Come far ripartire una Genova spaccata in due?

21 08 2018 di Carmine Gazzanni
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Il crollo del Ponte Morandi ha scosso tutta l'Italia: ora bisogna chiedersi come risollevare (al più presto) un'intera città

Il disastro di Genova sarà difficile da smaltire. Non solo perché, come ha detto il procuratore Francesco Cozzi, non è stata «una fatalità», ma anche perché una città intera deve risollevarsi. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità nel crollo del viadotto Morandi. Di certo, chi doveva controllare non lo ha fatto. «Non parliamo solo dell’ente gestore (Autostrade per l’Italia, ndr), ma anche del ministero delle Infrastrutture che è tenuto a vigilare sulle manutenzioni» spiega il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

La “via del mare” si adatta al territorio

Intanto, c’è da ricostruire una città spaccata in due. «Il capoluogo ligure ha subìto uno sviluppo urbanistico forte ma irrazionale fra gli anni ’50 e ’60» spiega Francesco Faccini, professore di Geomorfologia all’università di Genova. «Sono stati saturati i fondovalle, costruite case attaccate tra loro, create situazioni di rischio». E ciò ha amplificato la già drammatica vicenda, con le abitazioni ora da demolire. Autostrade ha annunciato che stanzierà 500 milioni di euro per le famiglie delle vittime e gli sfollati, per ripristinare la viabilità e per abbattere e ricostruire il ponte, in acciaio, in 8 mesi. Ma esistono altre soluzioni? Se lo chiede anche chi per primo aveva denunciato i limiti del Morandi, il professore di Ingegneria civile Antonio Brencich: «Considerando la morfologia del territorio genovese, l’unica alternativa è investire sulla “via del mare”, che corre parallelamente al ponte e che, peraltro, ha anche una larghezza maggiore rispetto al viadotto crollato». Un’idea presa in considerazione anche dal governo. «Una strada a scorrimento veloce potrebbe essere implementata per alleggerire il traffico in quella zona» spiega il sottosegretario alle Infrastrutture Michele Dell’Orco.

La Gronda potrebbe essere iniziata nel 2019

Altra ipotesi di cui tanto si è discusso è la Gronda. Progettata negli anni ’80, dovrebbe alleggerire i carichi autostradali da ovest, in una zona nevralgica e già satura che sfiora porto, terminal crociere e aeroporto, ma non è ancora partita. Secondo Brencich, «è una soluzione perché drenerebbe il traffico di Genova». I tempi, però, sono lunghi come conferma anche il sottosegretario Dell’Orco: «Ci sarà un’analisi costi-benefici. Se non venisse bloccata, i lavori partirebbero nel 2019 e l’opera, secondo i progettisti, sarebbe pronta solo nel 2029».

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