In questo 2020 così particolare, in cui tutti ci siamo interrogati almeno una volta su un nuovo, profondo bisogno di vivere in sintonia con la natura e rispettare l’ambiente, le nostre abitudini sono già cambiate. Lo conferma il grande sondaggio che Donna Moderna ha voluto realizzare su sostenibilità e comportamenti green, coinvolgendo 2.100 famiglie.

La ricerca svolta da BVA-Doxa in collaborazione con Infovalue dice che inquinamento e salute sono temi sempre più importanti. Soprattutto quando si progetta un nuovo modo di spostarsi e vivere le nostre città. Un italiano su quattro oggi desidera comprare una macchina ibrida, mentre solo il 4 per cento sta pensando a un’auto a benzina. E il secondo mezzo di trasporto nella lista dei desideri è green e a due ruote: stiamo parlando della bicicletta a pedalata assistita, che vorrebbe comperare il 17% degli intervistati. Seguono l’auto elettrica (15%), la classica bici (12%) e, new entry nei mezzi di trasporto urbani, il monopattino elettrico (9%).

Desideri che poi si trasformano in acquisti reali. «Da un anno e mezzo, cioè da quando è partito l’ecobonus, l’incentivo statale per l’acquisto di mezzi a bassissime emissioni, le immatricolazioni si sono impennate, soprattutto dalla fine del lockdown» spiega Simone Franzò, responsabile dell’Osservatorio Smart mobility report elaborata dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. «Tra gennaio e giugno di quest’anno il numero di immatricolazioni delle auto elettriche è raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2019».

Donna strada città

Nella vendita delle auto ibride i dati Acea dicono che siamo passati dalle 58mila dei primi sei mesi del 2019 alle 68mila del primo semestre del 2020. Un trend confermato anche dalle principali case automobiliste. «Su 10 auto che vendiamo oggi 7 sono ibride, nel 2015 erano appena 3» spiega Andrea Saccone, responsabile comunicazione per l’Italia di Toyota.

Ai dati confortanti dell’automotive vanno aggiunti quelli della piccola e micromobilità: più 60% di bici vendute quest’anno rispetto a tutto il 2019 e più 320 per i monopattini elettrici (dati Confindustria).

Le ragioni di questa esplosione dei mercato green sono tante. «La spinta di tipo etico, cioè la nostra volontà di non inquinare, ha incontrato altre esigenze» spiega Simone Franzò. «Mi riferisco alle limitazioni alla circolazione dei mezzi tradizionali nei centri storici, alla maggiore offerta di modelli eco e agli incentivi statali». Così è finalmente arrivato il momento della svolta green.

Il futuro delle città a emissioni zero

Nella classifica delle abitudini sulla mobilità fotografate dal nostro sondaggio, l’uso dei mezzi pubblici scende dal primo al terzo posto. «Il rischio di contagio Covid e la necessità di evitare assembramenti hanno frenato l’uso dei mezzi pubblici» spiega Simone Franzò. «Ma non la volontà di muoversi senza inquinare». E il nostro sondaggio lo conferma: a salire sul sellino e pedalare per raggiungere il posto di lavoro o fare commissioni sono sempre più italiani.

Non solo, è cresciuta anche la rete delle piste ciclabili: più 50% in tutta Italia negli ultimi 10 anni (dati Istat), altri 150 km a Roma in progetto nei prossimi mesi e 35 a Milano che ha già raggiunto quota 220 km. «Le grandi città, che fino agli anni Sessanta venivano progettate solo in funzione della circolazione delle auto, adesso vengono ridisegnate per per favorire la micro mobilità green. Molte città europee hanno già dichiarato la chiusura dei centri urbani e alcune amministrazioni, in Puglia e in Veneto, stanno pensando a una riprogettazione dei trasporti pubblici: non più corse standard con biglietto, ma servizio gratuito e personalizzato per i cittadini».

Le motivazioni che spingono all’acquisto di un’auto green sono il desiderio di non inquinare (50%), di risparmiare (26%) e di spostarsi liberamente in città (23%)

Per strada c’è un cambio di marcia

Non ci sono solo le città però. Nella grande ed estesa provincia italiana, l’automobile rimane la scelta più funzionale. Se prima dell’emergenza Covid, per il 42% degli italiani il rapporto qualità prezzo contava più della sostenibilità ambientale, adesso la percentuale è scesa al 32, segno che in nome dell’ecologia siamo disposti a spendere qualcosa in più.

Peccato che i numeri del mercato dell’elettrico, per quanto in crescita e promettenti, siano ancora piccoli: meno del 2% di tutto il parco auto italiano secondo i dati di Acea, l’associazione europea delle case automobilistiche. E la metà dei nostri intervistati pone come primo ostacolo il prezzo. «In realtà, il modo di approcciare l’acquisto di un’auto dovrebbe evolvere: bisognerebbe considerare il costo valutando non solo la spesa fatta al momento ma anche quella che si sosterrà nel tempo» spiega Franzò.

Le ibride, che combinano motore elettrico e termico, godono di vantaggi speciali, come l’esenzione del bollo per i primi anni o la riduzione (dipende dalle Regioni). Le elettriche non hanno combustione e il motore è meno soggetto a usura, parcheggi e ingressi in centro città sono gratuiti e non si paga il bollo.Con gli incentivi statali, poi, i prezzi si abbassano. Nel 2020 sono stati confermati 70 milioni di euro contro i 60 del 2019 e oggi chi, per esempio, sceglie una ibrida, ha diritto a uno sconto di 2.500 euro. «Ancora troppo poco purtroppo» sostiene Andrea Stocchetti, docente di analisi strategica al Master in innovazione della mobilità dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. «In Norvegia, per esempio, grazie agli incentivi il prezzo delle elettriche è equiparabile a quello delle auto tradizionali e lì se ne vendono molte di più».

Per l’elettrico puro, poi, c’è il problema ricarica: il 42% dei nostri intervistati considera la penuria di colonnine il principale ostacolo all’acquisto. «Anche se questi impianti sono aumentati, la diffusione non è capillare ed è fuori discussione poter attaccare alla corrente di casa un’auto di alta potenza» continua Stocchetti. «La ricarica poi ha una diversa durata se si guida in riva al mare e se si resta bloccati in inverno, con i riscaldamenti accesi. Ecco perché resiste ancora una percezione di incertezza sull’affidabilità». Dall’altra parte, anche se c’è ancora molta strada da fare, bisogna dire che questa è una tecnologia in piena evoluzione: può solo migliorare.

Oggi un italiano su 5 quando acquista una nuova auto guarda prima di tutto al suo impatto ambientale. Ed è disposto a spendere qualcosa in più per garantirsi un mezzo di trasporto green

L’ibrido accelera e vince

Molti limiti delle elettriche sono superati dalle ibride che si dividono in plug in (le batterie del motore si ricaricano con la corrente) e full hybrid (il motore elettrico viene ricaricato automaticamente da quello termico) e nella maggior parte dei casi non superano i 70 milligrammi di emissioni nocive per chilometro percorso. Rispetto a qualche anno fa queste auto sono più ecologiche e garantiscono ottime prestazioni con bassi consumi.

«Le nostre full hybrid, per esempio, oggi sono in grado di marciare a zero emissioni per oltre il 50% del tempo in città» spiega il responsabile di Toyota. «La nuova Yaris arriva addirittura all’80% e questo si traduce in una significativa riduzione di CO2 nell’aria rispetto a un’auto tradizionale». La combinazione dei due motori è vincente non solo sul piano delle emissioni inquinanti ma anche su quello tecnico. «Il motore elettrico è forte in partenza, perché dà una potenza di spinta che il termico non riesce a dare» spiega Andrea Stocchetti. «Il termico invece è forte sulle distanze, là dove l’elettrico è ancora un po’ limitato».

E le batterie? Il loro smaltimento è un tasto dolente per chi vuole fare una scelta total green. «Bisogna però considerare tutto il ciclo di vita del prodotto» spiega Franzò. «I dati dimostrano che la loro produzione e lo smaltimento incidono meno dell’impatto totale della vita di un automezzo con il motore termico. Inoltre, si stanno già sperimentando pratiche di economia circolare: non solo si possono recuperare i materiali di cui sono composte, come litio e cobalto, ma le stesse batterie possono avere una seconda vita perché quando non sono più efficienti per “spingere” un’automobile sono ancora valide per esempio per sostenere l’impianto fotovoltaico di casa».

Il 50 per cento degli intervistati non prende i mezzi pubblici in città. Solo un italiano su 5 dice di farlo spesso e volentieri

Il car sharing riparte in sicurezza

Anche se la strada è lunga, la mobilità green è l’unico traguardo. Green e sempre più in sharing. «Oggi in Italia circolano 8.200 veicoli condivisi, erano 6.500 nel 2018, uno su quattro è elettrico. Un trend in aumento» dice Franzò. «Se ben sanificati, come le principali agenzie garantiscono, questi mezzi permettono di muoversi in autonomia e sicurezza. Il progressivo fermento “sharing” dello scenario pre Covid è quindi destinato a riprendere e a diventare protagonista della mobilità del futuro». Magari in formule ancora più evolute rispetto a quelle che già conosciamo. Nei laboratori di Toyota e di altre case, infatti, si lavora alle fuel cell, le auto con un serbatoio di idrogeno che permette di ricaricare il motore elettrico: stessi vantaggi delle ibride ma addio per sempre al petrolio.

Dal Giappone arriva l’innovazione planet friendly

Toyota, la casa automobilistica che ha sposato il nostro progetto e che il sondaggio segnala come la più impegnata sul tema della sostenibilità, è stata anche la prima in Italia a introdurre mezzi elettrificati. «Lo abbiamo fatto già nel 1997 con la Prius, il primo ibrido elettrico che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel settore automotive. E poi nel 2007 con Lexus, il nostro brand premium che dal 2013 è 100 % Hybrid. Da allora abbiamo investito su tutte le forme di elettrificazione e nel 2015 abbiamo lanciato sul mercato la Toyota Mirai, vettura a celle a combustibile alimentate a idrogeno, un tipo di propulsione che sarà l’altra grande sfida della mobilità green» spiega Andrea Saccone, responsabile comunicazione di Toyota Italia. «Oggi contiamo oltre 15 milioni di vetture ibride vendute al mondo: grazie ai bonus che aggiungiamo a quelli statali e a una gamma di auto che copre anche il segmento delle utilitarie, abbiamo democratizzato il mercato delle ibride in Italia e reso accessibile a tutti questa tecnologia green».

QUESTA NUOVA IBRIDA CONSUMA POCHISSIMO

Toyota Yaris Hybrid
Toyota Yaris Hybrid

Toyota Yaris Hybrid è l’ibrida più evoluta sul mercato italiano perché è in grado di garantire consumi bassissimi: fino a 35,7 chilometri con un litro di carburante. Permette di veleggiare fino a 130 chilometri all’ora di velocità con il solo motore elettrico e un livello di emissioni pari a 64 grammi al chilometro.

«Per favorire la mobilità sostenibile a zero emissioni abbiamo varato WeHybrid, un “ecosistema” di tecnologie e servizi utili per il consumatore» spiega Andrea Saccone, responsabile comunicazione di Toyota Italia. «L’assicurazione WeHybrid Insurance, per esempio, permette di non pagare per i chilometri percorsi con motore elettrico. E con il sistema WeHybrid Service, maggiore è la percentuale di chilometri percorsi in modalità elettrica, maggiore è lo sconto sulla manutenzione a partire dal primo tagliando».

IL NOSTRO PROGETTO GREEN & ME

Donna Moderna inaugura Green & me. Con un grande sondaggio esclusivo abbiamo fotografato il desiderio sempre più diffuso di vivere in modo sostenibile, attento alla salute e ai bisogni dell’ambiente. In collaborazione con Toyota pubblichiamo la guida alla mobilità green ma parleremo anche di beauty routine e molto altro.