Booster: quando e come farla se si è positivi

Con l’aumento dei contagi, se si è positivi e ci si era prenotati per la terza dose, bisogna aspettare. Ecco quando prenotarsi e quanti mesi occorrono tra la guarigione e la booster

I contagi continuano a crescere e secondo gli esperti il picco si raggiungerà tra metà e fine gennaio. Qualcuno è risultato positivo anche dopo aver ricevuto la dose booster, ma sono in molti ad essersi prenotati per la terza somministrazione e a ritrovarsi ora in quarantena per contatti stretti o perché contagiati dal virus Sars-Cov2.

Cosa fare se si è positivi?

Secondo le ultime rilevazioni sono più di 1,5 milioni gli italiani positivi in questi giorni. Tra questi ci sono anche molti positivi che si erano prenotati per la dose booster. Le indicazioni prevedono che il richiamo debba essere posticipato: solo una volta tornati negativi, a seguito di tampone, si potrà riprenotare la terza dose di richiamo.

Quanto tempo deve passare dalla guarigione alla booster?

«A fornire indicazioni è l’ultima circolare del ministero della Salute, dello scorso 24 dicembre, che ha ridotto da 5 a 4 mesi l’intervallo minimo dalla diagnosi di avvenuta infezione alla dose di richiamo» spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina Generale. La nuova norma entra in vigore il 10 gennaio. Questo significa che chi è risultato positivo nelle scorse settimane dovrà attendere 120 giorni per terminare il ciclo vaccinale con la booster.

Quale tampone fa fede ai fini del vaccino?

Attenzione, a far fede nel calcolo dei 4 mesi è il primo tampone positivo: «Per esempio, se si è ricevuta la seconda dose a ottobre, la terza sarebbe prevista a gennaio, ma in caso di positività si devono attendere 4 mesi dall’insorgenza dell’infezione, quindi dal primo tampone positivo, non da quello negativo di guarigione» specifica Cricelli.

Quando si può tornare a lavorare e uscire?

«In caso di contagio, la successiva guarigione deve essere attestata da una registrazione di esito negativo da tampone, da parte di un professionista autorizzato, quindi un farmacista, un sanitario della Asl o un medico di medicina generale (il medico di famiglia). Da quel momento in poi si può tornare a uscire, a lavorare e condurre le normali attività, ponendo fine all’isolamento» chiarisce l’esperto, che aggiunge: «Attenzione, però, perché non basta sottoporsi a tampone, ma serve che l’esito sia registrato sul portale del Servizio Sanitario Nazionale che quindi permette di aggiornare i dati della tessera sanitaria e del Green Pass».

Come si aggiorna il Green Pass?

«Oggi la guarigione può essere attestata anche con un test antigenico veloce, quindi uno di quelli effettuati in farmacia, senza più necessità di tampone molecolare – spiega Cricelli – Una volta notificato l’esito negativo dal professionista, il Green Pass si aggiorna automaticamente, tornando attivo». Non serve più, quindi, il certificato del medico di base.

Quanto dura il Green Pass rafforzato?

Il Super Green Pass ottenuto tramite vaccinazione è valido per 6 mesi. Il lasciapassare “rafforzato”, che viene rilasciato anche dopo la guarigione da malattia Covid, ha la stessa durata.

La dose booster serve a tutti?

Nell’ultima circolare ministeriale, le autorità raccomandano la terza dose a tutti, «soprattutto perché le evidenze finora mostrano che la booster offre una protezione abbastanza robusta e durevole anche nei confronti della variante Omicron, che ormai è diventata prevalente» spiega Cricelli.

Servirà la quarta dose?

Al momento in Italia non è prevista una quarta dose di vaccino a m-Rna, come invece è stato deciso in Israele, limitatamente agli over 60 e fragili. «Non credo che sia necessaria, anche perché nel giro di 3 o 4 mesi sarà disponibile un vaccino specifico per la Omicron, quindi si tratterebbe di fatto di un nuovo vaccino. Come detto, le evidenze ci dicono che la terza dose ha una capacità protettiva anche contro l’ultima variante, che però è in circolazione ufficialmente solo dal 20 novembre 2021, quindi non è possibile ad oggi prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane o mesi» conclude Cricelli.

Cosa deve fare chi è ancora alla prima dose?

Infine, ci sono ancora alcune persone che hanno appena ricevuto la prima dose di vaccino. Nel loro caso, quali sono i tempi in caso di contagio? A precisarli è la circolare del Ministero che chiarisce: «Chi contrae l’infezione entro il quattordicesimo giorno dalla somministrazione della prima dose di vaccino, deve prima completare il ciclo vaccinale con una seconda dose entro sei mesi (180 giorni) dalla documentata infezione». Solo dopo altri quattro mesi (almeno 120 giorni) dalla seconda dose, è indicata la somministrazione della dose di richiamo booster.

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