Bambini scuola covid

Scuola: meno quarantene, più tamponi

Il ministro dell’Istruzione Bianchi anticipa una modifica delle norme per evitare il ricorso alla Dad al primo caso di studente positivo

Il documento c’è già e ha l’obiettivo di scongiurare il ritorno alla Dad, la didattica a distanza, nel caso in cui uno studente o una studentessa risulti positivo. Prevede un cambio delle norme attuali grazie al ricorso ai tamponi. Non solo. Come anticipato dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, l’intenzione è andare «verso un contenimento della quarantena per chi è vaccinato», dunque una ulteriore riduzione dei giorni di isolamento previsti per gli immunizzati, che oggi sono 7 e che potrebbero scendere a 5.

In caso di studente positivo, tampone per i compagni

La novità principale riguarda lo stop alla quarantena di classe in caso un compagno o una compagna risultino positivo al coronavirus. L’idea, contenuta nel documento ufficiale del ministero della Salute, dell’Istruzione e dell’Istituto superiore di sanità, è di far scattare la sospensione delle lezioni in presenza solo dopo tre casi di positività in classe, per ragazzi sopra i 12 anni.

In caso di contagio, dunque, prima scatterebbe il tampone per tutti gli studenti.

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Tampone da ripetere dopo 5 giorni

Se passerà la modifica, dunque, nessuno rimarrà a casa in Dad a meno che non risulti a sua volta positivo. Quindi, se tutti i ragazzi fossero negativi si proseguirebbero regolarmente le lezioni in classe e si procederebbe con un secondo tampone dopo 5 giorni. Se dovesse risultare qualche altro positivo, allora gli alunni non vaccinati dovrebbero andare in Dad, mentre quelli vaccinati potranno restare in classe.
Solo se si trovassero tre positivi in classe, allora scatterebbe la quarantena per tutti, ma con durate differenti a seconda delle immunizzazioni: di 10 giorni per i non vaccinati e di 7 per i vaccinati, esattamente come previsto finora. Naturalmente rimarrebbe anche l’attuale possibilità di quarantena a 14 giorni per i non vaccinati che non si vogliano sottoporre a tampone o a 21 giorni, in caso il tampone precedente risulti positivo (o se si fosse in presenza di variante Beta, la ex sudafricana, perché ritenuta particolarmente contagiosa).
Le nuove norme dovrebbero valere per tutti gli over 12, mentre per i più piccoli la quarantena scatterebbe per tutti dopo due casi positivi in classe, invece che tre. Nelle scuole dell’infanzia e nei nidi, invece, la sospensione delle attività in presenza entrerebbe in vigore immediatamente.

I sindacati temono più contagi

La soluzione potrebbe comunque trovare l’opposizione di alcuni sindacati: segretaria dello Snal, Elvira Serafini, teme che «quarantene troppo ridotte» possano alimentare una «trasmissione troppo veloci del virus». Critica anche l’Anief con il vicepresidente Gian Mauro Nonnis: «Non siamo d’accordo con questa revisione della quarantena, è un rischio non compensato da altri protocolli di sicurezza. Avevamo chiesto uno screening di tutta la popolazione scolastica, l’attivazione di un tracciamento efficace e il distanziamento obbligatorio, che non sono stati previsti dal protocollo di sicurezza, che infatti non abbiamo sottoscritto».

Cosa ne pensano i presidi

A chiedere da giorni indicazioni uniformi per ridurre i tempi della quarantena erano stati, invece, i presidi: «Indubbiamente la nuova modalità potrebbe rappresentare un significativo argine all'attivazione della didattica da remoto» spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP). D'accordo il responsabile ANP di Roma, Mario Rusconi: «Questo è un provvedimento positivo sia per noi che per gli insegnanti, perché la quarantena di classe per uno studente positivo rappresenta un danno formativo importante. Prima era necessario perché non si era vaccinati, ma ora che si è superato l’80% della popolazione vaccinabile immunizzata si possono rivedere certe misure restrittive, a beneficio dei ragazzi e delle famigli. La Dad era una ciambella di salvataggio quando la nave stava affondando, ma ora non si può continuare a ricorrervi». Per i presidi, però, c'è un problema di uniformità sul territorio.

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Servono regole comuni tra le Asl e tra Regioni

A invocare criteri univoci erano stati nei giorni scorsi anche i presidenti di Regione, che mercoledì dovranno pronunciarsi le modifiche alle quarantene. «Fin quando non saranno operative le nuove indicazioni sulle quarantene, resta la criticità rappresentata dalla difformità di prassi riscontrata nei vari territori sui destinatari della disposizione di quarantena e e sulla tempistica di quest'ultima» spiega Giannelli. «E’ indispensabile un coordinamento tra ministero dell’Istruzione, della Salute e assessorati alla sanità regionali, insieme alle Asl – gli fa eco Rusconi – Oggi, ad esempio, capita che la Asl RM1 dia indicazioni differenti sulla quarantena rispetto alla RM2, e questo crea enormi problemi».

Il nodo privacy

Un altro aspetto riguarda poi la privacy: «Fortunatamente nel decreto appena approvato dal consiglio dei Ministri si supera la questione privacy, che finora impediva a dirigenti e insegnanti di acquisire informazioni sulla vaccinazione degli studenti. Questo di fatto impediva, per esempio, di programmare uscite sul territorio per eventi, musei o altro, dove è richiesto il Green Pass, perché non era possibile chiedere se i ragazzi fossero vaccinati o meno» spiega il responsabile dei presidi di Roma. «Tra l’altro questo è incongruente rispetto al fatto che le scuole chiedono, in base alla legge Lorenzin, il certificato vaccinale per il morbillo o il trivalente».

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