donna in panetteria assitente

Arrivano i voucher per le mamme lavoratrici autonome

Si tratta di 2 milioni di euro per il 2016, riservati alle neo mamme lavoratrici autonome. Qui spieghiamo come si accede ai fondi, quando va presentata la domanda, chi esattamente ha diritto a questi nuovi voucher

Le agevolazioni per le neo mamme che rientrano prima al lavoro, rinunciando integralmente o in parte al congedo parentale, ci saranno anche nel 2017, salvo ripensamenti in corsa. Lo prevede un passaggio della bozza della legge di Stabilità. Si tratta di voucher per pagare le baby sitter oppure di contributi per coprire le rette dei nidi pubblici e privati accreditati.

A chi sono riservati i nuovi voucher?

Alle lavoratrici autonome e alle imprenditrici. Infatti i soldi messi a disposizione quest'anno per le sole lavoratrici dipendenti e per le libere professioniste – 20 milioni - si sono esauriti in estate e da agosto l’Inps non accetta nuove richieste (come denunciavamo qui). Per le lavoratrici autonome e le imprenditrici, invece, è (quasi) arrivato il momento giusto. Il ministero del Lavoro, di concerto con il ministero dell’Economia, ha sbloccato 2 milioni di finanziamenti per quel che resta del 2016. Il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale qualche giorno fa. “Si partirà appena l’Inps avrà emanato la circolare attuativa”, rispondono dal contact center dello stesso istituto di previdenza.

Come si presenta la domanda?

Le domande potranno essere presentate solo per via telematica (con il codice pin, con le credenziali spid oppure la carta nazionale dei servizi), con modalità non proprio semplici. Ma non ci si dovrà arrendere. Per la compilazione e l’inoltro ci si potrà far aiutare dai patronati, a disposizione anche per avere informazioni e suggerimenti. Il sito da utilizzare sarà sempre quello dell’Inps, sul quale compariranno istruzioni e form per l’invio delle istanze (www.inps).

Quali sono esattamente le lavoratrici ammesse?

Entro la fine dell’anno potranno dunque chiedere i bonus - recita il burocratico elenco delle new entry - “le madri lavoratrici autonome o imprenditrici, comprese le coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali, imprenditrici agricole, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne”.

Quando si possono chiedere i voucher?

Al termine del periodo di fruizione dell'indennità di maternità e nei tre mesi successivi, oppure per un periodo massimo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino.

A quanto ammontano?

Il beneficio previsto consiste in un contributo massimo di 600 euro mensili, per non più di tre mesi, e comporta la corrispondente riduzione del congedo parentale. Le due cose, insomma, non saranno cumulabili. E nemmeno le due opzioni previste: si dovrà scegliere tra la tata e il nido, indicandolo nell’istanza. Non si riceveranno contanti. Il contributo per il servizio di baby-sitting verrà erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro, e le strutture saranno pagate direttamente dall’Inps.

Chi ha il reddito basso ha delle agevolazioni?

Probabilmente per questi due tipi di voucher verranno messi “ paletti” legati al reddito e al profilo finanziario delle mamme interessate. In base all'andamento delle prime domande e alle disponibilità residue di soldi, tali da far ritenere non sufficienti le risorse per tutte le domande presentate e in arrivo, i ministeri del Lavoro e dell’Economia potranno usare l’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare di appartenenza) come filtro, selezionando le donne più bisognose.

Per chi non sono previsti i voucher?

Non saranno ammesse al beneficio, questo è già previsto, le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento della   rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati convenzionati, le lavoratrici autonome iscritte a un altro ente previdenziale e le donne che già usufruiscono del Fondo per le politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità.

Ce la farà l'Inps a soddisfare tutte le richieste?

I dubbi sono tanti. Abbiamo provato il contact center dell’Inps e non è decisamente all’altezza. Per non parlare dei ritardi nell’emissione della circolare attuativa e nell’adeguamento del sistema telematico.

Elisa Rebecchi, responsabile del settore “ammortizzatori sociali e contenzioso” della Filca Cgil di Milano, non risparmia le critiche. “Su questi voucher non sono state fatte campagne d’informazione mirate, non c’è sufficiente pubblicità. Eppure le donne interessate sono parecchie. Le procedure previste per chiedere all’Inps i benefici sono complesse, macchinose. Mandare le domande per via telematica non è affatto agevole. Eppure, non sono state previste alternative meno complicate. Bisognerebbe – chiede - rendere l’iter più snello e veloce. Non solo. Per quanto riguarda le lavoratrici autonome e le imprenditrici – continua la sindacalista - l’Inps è in ritardo e la fine dell’anno vicina. Non c’è ancora la circolare esplicativa del decreto ministeriale, firmato il primo settembre, e il sistema telematico non è stato aggiornato per tempo. Si sono perse settimane”.

Come si contatta l'Inps?

Attraverso il contact center “ma le lavoratrici hanno difficoltà ad avere informazioni" spiega la sindacalista. "Al telefono non rispondono direttamente gli operatori. Per mettersi in contatto con gli addetti bisogna seguire le istruzioni date da un nastro preregistrato, dettando le parole chiave, non sempre comprese dal sistema”. E non sempre gli incaricati di turno al centralone (numero 803.164 gratuito da apparecchi fissi e 06.164.164 da cellulari, a pagamento) sono in grado di dare risposte chiare ed esaurienti.


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