Cos’è il passaporto vaccinale europeo

Cos'è il passaporto vaccinale europeo o green pass, annunciato dalla Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Faciliterà gli spostamenti in vista dell’estate

L’idea era nell’aria da tempo, ma in occasione del recente Consiglio europeo è stata ribadita l’introduzione del cosiddetto Green Pass, un passaporto vaccinale che permetterà di poter tornare a viaggiare tra i Paesi Ue con più facilità. Mentre proseguono le campagne vaccinali negli Stati membri, infatti, si pensa all’estate e alla possibilità di poter tornare a muoversi in occasione della stagione turistica, la cui importanza è vitale anche a livello economico per paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. a questi Paesi si è unita anche l’Austria, per permettere la ripresa anche del comparto sciistico e montano, fortemente penalizzato nei mesi invernali. Da qui l’idea di un “pass” o certificato vaccinale riconosciuto all’interno dei territori europei. Ecco in cosa consisterà.

Cos'è il certificato vaccinale o Green Pass

Tra i primi paesi a introdurre un free-pass c’è Israele (vedi foto in alto), dove il lasciapassare è già realtà e permette a chi è vaccinato di frequentare palestre, cinema, hotel, ristoranti o prendere parte a eventi. Lo stesso accadrà anche in Europa, dove la presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, ha chiarito come funzionerà: «L’obiettivo è certificare che le persone sono state vaccinate». Il documento conterrà anche «i risultati dei test di quanti non si sono potuti immunizzare (dunque tamponi, Ndr) e le informazioni sulla ripresa dal coronavirus» dunque anche chi eventualmente si fosse ammalato e sia ritenuto immune o a minor rischio di infezione. Il tutto nel rispetto della protezione dei dati, della sicurezza e della privacy, ha garantito Von Der Leyen.

Sarà un pass digitale

Il Green Pass sarà in formato digitale, collegato a un database centrale con informazioni leggibili tramite QR Code o tessera digitale. Ma come uniformare le scelte dei singoli Paesi, anche per tipo di vaccino? «Dobbiamo innanzitutto lavorare per garantire un certificato vaccinale a tutti a livello nazionale ed europeo, e definire successivamente cosa comporta lo stato di vaccinato» spiega l’epidemiologo Paolo D’Ancona, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità. «Quest’ultimo punto non è facile perché essere vaccinati non è di per sé un lasciapassare ad abbassare tutte le restrizioni e precauzioni, ma vanno valutate le evidenze, ancora non solide del ruolo della vaccinazione per bloccare la trasmissione e del ruolo delle varianti» prosegue D’Ancona «Al momento il suo ruolo potrebbe essere quello di evitare test e quarantena all’arrivo in un altro paese o regioni».

Quando entrerà in funzione

A sottolineare l’urgenza è anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia: «L’adozione di nuovi strumenti digitali europei che documentino lo stato di salute dei viaggiatori, partendo dall’uso medico per poi preparare un ritorno alla mobilità sicura dei turisti, compatibilmente con l’evoluzione della pandemia, sarà cruciale per la ripresa dell’industria del turismo».

«Difficile dire quando sarà realmente pronto e disponibile per tutti gli stati, anche i tempi tecnici per finirlo entro l’estate ci sono» spiega D’Ancona. «L’uniformità è una sfida, ma l’importante è che sia chiaro quale sia lo stato vaccinale di ognuno anche se i vaccini sono diversi. Ma non è detto che ogni stato faccia lo stesso uso del passaporto vaccinale».

Vale anche la singola dose?

Il Green Pass sarà valido con una sola dose, come potrebbe accadere a breve in Italia e come già fatto nel Regno Unito? «Non è la validità del passaporto a essere messa in discussione, ma quali benefici esso possa permettere considerando che la protezione di una dose non è ottimale se confrontata con il ciclo completo. È ancora prematuro parlare in termini di dosi. Dovremmo persino parlare di durata della vaccinazione stessa. Sappiamo ancora poco persino su questo. Si ipotizza un anno di protezione, ma lo vedremo» spiega D’Ancona.

E chi non può o non vuole vaccinarsi?

Il pass, però, esclude alcune persone: chi non vuole vaccinarsi per scelta, ma anche chi non può a causa di alcune patologie, come gli immunodepressi, oppure le donne in gravidanza o i minorenni. «Come affermato da rappresentanti della EU, non si deve vedere come una discriminazione di chi non è vaccinato, ma come un facilitare le procedure (e gli spostamenti) progressivamente per tutti e in linea con la situazione epidemiologica. Con il passare del tempo, le vaccinazioni saranno disponibili praticamente quasi per tutti. Ma ci vorrà tempo. Per ora l’obiettivo della vaccinazione è ridurre letalità, ospedalizzazioni, la circolazione del virus e garantire i servizi essenziali» chiarisce D’Ancona. 

Vantaggi e limiti del passaporto vaccinale

«Avere un passaporto vaccinale (o meglio un certificato vaccinale) europeo darebbe l’opportunità di avere un documento leggibile da tutti gli stati per quando sarà presa una decisione di introdurre minori restrizioni, facilitare i viaggi internazionali o comunque procedure diverse tra chi è vaccinato e chi non lo è. Mettere a punto ora un passaporto vaccinale Europeo è un investimento per il futuro. Tra l’altro la Ue sta lavorando a un certificato vaccinale europeo anche per tutte le altre vaccinazioni» spiega l’epidemiologo dell’ISS. «Inoltre, c’è il pericolo che i Green pass diano troppa sicurezza. I vaccini proteggono, ma non è ancora chiaro quanto interrompano la trasmissione del virus, né quanto duri l’immunità, né se garantiscono una protezione completa da tutte le varianti. Per esempio, nonostante la vaccinazione di massa proceda senza intoppi, nel Regno Unito si va a caccia dei diffusori della temutissima variante brasiliana. Anche la durata dell’immunità delle persone guarite dal Covid-19 è ancora oggetto di studio».

Chi è Manon Aubry, l’eurodeputata contro le case farmaceutiche

VEDI ANCHE

Chi è Manon Aubry, l’eurodeputata contro le case farmaceutiche

Riproduzione riservata