Con la chiusura delle scuole torna per molte famiglie il problema dell’organizzazione estiva dei figli, soprattutto per chi deve conciliare lavoro e gestione quotidiana della casa. I centri estivi rappresentano una soluzione indispensabile, ma le rette possono diventare molto impegnative, soprattutto nei mesi di giugno e luglio. Per il 2026 sono previste diverse forme di aiuto economico che coinvolgono Stato, Comuni, Regioni e welfare aziendale, con bonus che possono alleggerire in modo concreto la spesa.
I Comuni possono richiedere i fondi entro fine maggio
Il Governo ha confermato anche per il 2026 il Fondo nazionale destinato alle attività socioeducative rivolte ai minori, con risorse che saranno distribuite ai Comuni per sostenere le famiglie durante il periodo estivo. Gli enti locali devono presentare la richiesta entro il 28 maggio 2026 al Dipartimento per le politiche della famiglia.
Dopo la ripartizione delle risorse, tra giugno e luglio i Comuni pubblicheranno i bandi locali con le modalità per accedere ai bonus centri estivi. In alcuni casi il sostegno si tradurrà in una riduzione delle rette dei centri comunali. In altri invece verranno assegnati voucher da utilizzare presso strutture convenzionate o private accreditate.
Per le famiglie sarà quindi fondamentale monitorare il sito istituzionale del proprio Comune e l’Albo Pretorio. Questo perché per molte procedure sono previste finestre temporali brevi e graduatorie basate sull’ordine di presentazione delle domande.
I contributi regionali cambiano da territorio a territorio
Accanto al fondo nazionale, diverse Regioni hanno previsto ulteriori risorse per sostenere le spese dei centri estivi. Emilia Romagna, Toscana e Veneto sono tra i territori che negli ultimi anni hanno finanziato programmi dedicati alla conciliazione tra lavoro e famiglia, spesso attraverso fondi europei.
I requisiti possono variare, ma generalmente i contributi sono destinati ai nuclei in cui entrambi i genitori lavorano oppure a famiglie con situazioni di disoccupazione temporanea, cassa integrazione o mobilità. Nella maggior parte dei casi viene richiesto un Isee entro una soglia compresa tra 30mila e 35mila euro.
Una parte delle risorse regionali viene inoltre utilizzata per garantire il supporto educativo ai minori con disabilità, così da favorire la partecipazione alle attività senza costi aggiuntivi per le famiglie.
Quando è possibile recuperare le spese nel modello 730
Chi non riesce ad accedere ai bonus centri estivi erogati da Comuni o Regioni può recuperare una parte della spesa attraverso la dichiarazione dei redditi. La detrazione non riguarda genericamente tutti i centri estivi, ma soltanto quelli organizzati da associazioni o società sportive dilettantistiche iscritte ai registri nazionali.
In questi casi è prevista una detrazione Irpef del 19% su una spesa massima di 210 euro per ciascun figlio tra 5 e 18 anni. Il rimborso effettivo resta limitato, ma consente comunque di recuperare parte delle somme sostenute durante l’estate.
Per ottenere la detrazione è necessario conservare ricevute e documentazione dei pagamenti effettuati.
Il welfare aziendale può coprire anche l’intera retta
Tra gli strumenti più vantaggiosi del 2026 c’è anche il welfare aziendale. Sempre più aziende private permettono infatti ai dipendenti di utilizzare i fringe benefit per ottenere il rimborso delle spese sostenute per i centri estivi dei figli.
Con le soglie elevate fino a 2mila euro per chi ha figli fiscalmente a carico, molti lavoratori possono coprire una parte importante delle rette oppure ottenere il rimborso completo. Il vantaggio principale è che queste somme non vengono tassate e possono essere erogate direttamente in busta paga oppure attraverso piattaforme dedicate ai servizi welfare.
Prima di iscrivere i figli ai centri estivi conviene quindi verificare anche le opportunità previste dal proprio contratto aziendale o dal piano welfare dell’impresa.