Tampon Tax: le farmacie che ribassano l’Iva

A Napoli la prima iniziativa privata, per sollecitare la riduzione dell’Iva sugli assorbenti femminili. Perché non c’è ancora una legge?

Ha fatto scalpore l’iniziativa di una farmacia di Napoli di applicare l’Iva ribassata al 4%, invece che al 22% come previsto dalla legge agli assorbenti femminili. Sulla scia di quanto accaduto nel capoluogo campano potrebbe riavviarsi il dibattito politico, soprattutto per arrivare a una modifica che porti l’Italia in linea con quanto già deciso da diversi Paesi europei e nel mondo. Ecco di cosa si tratta.

L’iniziativa del farmacista di Napoli

«Il ciclo non è un lusso». Così il personale della Farmacia Segreto di Napoli ha spiegato con un post su Facebook l’iniziativa di tagliare dal 22% al 4% l’Iva sugli assorbenti femminili. Si tratta di una vera novità, la prima nel suo genere perché riguarda un punto vendita privato e mira a sensibilizzare su questo argomento, che non riguarda solo le donne, ma le famiglie. I farmacisti del Vomero, dunque, hanno deciso sottrarre «alla cassa l’equivalente dell’imposta». Ma si può fare a livello legale?

Cosa dice la legge?

Altri farmacisti potrebbero adesso seguire lo stesso esempio? «In realtà non è stata tagliata l’Iva, perché non sarebbe legale. Semplicemente è stato amputato il margine di guadagno da parte del farmacista. In pratica è stato fatto uno scontro» spiega Andrea Mandelli, presidente della Federazione dell’Ordine dei Farmacisti italiani (FOFI). «Lo stato continua a prelevare l’Iva, perché questa imposta non raggirabile altrimenti sarebbe evasione fiscale. Per fare un esempio, se viene l’idraulico per sostituire un tubo e il costo è di 100 euro più Iva, lui non potrà far pagare solo 100 euro altrimenti sarebbe un evasore. Può applicare uno sconto: si tratta di una promozione commerciale, che comporta una riduzione di prezzo che compensa in maniera perfetta la differenza tra le due aliquote del 4 e del 22%» precisa Mandelli.

I precedenti

La scorsa primavera la rete di supermercati Coop Italia aveva lanciato un’iniziativa analoga, ma solo per una settimana e in particolare in quella a cavallo con la Festa della Donna dell’8 marzo. Nel dichiarare di sostenere pubblicamente una richiesta in tal senso giunta da Onde Rosa, associazione da sempre vicina alle problematiche femminili, dal 6 al 13 marzo la catena aveva venduto tutti gli assorbenti presenti sugli scaffali con un’Iva ridotta al 4%. Inoltre, aveva deciso di creare confezioni speciali per gli unici assorbenti che ad oggi possono essere venduti con una detassazione al 5%, cioè quelli compostabili: sugli involucri era presente un invito a sottoscrivere una petizione per chiedere proprio un taglio all’imposta. L’obiettivo era di far seguire altre campagne nell’ambito di quella denominata «Close the Gap – riduciamo le differenze».

Un altro esempio di iniziative analoghe è anche quello promosso dal comune toscano di Pontassieve dove, nelle farmacie comunali, dal primo marzo i prodotti igienici femminili essenziali – assorbenti interni, esterni, coppette mestruali – sono stati «messi in vendita senza la tassazione del 22% e con un ulteriore sconto applicato dal Comune». Ma cos’è la Tampon Tax?

Cos’è la Tampon Tax

Letteralmente indica la tassa sui tamponi, ossia l’Iva sugli assorbenti femminili, che in Italia oggi è ancora al 22%. Si tratta della stessa aliquota applicata a prodotti non essenziali come gli smartphone, mentre per i beni ritenuti “primari”, come gli alimenti, è prevista al 4% (compresi cibi consumati non proprio quotidianamente, come per esempio i tartufi). Per molte associazioni, come appunto Onde Rosa, si tratta di una discriminazione, tanto che ancora nel 2018 era stata lanciata la prima raccolta firme su Change.org, ottenendo 460mila adesioni.

Oggi l’Iva è ridotta al 5% solo sugli assorbenti biodegradabili, o lavabili e per le coppette mestruali. Lo scorso dicembre l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, aveva presentato un emendamento alla legge di Bilancio 2021 per estendere la tassazione ridotta a tutti i prodotti di igiene intima femminile. Ma secondo il ministero per l'Economia e le Finanze (Mef) sarebbe stata necessaria una copertura di circa 300 milioni di euro per compensare il mancato introito.

Gli assorbenti non sono un lusso

In video allegato al post su Facebook, la Farmacia Segreto ha anche spiegato: «In quasi tutta l’Europa si è legiferato a riguardo, purtroppo in Italia viene sempre rimandata la questione», aggiungendo che l’Iva al 4% è prevista su prodotti ritenuti “necessari” «come per esempio frutta, verdura, lamette da barba, alimenti deteriorabili, ecc.». Ma non sugli assorbenti femminili, appunto. Immediate le reazioni a sostegno dell’iniziativa della farmacia napoletana: sul social la pagina farmacia è stata inondata di ringraziamenti, considerandola una prova di sensibilità, responsabilità e persino coraggio.

È plausibile che adesso altri farmacisti seguano lo stesso esempio? «Come detto, si tratta di una promozione commerciale che può essere fatta in maniera legale, basta che non riguardi i farmaci, perché è vietato dalla legge. Certamente è anche una provocazione, per sollecitare il legislatore su un tema già proposto in occasione dei più di una legge di Bilancio» spiega il presidente Fofi.

Perché tagliare l’Iva

Come ricordano molte associazioni impegnate per una detassazione completa o almeno una riduzione dell’Iva, quest’ultima applicata agli assorbenti femminili non è solo un “balzello” che grava sulle donne, ma su tutta la famiglia nel suo bilancio complessi. Nel caso di nucleo monoreddito questo peso si fa sentire ancora di più. «Certamente la questione è molto sentita, anche perché è indubbio che non stiamo parlando di prodotti di lusso, ma di un bene indispensabile, anche sotto il profilo igienico» concorda Mandelli.

Come funziona nel resto d’Europa

Dal 2007 l’Unione europea ha autorizzato gli Stati membri a modificare il livello della Tampon Tax, fino a un minimo del 5%. In molti hanno aderito all’invito di detassare: quasi la metà dei 28 Paesi Ue (oggi 27 con la Brexit) continua, però, ad applicare agli assorbenti, interni ed esterni, la stessa aliquota Iva prevista per il vino, la birra, le sigarette, i devices elettronici o i gioielli. In 10 casi supera persino il 20%, come accade in Ungheria (27%), Croazia e Danimarca (25%).

A livello mondiale non sono imposte tasse aggiuntive ai prodotti sanitari destinati alle donne, invece, in Scozia, in Canada, India, Australia, Kenya (dal 2004), oltre che in Malesia, Uganda, Tanzania, Nicaragua, Trinidad e Tobago e in diversi stati degli Usa: per esempio Connecticut, Florida, Maryland, Massachusetts, Pennsylvania, Minnesota, New Jersey, Illinois e New York. Nel 2016 proprio la città di New York ha persino deciso che tutte le scuole pubbliche devono fornire gratuitamente alle studentesse assorbenti nei bagni e l’Illinois ne ha seguito l’esempio.

Nel frattempo, si moltiplicano le raccolte firme: in Germania è stata proprio una petizione lanciata da due ragazze a portare alla legge che ha abbassato l’Iva dal 2020. Nel Regno Unito è accaduto lo stesso dal 2021. Anche in Belgio e Olanda è stata ridotta l’aliquota mentre la Francia ha deciso di fornire gratuitamente gli assorbenti alle sue cittadine. In Italia anche l'associazione weworld.it ha lanciato una petizione con raccolta firme con hashtag #fermalatampontax.

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