pare addirittura che avesse sniffato cocaina – modifica le responsabilità dei ragazzi?
«Di certo questo non depone a favore dei ragazzi perché se lei non era in uno stato tale da poter esprimere pienamente il consenso, dovremmo presumere che loro invece fossero così lucidi da capire che lei stesse esprimendo un consenso non pienamente consapevole. Erano anche loro alterati? E fino a che punto? In ogni caso, senza conoscere gli elementi dell’indagine, possiamo solo dire che Asia Vitale andava protetta e non sfruttata».